giovedì 18 giugno 2026

Geena Davis pensa che questo fllm sia migliore di Thelma & Louise, vuole un sequel

Con una certa autoironia, ai microfoni di Deadline, Geena Davis si dichiara colpevole: sicuramente Thelma & Louise è stato uno dei suoi film che ha lasciato di più il segno nell'immaginario collettivo, ma se dovesse dire qual è il preferito della sua carriera, è d'accordo con Samuel L. Jackson, che nel 1996 interpretò con lei Spy di Renny Harlin (all'epoca suo marito). E certo che sì, le piacerebbe davvero realizzarne un sequel, anche perché il suo finale fu modificato appositamente per evocarlo... Leggi anche Beetlejuice 2, Geena Davis: "Perché non sono nel sequel? Per Barbara è passato solo un minuto!"

Spy, Geena Davis sogna un sequel insieme a Samuel L. Jackson

Spy (1996), titolo originale "The Long Kiss Goodbye", era scritto addirittura da Shane Black (Arma Letale, Kiss Kiss Bang Bang) e diretto dall'esperto di azione Renny Harlin: raccontava di Samantha (Geena Davis), un'insegnante che conduce una vita tranquilla, anche se la sua memoria arriva fino agli otto anni precedenti. Prima c'è solo il vuoto, sul quale sta indagando l'investigatore privato Mitch (Samuel L. Jackson), incaricato da lei stessa. Quando viene coinvolta in un incidente d'auto, il trauma riattiva la sua vera identità: la donna ha capacità di combattimento e sopravvivenza sconcertanti, tanto che si difende d'istinto anche da un uomo misterioso che si presenta per eliminarla. Tra azione, thriller e umorismo nero, Spy all'uscita fu piuttosto amato, anche se al boxoffice mondiale non riuscì a raggiungere i 90 milioni di dollari, per 65 di costo, risultando un flop (fonte Boxofficemojo). Per questa ragione temiamo che i sogni di Davis per un sequel non saranno esauditi mai, ma chissà: con la nostalgia tutto è possibile. Geena è d'accordo con Jackson, che lo considera il suo film preferito: "Anche per me è lo stesso! Dovrei dire che il mio preferito è Thelma & Louise, perché quel film è insostituibile, ma devo ammettere che mi divertii troppo con Sam e ho sempre sperato che avremmo fatto un sequel! A dirla tutta, la gente magari non lo sa, ma cambiammo il finale in modo tale che il personaggio di Samuel sopravvivesse. Nella prima versione del copione moriva, e tutti noi: no, no, no, no. Ci serve per il sequel, se ci sarà! Ma chissà, forse si può ancora fare. Non siamo troppo vecchi! [Geena ha 70 anni, Jackson 77, ndr]"



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mercoledì 17 giugno 2026

Ecco alcuni film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

L’arrivo nelle sale italiane di Fuze - Conto alla rovescia, diretto dal talentuoso David Mackenzie (Il ribelle -Starred Up, Hell or High Water) riporta sul grande schermo l’attore Aaron Taylor-Johnson, a cui vogliamo dedicare i nostri cinque film in streaming del giorno. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Aaron Taylor-Johnson, protagonista di Fuze - Conto alla rovescia

  • Kick-Ass
  • Le belve
  • Outlaw King - Il re fuorilegge
  • Bullet Train
  • Nosferatu 

Kick-Ass (2010)

A lanciare la carriera di Aaron Taylor-Johnson ci pensa uno dei cinecomic più folli e iconoclasti dei nostri tempi, diretto da Matthew Vaughn che assolutamente non ne edulcora la portata sovversiva e ambigua. Kick-Ass è un universo popolato da vigilanti strampalati e violentissimi, criminali sanguinosi, violenza anche gratuita che talvolta sfocia nella tortura. Nicolas Cage, Chloe Moretz, Mark Strong, Evan Peters compongono un cast che insieme a Taylor-Johnson si presta al gioco in maniera sentita e spumeggiante. Il risultato finale è bizzarro, a tratti respingente, ma di certo non passa inosservato. Il sequel è di minore impatto. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.

Le belve (2012)

L'adattamento del romanzo di Don Winslow diretto dal grande Oliver Stone mette Aaron Taylor-Johnson in condizione di recitare non soltanto con i due coprotagonisti Taylor Kitsch e Blake Lively, ma con altri attori di razza come Benicio Del Toro, Salma Hayek, John Travolta, Uma Thurman. Le belve è un film mainstream che sa come intrattenere soprattutto grazie al ritmo indiavolato e all’azione adrenalinica. Certo, non siamo ai livelli del grande cinema di Stone, ma alcuni momenti sono senza dubbio riusciti. E poi la presenza scenica dei tre giovani protagonisti è innegabile. Spigliato, iperbolico e divertente. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, NOW.

Outlaw King - Il re fuorilegge (2018)

Prima collaborazione con David Mackenzie per un film robusto, epico, che possiede la giusta carica adrenalinica e la messa in scena appropriata per questo tipo di storie. Outlaw King - Il re fuorilegge vede un Chris Pine in una interpretazione di statura e un gruppo di caratteristi a supporto capaci di costruire atmosfere tese e momenti di ottimo cinema d’avventura e azione. Film solido, ben gestito nei tempi di racconto e nella delineazione della storia e dei personaggi. Taylor-Johnson vi partecipa con l’energia e il carisma che gli appartengono, creando una “spalla” notevole al degno protagonista. Da vedere con piacere. Disponibile su Netflix.

Bullet Train (2022)

David Leitch mette in scena un action scatenato, alla sua maniera, con un'ambientazione unica  e hi-tech che funziona davvero bene. Brad Pitt è al centro di Bullet Train, film ad altissima velocità narrativa che vede nel cast oltre a uno spiritioso Taylor-Johnson anche Zazie Beets, Joey King, Michael Shannon, Brian Tyree Henry e molti altri. Intrattenimento di lusso, ipercinetico e brioso, leggero e violento come vuole il cinema odierno. Non mancano momenti di tensione e divertimento scatenato, nel complesso un’operazione che funziona e va presa per quello che è, ovvero estremizzazione dei canoni dello show business contemporaneo, soprattutto per quanto riguarda i tempi della narrazione. Impazzito. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Infinity +, Apple Itunes, TIMVIsion, Amazon Prime Video, NOW.

