Non fatevi trarre in inganno dalla consueta leggerezza stralunata del cinema di Samuel Benchetrit. Si tratta di un autore politico, anche nel caso di una commedia musicale, come in fondo potrebbe essere definita Cette musique ne joue pour personne, accolta giustamente da convinti applausi nella nuova sezione Cannes Premiere del Festival di Cannes, e in uscita prossimamente da noi per I Wonder Pictures.
Benchetrit è sempre dalla parte delle marginalità, geografiche come umane, lontano dalle metropoli, intorno a quelle rotonde nel nulla, fra centri commerciali malandati e casette a schiera che danno l’illusione di benessere alla provincia del nord più povero della Francia. È un mondo di club di poesia rimediati, gangster rigorosamente con camicie a maniche corte, che leggono poema in alessandrini, dopo aver riempito di botte un rivale. Ma è anche il mondo in cui si ha il coraggio di mettere in scena una commedia musicale (avete capito bene) su Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, due icone intoccabili dell’identità culturale francese. Non solo, il consueto, ineffabile e straordinario Gustave Kervern prende a mazzate, e fa esplodere su mine della Seconda guerra mondiale, ogni Sartre che si propone per lo spettacolo, visto che vuole essere lui a conquistare il ruolo, oltre al cuore di Simone, ovvero Vanessa Paradis.

Benchetrit prosegue il suo racconto delle periferie, con la consueta banda, con qualche aggiunta, di splendidi caratteristi di gran lusso, con un fuoriclasse che emerge, maschera malinconica esilarante, il già citato e sempre da applauso Gustave Kervern. Un uomo capace di essere credibile con un ascia nel portabagagli della macchina, ma anche sul palco di una commedia musicale romantica. Insieme a lui il boss locale, François Damiens, la moglie da troppi anni, Valeria Bruni Tedeschi, e i due scagnozzi che fanno per lui il lavoro sporco, Bouli Lanners e Joeystarr.
L’ironia di Cette musique ne joue pour personne è spiazzante, costruita su silenzi e accumulo di tensione. Molte cose accadono fuori campo, e ne gustiamo l’effetto sui volti segnati della banda. Ma al di là della storia surreale, a tratti irresistibile come nel caso di un inserto con Vincent Macaigne, colpisce l’apologo dell’amicizia, che raggiunge momenti di tenerezza inattesa, come accade fra amici che condividono tutto al punto da essere una vera famiglia allargata. Una cittadina portuale fa da sfondo alla storia, in cui si aggirano monadi isolate, abituate alla violenza. In questo contesto desertico improvvisamente irrompe l’arte, sotto forma di poesia e teatro. Benchetrit ci diverte portando avanti però una rivendicazione rivoluzionaria: l’arte è per tutte le classi sociali, basta declinarla nella maniera più adatta. Perché un criminale da strapazzo non può scrivere poesie d’amore? Perché un killer non può innamorarsi del teatro musicale, oltre che della protagonista?
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