Nosferatu (2024)

Se soltanto Robert Eggers si ricordasse di dirigere anche gli attori oltre che mettere in scena i suoi film! esteticamente questo Nosferatu è davvero impressionante, un lavoro sulle luci, ombre, ambientazioni, costumi e trucco di primissimo ordine. E non a caso sono arrivate infatti moltissime nomination all’Oscar in categorie tecniche, ben quattro. Il cast di attori che comprende Bill Skarsgard, Lily Rose Depp, Emma Corrin, Willem Dafoe, Nicholas Hoult è incredibilmente sopra le righe, Taylor-Johnson alla fine risulta il più preciso. Enorme successo di pubblico e critica per una versione notevolissima a livello estetico, talvolta irritante nella gestazione dei toni. Nel complesso un Nosferatu che non lascia comunque indifferenti. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes.



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Sean Penn, un poliziotto e il 6 gennaio (non quello della Befana, ma dell'assalto al Campidoglio)

Sean Penn, che se ne frega dei divieti e degli integralismi e che fuma al tavolo durante la serata di premiazione dei Golden Globe.
Sean Penn, che non va a ritirare l'Oscar come miglior attore non protagonista vinto per Una battaglia dopo l'altra perché sta in Ucraina e che dice che la statuetta la fonderebbe per ricavarne pallottole da dare a Zelensky.
Sean Penn, che dichiara che lui i selfie no, nemmeno se lo chiede l'ottuagenaria sopravvissuta alla Shoah con nipote disabile al seguito.
Sean Penn, ultimo ribelle, forse un po' un poser per alcuni, ma punta di diamante alla lotta contro l'ipocrisia del contemporaneo per tanti altri, ha annunciato un nuovo film da regista, e il tema è assolutamente in linea con il suo personaggio, i suoi interessi e la sua dimensione politica.
Ancora senza titolo, il film ripercorrerà infatti uno degli eventi più infami nella storia della democrazia statunitense e occidentale in senso ampio, ovvero l'assalto al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio del 2021 da parte di gruppi insurrezionalisti tutti appartenenti alla galassia della nuova estrema destra americana, dal movimento MAGA (la scintilla per l'insurrezione fu infatti la sconfitta elettorale di Donald Trump contro Joe Biden) al Tea Party passando per quelli di QAnon, nazionalisti e suprmatisti bianchi di varia estrazione e milizie assortite.

Il film - che Penn ha anche scritto - sarà raccontato dal punto di vista di un agente di polizia coinvolto durante l'assalto, e dovrebbe concentrarsi su di questo personaggio, ispirato a un non meglio specificato agente realmente presente sul posto all'epoca. Se tutti indicano un interesse di e per Bradley Cooper come interprete di quel personaggio, meno chiaro sembra essere quanto le dichiarazioni ufficiali riguardo al film essere su "un'inaspettata storia d'amicizia" e suo il concentrarsi sulla vita del protagonista prima del 6 gennaio, siano tattiche rispetto al vero cuore tematico del film.
Sappiamo comunque benissimo quanto forti e radicate siano le convinzioni politiche di Penn, che fu visto prendere parte alle udienze pubbliche nel corso delle quali un comitato del Congresso investigò sui i fatti del 6 gennaio, che sembrerebbe alquanto strano Penn scelta di tenere semplicemente sullo sfondo. In quell'occasione, peraltro, Penn fu visto parlare con Michael Fanone, un agente della polizia di Washington che fu malmenato e rimase ferito il giorno dell'assalto, e che aveva un background da trumpiano ma anche un'amicizia con una sex worker nera e trans di nome Leslie.
Da notare anche che il film è targato Warner Bros., che sembrerebbe sul punto essere acquistata dalla Paramount di David Ellison, la cui famiglia è notoriamente vicina all'attuale Presidente degli Stati Uniti.



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martedì 16 giugno 2026

In ricordo di Jean-Louis Trintignant: 5 film in streaming per celebrare l'attore comparso 4 anni fa

Il 17 giugno 2022 moriva all’età di 91 anni il grande attore francese Jean-Louis Trintignant. Legato in maniera indelebile anche alla storia del cinema italiano - grazie in primis a Il sorpasso (1962) di Dino Risi, incredibilmente non disponibile in streaming sulle piattaforme nostrane - Trintignant si è distinto per l’eleganza del suo stile di recitazione e per la capacità naturale di dare spessore a personaggi comunisti. Qui sotto potete trovare cinque dei suoi più famosi film in streaming, con cui vogliamo rendergli un commosso omaggio. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati dall indimenticato Jean-Louis Trintignant

  • Un uomo, una donna
  • Il conformista
  • Il deserto dei Tartari
  • Tre colori - Film Rosso 
  • Amour

Un uomo, una donna (1966)

Insieme ad Anouk Aimée, Trintignant forma una coppia destinata a entrare nella storia del cinema romantico e drammatico. Claude Lelouch dirige Un uomo, una donna con una precisione encomiabile, attentissima alla vita interiore dei due personaggi principali. Il film trionfa a Cannes e ottiene due premi Oscar, per la sceneggiatura originale e per il miglior film straniero. Arrivano anche le nomination per il migliore regista e l’attrice protagonista. Trionfo del cinema francese popolare ma comunque capace di possedere un’impronta precisa e personale. Prima grande conferma a livello internazionale per Trintignant.  Disponibile su Amazon Prime Video.

Il conformista (1970)

Diretto da un Bernardo Bertolucci in stato di grazia, il quale a sua volta adatta magnificamente il testo letterario di Alberto Moravia, Trintignant offre al cineasta italiano una delle performance più ambigue e potenti della sua carriera. Il conformista si avvale anche della bravura sempre fulgida di Stefania Sandrelli, della presenza scenica di Gastone Moschin, dell’eleganza altolocata di Dominique Sanda. Nomination all’Oscar per il miglior adattamento, prima per il cineasta. Film che racconta di un’Italia divisa, raggelata dall’orrore del regime, corrotta e sconfortata. Grandissima messa in scena, piena di simbolismi e rimandi artistici. Geniale e malinconico. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Il deserto dei Tartari (1976)

Per l’adattamento dei bellissimo libro di Dino Buzzati, Valerio Zurlini assembla uno dei cast più incredibili della storia del cinema italiano: Jacques Perrin, Vittorio Gassman, Fernando Rey, Philippe Noiret, Max von Sydow, Laurent Terzieff e molti altri. E ovviamente Trintignant, che partecipa a Il deserto dei Tartari con una parte breve ma estremamente significativa. Vincitore del David di Donatello per il film e la regia, uno dei film maggiormente significativi in un decennio caratterizzato da enormi terremoti nella nostra industria cinematografica. Film di valore artistico e simbolico difficilmente categorizzabile. Complesso e ancora oggi affascinante come pochi altri film del nostro Paese. Disponibile su CHILI.

Tre colori - Film Rosso (1994)

Nel chiudere la trilogia dei colori, il grande e indimenticato autore polacco Krzysztof Kieślowski regala a Trintignant e Irène Jacob due ruoli che li proiettano indelebilmente nella storia del cinema. Tre colori - Film Rosso è un dramma stilizzato da una messa in scena incredibile, che traspone in immagini e colori lo stato interiore dei personaggi. Duetti di una potenza emotiva indescrivibile, messa in scena in cui la semplicità si sposa con la visione come è impossibile descrivere. Candidature all’Oscar per la regia, la sceneggiatura e la fotografia. quando il cinema diventa poesia, studio dell’animo umano sussurrato e vibrante. Film che ha scandito un’epoca di cinema europeo come pochissimi altri. Per noi la miglior prova della carriera di Trintignant. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Amour (2012)

Diretto da un Michale Haneke maggiormente diretto verso lo studio di relazioni umane maggiormente "funzionali", Trintignant ci regala l’ennesima prova maestosa accanto a una indimenticabile Emmanuelle Riva. Nel cast anche la “musa” Isabelle Huppert. Amour è questa volta un film caloroso, geometrico ma vibrante, dove il distacco tra occhio dell’autore e personaggi è minimo. E infatti arriva dritto al cuore oltre che alla mente. Palma d’Oro a Cannes, Oscar per il miglior film internazionale, candidature per film, regia, sceneggiatura originale e attrice protagonista. Anche Trintignant un riconoscimento, se non altro per la gloriosa carriera, l’avrebbe meritato. Poco importa, questo attore ha creato cinema che non si può dimenticare. Eterno. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Amazon Prime Video.



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La Sobrietà: intervista a Eva Basteiro-Bertolì, sensuale e manipolatoria actor coach nel mockumentary di Carlo Fenizi

Fra i titoli di Prime Video c’è un mockumentary che ha dalla sua l’originalità, una grande ironia e un ottimo cast, a cominciare dalla protagonista femminile Eva Basteiro Bertolí e dal protagonista maschile Michele Venitucci. Diretto da Carlo Fenizi, La Sobrietà ricostruisce, attraverso testimonianze ovviamente fittizie, la vita di una celeberrima actor coach di nome Kimba che ha aiutato e formato diverse attrici. Dotata di grande intelligenza e intraprendenza, Kimba ha un metodo tutto suo. Nel film un regista e uno sceneggiatore tentano di smascherare la donna, che manipola spudoratamente persone fragili e in cerca di punti fermi e che arriva dalla Spagna.

Ne La Sobrietà, che tutto è tranne un film dallo stile sobrio, ci sono altri personaggi strambi e grotteschi, a cominciare da una suora con il volto di Amanda Lear. I generi si mescolano – a cominciare dal noir e dalla commedia nera – e il surreale prevale sul realismo. Dello stile del finto documentario e dei temi che affronta abbiamo avuto modo di parlare con Eva Basteiro Bertolí, che è anche musicista, storica e archeologa. Nella sua carriera si è divisa fra cinema, arte e tv, anche se è al primo che accorda la sua preferenza, come lei stessa ci ha subito raccontato:"Ho sempre amato il cinema. A 17 anni sono andata a studiare negli Stati Uniti ed è cominciata allora la mia passione per il mestiere dell'attore. Quando poi sono tornata a Barcellona, ho frequentato per quattro anni una scuola di recitazione. Del mondo del cinema mi piacevano le dinamiche interne, quindi stare sul set, parlare con il direttore della fotografia, eccetera. Ero molto attratta anche dalla musica e quindi dalle colonne sonore. Ci sono stati periodi in cui ho lavorato e fasi in cui mi sono fermata: il nostro lavoro funziona così, del resto, però l’amore per il cinema è sempre rimasto".

Il tuo personaggio è favoloso. Immagino ti sia piaciuto molto interpretarlo...

Mi sono divertita molto. In più, Carlo Fenizi ed io abbiamo un modo molto simile di accostarci a un film, lui come regista e io come attrice. Siamo un po’ "guerrilla-style", anzi, come spesso mi dicono gli amici, punk a bestia. Anche se ho studiato, ho un approccio molto viscerale al mio lavoro. Inoltre ho un vantaggio, perché ho tantissima memoria, il che nella vita vera non sempre è un bene, perché le persone non si ricordano più di avermi raccontato una storia e me la raccontano di nuovo, e io capisco se e quando si inventano delle cose perché ricordo perfettamente ciò che mi avevano detto in precedenza. Avendo una memoria incredibile, posso studiare un testo anche all'ultimo momento, perché, soprattutto se è scritto bene, impiego un attimo a imparare le battute.

Hai qualcosa in comune con Kimba?

Kimba è un personaggio che non si avvicina molto a me, anche perché io non sono una manipolatrice, però ha la mia impulsività iberica, quindi, avvicinandolo, non mi sono chiesta: ma prima, ma dopo, ma cosa sente o non sente? Ho incontrato Carlo e insieme abbiamo subito capito quale dovesse essere la chiave, e quindi abbiamo fatto pochissimi ciak.

Cosa pensi del genere mockumentary?

Sono felicissima di aver fatto La Sobrietà perché amo molto il mockumentary, da This is Spinal Tap alla serie folle What We See in the Shadows di Taika Waititi con i suoi finti vampiri. È proprio il concetto di mockumentary che mi affascina per la sua continua oscillazione tra verità e finzione, anche perché io sono un po’ barocca, nel senso che amo l’estetica barocca e i film barocchi, che non significa pieni di parole o con una trama arzigogolata, ma caratterizzati da un modo di girare e da personaggi surreali, che poi è una cosa molto spagnola. E infatti mi vengono subito in mente Luis Buñuel e Pedro Almodovàr, ma anche Javier Calvo e Javier Ambrossi, che al Festival di Cannes hanno vinto il premio per la Regia con La bola negra. La mia ossessione cinematografica è il muto e il mio regista preferito Erich Von Stroheim, che era senza ombra di dubbio barocco, con quella sua potentissima iconografia religiosa fortemente dissacratoria.

Conosci attori e attrici che si affidano a dei coach some Kimba?

Sì, ho conosciuto e conosco attori e attrici che non solo si affidano a questi guru, ma passano la vita a fare workshop di ogni genere, però ognuno ha il suo metodo. A me non servono, perché penso che la cosa più importante sia l'esperienza. quindi va benissimo il workshop, va benissimo studiare, ma è fondamentale "fare". Se non ti chiamano, chiama tu, fai un corto, fai teatro, fai quello che vuoi, però ci devi essere, e poi bisogna conoscersi. Resto sempre molto affascinata dalle sette e dalle loro manipolazioni, essendo una persona un po' cinica, quindi mi incuriosisce vedere come la gente resti intrappolata in certi meccanismi, che sono i meccanismi di Kimba, e per questo mi è piaciuto tantissimo il personaggio. Mi ha riportato con la memoria agli anni di studio e ad alcuni insegnanti che ci chiedevano ad esempio di prenderci per mano e raccontarci i nostri traumi infantili. Di personaggi come Kimba ne esistono tanti e, per colpa dei social, hanno moltissima gente che li segue, e io continuo a chiedermi perché. D'accordo, usano un certo tipo di linguaggio, una demagogia, però in alcuni casi mi sembra di vedere i fili del burattinaio che li fa muovere, e mi chiedo come facciano a credere a tutto ciò che sentono. Tutti abbiamo bisogno di maestri, tutti ne abbiamo avuti, però adesso c’è una proliferazione esagerata di ciarlatani.

Nel film la produttrice impersonata da Carmen Russo dice che in Italia si fanno film tutti uguali e che vanno per la maggiore le storie di riscatto sociale, di periferie, di criminalità organizzata, di rappresentanti eroici delle forze dell'ordine. Sei d'accordo?

Sono d'accordo con il personaggio di Carmen Russo. Vengo dalla Spagna, dove il cinema si prende dei rischi. È vero che abbiamo anche tutto il mercato centro-americano e sudamericano, però trovo che la forza dei nostri film sia proprio la tendenza a rischiare, o osare, quindi non ha senso in Italia fare sempre gli stessi film. Ammetto che è successo anche in Spagna, dove per un certo periodo si giravano film solo sulla Guerra Civile. Da archeologa e storica, credo che il passato sia importante, però penso che ci siamo un po’ seduti su determinati argomenti. Se vuoi fare un film d'autore, devono esserci sempre disgrazie e problemi sociali, come se la bellezza e l'eleganza fossero appannaggio di opere più superficiali. Paolo Sorrentino fa film eleganti, ma lui è un regista affermato. Se sei un regista emergente, ti chiedono la storia di riscatto sociale possibilmente ambientata in periferia. In Italia manca la sperimentazione e non ci fidiamo del pubblico. Va bene capire cosa possa piacere al pubblico, ma è meglio lasciarlo un po’ spiazzato, perché a volte ti sorprende. La Sobrietà è un film indipendente, e quindi Carlo Fenizi si è mosso in totale libertà. Se dietro ci fosse stata una grossa casa di produzione, avrebbe avuto tanti tagli e tanti paletti, perché certa gente è convinta di conoscere i gusti del pubblico. E a questo proposito sono convinta che il livello culturale si sia abbassato profondamente. e non parlo solo dell’Italia ma in generale. È pure vero che se produci contenuti intelligenti, la gente si interessa. 30 anni fa non c’erano tante reti televisive e per vedere certi film bisognava andare al cinema. In tv c'erano cose incredibili, ad esempio in Spagna, verso la fine degli anni Ottanta, andava per la maggiore una trasmissione per i bambini dove si parlava di Alexandre Dumas. Era super divertente. C'erano dei grossi pupazzi e la musica dal vivo. I bambini impazzivano per quel programma, quindi perché non proviamo a lasciarci sorprendere? Gli spettatori li devi sfidare, altrimenti sarà sempre peggio.

Hai un tuo metodo di recitazione?

Ovviamente leggo la sceneggiatura ed è inevitabile che nella mia mente si formino delle immagini, e quindi una prima idea del personaggio. Poi bisogna confrontarsi con il regista, perché puoi anche avere in testa un'immagine ma il regista ti dice: "Assolutamente no". Quando mi avvicino a un personaggio, mi piace immaginare una piccola cosa che è molto lontana da me: un gesto, un modo di toccarsi i capelli, insomma qualcosa che io non farei mai e che crea una distanza tra me e il ruolo e mi fa dire: "Adesso sono un personaggio". Nel caso di Kimba, ho tentato di parlare con un tono un po’ più grave, in maniera lenta e suadente, quasi sussurrata. Era una specie di trigger che mi faceva diventare Kimba.

Recitare ha reso la tua vita migliore?

Non ho mai usato la recitazione come uno strumento terapeutico, come una seduta psicoanalitica per scacciare i mostri. Non l’ho mai vissuta così perché tira fuori la mia parte più estroversa. D'accordo, recitare significa vivere altre vite, ma io non dimentico mai che si tratta di finzione. Ti puoi anche lasciare andare, soprattutto facendo teatro, ma io ho un grillo parlante che mi dice che è una recita. Cito spesso, a questo proposito, Laurence Olivier. Quando girò Il maratoneta con Dustin Hoffmann, disse al suo compagno di lavoro: "Perché non provi semplicemente a recitare?" Sono due maniere di lavorare diverse, ma entrambe valide. Io sono un po’ come Laurence Olivier, e quando sono su un set, forse proprio per merito del grillo parlante, non perdo mai il contatto con la realtà che mi circonda.



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A Man Fell: arriva il 20 giugno su RaiPlay il docufilm sulla condizione dei rifugiati palestinesi in Libano

Dal 20 giugno sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay il documentario A Man Fell che porta lo spettatore nel cuore dell'ex Gaza Hospital di Sabra, a Beirut, edificio diventato emblema della condizione palestinese in Libano.
Il progetto è diretto da Giovanni C. Lorusso e da lui prodotto insieme a Yasser Kamal Al Ali, Salvatore Lizzio e Vanessa Zerda Rueda per REVOK con il sostegno dell'Atelier Milano Film Network e il patrocinio di Amnesty International Italia. Presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia del 2024, il docufilm è un'opera che trasforma una vicenda locale in una meditazione universale sulla dignità, sul senso di appartenenza e sulla forza di chi resiste ai margini.

A Man Fell: trama del documentario

Protagonista è Arafat, undici anni, che abita e attraversa ogni giorno i corridoi segnati dal tempo degli undici piani del Gaza Building. È attraverso il suo sguardo di bambino, curioso e inventivo, che il film introduce il pubblico in un microcosmo sospeso tra realtà vissuta e immaginario collettivo. La storia di un uomo caduto dal quarto piano diventa il pretesto narrativo attorno a cui si intrecciano memorie, timori e speranze dell'intera comunità che vi abita.
Sullo sfondo, il quartiere di Sabra porta ancora i segni del massacro del 1982, e le centinaia di famiglie palestinesi che oggi trovano rifugio in quell'edificio vivono prive di cittadinanza e spesso escluse dai diritti civili e sociali fondamentali. Eppure il film sceglie deliberatamente di rinunciare a ogni registro didascalico, privilegiando l'osservazione diretta delle persone e delle relazioni quotidiane per restituire una dimensione autentica e profondamente umana dell'esilio.

A Man Fell, il regista: "Una straordinaria forma di resistenza passiva"

"Quando sono entrato per la prima volta nell'ex Gaza Hospital insieme a Yasser Al Ali, ho capito immediatamente che quel luogo custodiva molto più di una storia di emarginazione", racconta lo stesso Lorusso. "Ho scelto di lasciare che fossero gli spazi, le persone e gli incontri quotidiani a guidare il film, seguendo l'energia dell'edificio attraverso gli occhi del giovane Arafat. Il mio desiderio era restituire il ritratto di quella che considero una straordinaria forma di resistenza passiva della comunità palestinese, trasformando piccole storie individuali in una narrazione collettiva capace di parlare a tutti".

A sorreggere questa intenzione è anche una precisa ricerca formale. L'ex Gaza Hospital si staglia sullo schermo come un territorio cinematografico in bilico tra luce e buio, dove le ombre dominano e i rari squarci luminosi acquistano una valenza quasi simbolica. Le finestre dell'edificio, cardine della costruzione visiva dell'opera, diventano aperture su un mondo esterno percepito come lontano e irraggiungibile. L'intento di A Man Fell è di tenere insieme impegno civile e sperimentazione del linguaggio cinematografico, offrendo uno sguardo inedito sulla condizione palestinese attraverso ciò che le storie individuali sanno dire e che nessun dato statistico potrebbe mai restituire.
Qui sotto il trailer di A Man Fell.



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Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum punta ad Anya Taylor-Joy: chi interpreterà nella Terra di Mezzo?

La Terra di Mezzo accoglie un nuovo talento molto caro a Hollywood. Quando Il Signore degli Anelli tornerà al cinema con Caccia a Gollum, non potrà fare a meno del supporto di Anya Taylor-Joy.

Nota ai più come protagonista de La regina degli scacchi su Netflix, negli ultimi anni Anya Taylor-Joy ha collezionato esperienze degne di nota sul grande schermo spaziando da The Northman a The Menu, da Amsterdam a Dune – Parte Due fino a Furiosa: A Mad Max Saga e Misteri dal profondo. Ma chi interpreterà nella Terra di Mezzo? Scopriamo tutto sul ruolo assegnatole.

Anya Taylor-Joy si intrufola nella Terra di Mezzo, ma chi interpreta ne Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum?

Ad oggi il cast de Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum pullula di celebrità. Ian McKellen ed Elijah Wood sono stati entrambi confermati ancora una volta come Gandalf il Grigio e Frodo Baggings, personaggi iconici della trilogia principale diretta da Peter Jackson. Al loro fianco anche delle ben gradite novità come Jamie Dornan che interpreterà una versione più giovane di Aragorn, sostituendo Viggo Mortensen nell’impresa, e ancora Leo Woodall scelto per interpretare Halvard e Kate Winslet che interpreterà Marigol. Lee Pace invece riprenderà il ruolo di Thranduil, re degli elfi di Bosco Atro. Sorge spontaneo chiedersi chi interpreterà a questo punto Anya Taylor-Joy?

Secondo quanto riferito, l’attrice è stata scelta per il ruolo di Seren, un’elfa Sindar del Reame Boscoso, agente fidata e letale del Re Thranduil. A rendere ancor più interessante il casting di Anya Taylor-Joy è la natura inedita del suo personaggio, creato appositamente per il film e non presente nei volumi di J.R.R. Tolkien.

Inteso come un sequel de Lo Hobbit, ma un prequel spin-off della trilogia principale de Il Signore degli Anelli, Caccia a Gollum racconta di Gandalf che recluta Aragorn per rintracciare Gollum e scoprire se l’anello in possesso di Bilbo Baggings è davvero quello di Sauron. La ricerca di Gandalf su carta è durata diciassette anni, dal momento in cui percepisce la natura malvagia dell’Anello durante il 111esimo compleanno di Bilbo fino al ritorno alla Contea per avvertire Frodo del pericolo. Andy Serkis non riprenderà soltanto il ruolo di Gollum, ma si occuperà anche della regia del film.



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lunedì 15 giugno 2026

Ecco alcuni film in streaming di Ed Harris, nel Cast di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia

L’arrivo nelle sale italiane  di Ricchi…da morire - Delitti in famiglia, che vede protagonisti Glen Powell e Margaret Qualley, riporta sul grande schermo anche il grande caratterista Ed Harris. Arrivo fin dalla fine degli anni ‘70, candidato per ben quattro volte all’Oscar senza purtroppo mai vincere, l’oggi settantenne Harris ci ha regalato prove di enorme spessore e carisma alternate ad altre di incredibile sensibilità`. Ecco alcuni, e soltanto alcuni, dei suoi film in streaming che apprezziamo. Buona lettura.

Cinque film in streaming di Ed Harris, nel cast di Ricchi…da morire - Delitti in famiglia

  • Uomini veri 
  • The Abyss
  • Americani 
  • Apollo 13 
  • Pollock 

Uomini veri (1983)

Il film che mette finalmente Harris sul rada degli attori che contano è il robusto e ispirato adattamento del libro di Tom Wolfe diretto da Philip Kaufman. Storia degli aviatori che compirono i test necessari per portare poi i primi astronauti sulla luna, Uomini veri vede un cast di allora “sconosciuti” che comprende nomi di lusso come Scott Glenn, Dennis Quaid, Lance Henriksen, Sam Shepard, Veronica Cartwright. Vincitore di quattro premi Oscar, candidato per il miglior film e l’attore non protagonista (Shepard). questo è uno di quei film non molto conosciuti in italia che hanno per scritto una pagina fondamentale nel cinema americano di inizio anni ‘80. Grande cinema di intrattenimento con una visione personale. Disponibile su CHILI, Google Play, Apple Itunes.

The Abyss (1989)

Chiamato da James Cameron come coprotagonista di questo thriller fantastico ambientato in fondo agli oceani, harris risponde presente con una prova che esplicita al meglio il lato umanissimo del suo personaggio. The Abyss è interpretato anche da una bravissima Mary Elizabeth Mastrantonio, la quale si pone immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda del collega. A farla da padrone sono anche effetti speciali straordinari, che vincono giustamente l’Oscar. Il pubblico non accorre a frotte, ma si tratta davvero di uno sci-fi fondamentale per la carriera di Cameron. Il finale è magnifico e pieno di speranza. Grande cinema di potenzialità e visione. Disponibile su Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video, Disney +.

Americani (1992)

James Foley assembla un cast semplicemente incredibile per questo adattamento cinematografico del capolavoro teatrale di David Mamet. Americani infatti vede recitare con grandiosa partecipazione Al Pacino, Jack Lemmon, Kevin Spacey, Alec Baldwin, Alan Arkin, Jonathan Pryce e ovviamente Harris danno il meglio delle loro sconfinate possibilità in un film durissimo, cinico e senza speranza. Coppa Volpi a Venezia per Lemmon, nomination all’Oscar come non protagonista per Pacino, in generale un lavoro che ha confermato la grandezza degli attori che vi hanno partecipato. Teatro filmato, per carità, ma con una classe e potenza che oggi non si riesce davvero più a trovare. Ed è un gran peccato. Disponibile su Google Play, Apple Itunes, TIMVision, Amazon Prime Video.

Apollo 13 (1995)

Prima nomination all’Oscar per Harris nel ruolo del capo del gruppo di scienziati e tecnici che dalla Terra sono riusciti a riportare l’Apollo 13 a casa dopo i grandi problemi e i guasti alla navicella spaziale. Ron Howard dirige un dramma spaziale con la competenza dei grandi cineasti. Il cast è prezioso: Tom Hanks, Gary Sinise, Bill Paxton, Kevin Bacon sono gli astronauti protagonisti di una storia umana vibrante  drammatica. Film dalla portata epica, che ti regala il batticuore vero, dove partecipi per la sopravvivenza degli eroi come raramente ti capita al cinema. Candidatura all’Oscar anche per il miglior film, premi per montaggio e sonoro. Ma soprattutto un grande successo di pubblico e critica. Harris ne esce alla grande. Disponibile su Rakuten TV, CHILI, Google Play, Apple Itunes, Netflix, Amazon Prime Video, NOW.

Pollock (2000)

Chiudiamo con l’esordio dietro la macchina da presa per Ed Harris che si cuce addosso il ruolo del grande pittore astrattista. Pollock è una riflessione sull’arte ma soprattutto sull’artista che ha bisogno di essere consumato dal proprio fuoco interiore. Regia stringata e dritta al punto, prova d’attore maiuscola che arriva alla nomination come miglior protagonista. Nel cast anche una seducente Jennifer Connelly e una Marcia Gay Harden che addirittura conquista la statuetta come non protagonista. Biopic amaro e claustrofobico, che sa raccontare la vita interiore dilaniata del grande artista forse più con i silenzi che con i dialoghi, fino al tragico finale. Film “nascosto” ma prezioso, da rivedere per capire meglio sia Pollock ma soprattutto Harris. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes.



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I premi del Taormina Film Festival 2026: vincono Hear the Yellow, Greta Scarano, Good Luck, Have Fun, Don't Die

Sono stati annunciati i premi della settantaduesima edizione del Taormina Film Festival, che si conclude questa sera al Teatro Greco. La Giuria, che ha il suo presidente in Jane Campion, ha assegnato ben 4 riconoscimenti a Hear the Yellow di Banu Sivaci. Greta Scarano è la migliore interprete femminile.

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domenica 14 giugno 2026

Tribeca Film Festival 2026: ecco i migliori film presentati alla rassegna newyorkese

L’edizione appena conclusa del Tribeca Film Festival ha confermato come in questi ultimi anni la kermesse di cinema indipendente che si svolge a New York abbia trovato una sua identità nella presentazione di opere di qualità cinematografica elevata, soprattutto se paragonata a quella di qualche anno fa. Resta da vedere quanti dei titoli presenti alla rassegna riusciranno a trovare una degna collocazione nel circuito distributivo interno. Rimane comunque film fatto che alcuni di essi hanno davvero soddisfatto l’esigenza sempre più impellente di un cinema capace di raccontare storie che appartengono alla nostra quotidianità. Questo ha permesso ad esempio a una serie di attori definibili come “caratteristi” di cimentarsi con ruoli principali complessi e sfaccettati, ottenendo dei risultati meritevoli di attenzione. Senza altri indugi, ecco qui sotto (in ordine alfabetico) i film che ci hanno convinto maggiormente al Tribeca Film Festival 2026. Buona lettura.

 

I migliori film visti al Tribeca Film Festival 2026

  • Finnegan’s Foursome
  • In Memoriam
  • Kingston
  • The Long Haul
  • Mutter: The Diary of a Mother

Finnegan’s Foursome

Diventato ormai uno dei volti maggiormente conosciuti e apprezzati del panorama cinematografico indipendente americano, Edward Burns ha presentato al Tribeca Film Festival il suo ultimo film interamente ambientato nei campi di golf immersi nei fantastici scenari irlandesi. Finnegan’s Foursome è la storia di due fratelli con i rispettivi figli che decidono di giocare la loro annuale partita di gold per rendere omaggio al patriarca appena scomparso, un istruttore con la vocazione per questo sport. Come quasi sempre gli capita, Burns è stato anche questa volta capace di tirare fuori il meglio dai suoi personaggi a livello umano, costruendo buca dopo buca un feel good movie sull’importanza delle tradizioni, dei rapporti familiari e dell’amore per lo sport. Il suo è un film gentile ma non scontato, che si avvale delle performance efficaci dello stesso Burns, di Brian D'Arcy James, Erica Hernandez, Brian Muller più la partecipazione straordinaria di Ian McElhinney. Operazione riuscita, sincera e capace di farti respirare la potenza e la dolcezza dei valori affettivi. Bella conferma per l’attore/regista. 

In Memoriam

A dieci anni da The Fundamental of Caring Rob Burnett è tornato dietro la macchina da presa per raccontare la storia di Langston Stanfield, attore ormai sul viale del tramonto che scopre di avere un cancro incurabile. Vorrebbe quindi adoperare i pochi mesi che gli rimangono per sistemare i rapporti affettivi che ha trascurato negli anni, soprattutto quello con la figlia mai frequentata. In Memoriam è un film che sfrutta con sorprendente efficacia un tipo di storia già conosciuta sfruttando una sceneggiatura che possiede almeno un paio di momenti di enorme capacità emotiva e riesce sempre a mettere in bocca ai personaggi battute non scontate. Il resto lo fa un cast preciso e corposo in cui troviamo Lily Gladstone, Judy Greer, Sharon Stone, Michael McKean, Alan Ruck, la bella sorpresa Talia Ryder ma soprattutto l’enorme protagonista Marc Maron: il comico infatti interpreta se stesso per lunghi tratti del film, salvo poi dotare la figura di Langston di un’ambiguità emotiva e psicologica che sanno di verità. In Memoriam è tanto divertente quanto profondo, e speriamo ottenga il riconoscimento in sala che indubbiamente merita. 

Kingston

L’esordio alla regia di Carlos Key e Kalijah Rowe punta lo sguardo all'interno prestigioso college americano, in cui si intrecciano le storie di tre studenti alle prese con vari tipi di problemi. Kingston infatti affronta con lucidità e precisione nella definizione dei personaggi le enormi difficoltà psicologiche e sociali che gli studenti di oggi devono affrontare in un ambiente dove la pressione è enorme. Il cast di attori ancora tutti o quasi alle prime apparizioni di rilievo è senza alcun dubbio efficace. Tra loro spicca per potenza espressiva Rose Badiru, interprete che speriamo presto di vedere all’opera. Kingston si sviluppa come un lungometraggio che sa come parlare dell’attuale condizione dei college americani, quelli dove il denaro posseduto conta comunque più di ogni altra cosa. Film ben costruito a livello narrativo e sviluppato attraverso una regia che mai esagera nel rappresentare la drammaticità di alcuni eventi. Per essere un’opera prima, Kingston possiede una maturità addirittura inaspettata. 

The Long Haul

Ancora un debutto da tenere in considerazione quello di David Drake. The Long Haul mette in scena l’America delle highway interminabili, solcate da camion che sembrano non fermarsi mai. Alla guida di uno di essi c’è CJ, donna che continua ad accanirsi sul proprio lavoro quando molto probabilmente sarebbe ora di smettere. Il fatto è che soltanto al volante lei riesce a tenere a bada i fantasmi del passato e il dolore che essi portano dietro. Una Margo Martindale ancora una volta ruvida e insieme dolcissima tratteggia un personaggio a tratti anche respingente, ma che possiamo comprendere in profondità soprattutto grazie alla sua stratificata e intensa interpretazione. The Long Haul si regge quasi interamente su di lei, ma lo fa con intelligenza e coscienza precisa di quello che vuole raccontare. memorabile anche il cameo di un altro grande caratterista come Stephen Root alla fine del film. Forse non nuovo come rappresentazione e narrazione, ma di certo curato e incisivo. 

Mutter: Diary of a Mother

Tra i lungometraggi internazionali presentati al Tribeca Film Festival spicca di gran lunga questo horror di origine turca diretto da Alphan Eseli. In un paesino sperduto e poverissimo dell’entroterra, la giovane Gül partorisce un essere raccapricciante, nulla di più lontano dall’essere umano. La giovane donna, in assenza di un partner dattela a gambe appena visto il “mostro”, deve tentare di sopravvivere a ogni costo. Hazar Ergüçlü è la potente protagonista di Mutter: Diary of a Mother, dramma a sfondo sociale che adopera la cornice dell’horror in maniera molto intelligente per parlare di condizione femminile in un ambiente abusivo, castrante e che rende impossibile una via d’uscita dalla condizione disastrata in cui la protagonista si trova. Molto interessante la scelta narrativa di non connotare l’’altro” attraverso nessuna cifra negativa se non l’orrido aspetto. In questo modo Mutter: Diary of a Mother diventa un dramma ancora più ficcante e schierato. Il film forse più riuscito visto a questa edizione del Tribeca Film Festival. 



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Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum, Elijah Wood fa chiarezza sul ritorno di Frodo

Elijah Wood è stato confermato nel cast di Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum e, nonostante il suo forte entusiasmo, l’attore ha rivelato che il ruolo affidatogli è decisamente meno centrale rispetto alla precedente trilogia diretta da Peter Jackson. Ai microfoni di GamesRadar+, l’attore ha offerto nuove anticipazioni sul ritorno nella Terra di Mezzo, spiegando che Caccia a Gollum è una sorta di riunione di famiglia per alcuni personaggi e che, al tempo stesso, il suo sarà un ruolo minore. Ecco cosa aspettarsi da Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum.

Il ruolo di Frodo sarà minore ne Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum: ecco perché ha senso

Sono trascorsi 23 anni dall’ultima volta che Peter Jackson ha diretto un film de Il Signore degli Anelli (precisamente Il ritorno del re), ma il prossimo capitolo in arrivo sul grande schermo lo vedrà coinvolto come produttore: alla regia, questa volta, ci sarà Andy Serkis, che per l’occasione riprenderà anche il ruolo di Gollum, la creatura sedotta dall’Anello di Sauron e al centro delle nuove dinamiche della storia. In questo caso la storia prende vita in una fetta di tempo inserita ne Il Signore degli Anelli: La compagnia dell’anello, precisamente 17 anni dopo il compleanno di Bilbo e prima della partenza di Frodo dalla Contea per distruggere l’Anello. Nello specifico, la storia si concentrerà su ciò che è accaduto dopo che Gollum ha perso l’Anello, un evento che ha spinto la creatura ad abbandonare la sicurezza della sua caverna per ritrovarlo. Di conseguenza Gandalf e Aragorn hanno seguito le sue tracce, avviando quella che è poi nota come la caccia a Gollum.

È naturale immaginare che il coinvolgimento di Frodo sia minore rispetto ai precedenti film ed è quanto confermato da Elijah Wood: “È un po' come riunire la vecchia band con questo film. Molti membri del team creativo che hanno lavorato a Il Signore degli Anelli sono presenti anche in Caccia a Gollum. Non vedo l'ora di rivedere tutte quelle persone. È come una riunione di famiglia. Il mio ruolo è relativamente piccolo, ma sono entusiasta di tornare in Nuova Zelanda, trascorrere un po' di tempo lì e rivedere i vecchi amici”, ha rivelato a GamesRadar+.

Il ritorno di Frodo in Caccia a Gollum contribuisce a collegare questo film alla prima trilogia diretta da Peter Jackson, ma la storia raccontata prende piede prima che venisse a conoscenza dell’Unico Anello, di Gollum o di Aragorn, per cui è naturale che il suo coinvolgimento appaia ridotto in questa fase della storia. Il cast riproporrà anche Ian McKellen nuovamente nel ruolo di Gandalf, mentre Aragorn muta forma: al posto di Viggo Mortensen, il personaggio avrà le fattezze di Jamie Dornan.



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Pinocchio, il regista Enzo D'Alò al bicentenario di Carlo Collodi festeggiato a Pesaro, la nostra intervista

Per il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, domenica 14 giugno il Pesaro Film Festival Circus coinvolgerà grandi e piccini in una serata dedicata alla figura di Pinocchio. È l'occasione per guardare Pinocchio e Un burattino chiamato Pinocchio, cortometraggi di Gianluigi Toccafondo e Roberto Catani, e soprattutto il lungometraggio Pinocchio (2012) di Enzo D’Alò, con le immagini di Lorenzo Mattotti e le musiche di Lucio Dalla. A quattordici anni di distanza dal completamento del film, siamo tornati a parlarne in quest'intervista col regista, attualmente fresco di un altro omaggio (questa volta in forma letteraria) a un autore italiano amatissimo.

Pinocchio, un mito eterno... e interpretabile, secondo Enzo D'Alò

Il Pinocchio di Enzo D'Alò ottenne la nomination ufficiale come Miglior Film d’Animazione agli European Film Awards 2013, nonché quella come Miglior Film d’Animazione al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy 2013. Fu presentato in anteprima mondiale alle Giornate degli Autori 2012 a Venezia, risultando poi una delle opere più acclamate al Busan International Film Festival 2012, in una proiezione con 4.500 spettatori (!!!), evento che ricordiamo con D'Alò proprio qui in basso.

Quando avviarsti il tuo Pinocchio, ti ponesti la domanda "Perché realizzare un'altra trasposizione di Pinocchio?" E soprattutto, quale risposta ti sei dato?

Pinocchio è un libro particolare, da qualunque parte lo si prenda si trova un nuovo punto di vista, è una storia che sorprendentemente si scorpora facilmente dall'epoca in cui è stata scritta. Se ricordiamo che Pinocchio è stato scritto 150 anni fa, pensiamo a un'epoca abbastanza conservatrice come costumi, come moralità. Una serie di passaggi del libro sono completamente fuori della logica di un bambino che lo leggesse oggi. Basti pensare a come finiva originariamente la storia, con Pinocchio impiccato e con scritto "Così finiscono i bambini che non obbediscono ai genitori". Solamente la protesta vibrante dei genitori e dei lettori del giornalino su cui usciva a puntate fece sì che l'editore dovesse insistere con Collodi per fargli continuare la storia. Per portare Pinocchio alle esigenze di oggi, ho provato a immaginarmi il rapporto tra padre e figlio. Geppetto e Pinocchio sono gli unici due personaggi che crescono all'interno della storia: si riavvicinano, perché Geppetto costruisce un burattino, ma non è un figlio, vuole potergli dire tutto quello che deve fare, e invece scopre che Pinocchio ha un suo carattere indipendente, ribelle. Quell'aggiunta che ho fatto all'inizio del film, il Geppetto bambino che gioca con l'aquilone, racconta che Geppetto si è dimenticato come sia essere bambini, succede a tanti genitori. Quando il genitore chiede al figlio di fare certe cose, dimentica spesso che quelle disobbedienze che vedono nel figlio le ha percorse prima di suo figlio. Questi due personaggi devono in qualche modo costruirsi un percorso, un viaggio di formazione, in modo da potersi reincontrare cambiati, diversi. Paul Auster, un autore che io amo molto, dice una frase che mi è servita per costruire questa drammaturgia: un papà si sente veramente padre non quando regala cose a suo figlio, ma quando suo figlio un giorno lo ricambia e fa qualcosa per lui. Il gesto di Pinocchio è proprio il salvataggio dal Mostro Marino, si carica sulle spalle Geppetto che non sa nuotare, per poterlo portare fino a riva. E sul Pinocchio bugiardo poi... già nel libro, e nel mio film lo accentuo, Pinocchio è dentro un mondo di adulti bugiardi: tutti gli dicono bugie, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, il Grillo Parlante, ma l'unico che viene scoperto è lui: questo racconta proprio l'ingenuità di un bambino, non tanto la malizia del bugiardo.

Tra l'altro nel tuo film non è che si respiri una certa didattica dal sapore punitivo di Collodi, come dicevi. Tu sei anche un po' complice dell'anarchia infantile di Pinocchio. Nel finale Collodi mette in scena uno sdoppiamento. Il Pinocchio ormai bambino vede il burattino senza vita e dice tipo "Com'ero buffo quando ero burattino." Invece tu il burattino glielo fai... portare dentro, in un certo senso.

Riproduco proprio la stessa scena iniziale del film, in cui il Pinocchio burattino scappa di casa. Non è che il Pinocchio adesso è di carne ed ossa e non più di legno, la differenza è che Geppetto ride insieme a lui e corre insieme a lui. Proprio perché il carattere di Pinocchio, l'anarchia di Pinocchio, è la differenza tra l'impostazione della scrittura di Collodi e il mio Pinocchio. Secondo me non l'ho tradito perché ho portato semplicemente 150 anni più avanti il suo discorso. Poi Collodi come persona non era fatto un bacchettone, era proprio il contrario, faceva di tutto e di più. Penso che questa scrittura gli fosse dettata proprio da un'esigenza di essere pedagogico, forse per dettami editoriali, per cercare di insegnare qualcosa ai bambini dell'epoca.

Tu avesti due collaboratori principali quando realizzasti questo film, uno dei due dal punto di vista visivo è quel genio secondo me di Lorenzo Mattotti che collaborò con te per il production design. Tra l'altro lui successivamente è diventato a sua volta regista di animazione, lo sentisti già propositivo sul piano narrativo?

In realtà lo conoscevo proprio come artista, non come persona, avevo molto amato il suo libro di Pinocchio, anche se quando poi gli chiesi di collaborare e di venire a lavorare sul progetto del film, gli chiesi di ridurre i toni del suo tratto un po' tenebrosi e di darmi un Pinocchio più solare, anche perché in un film il racconto ha bisogno di momenti solari, in modo che poi quando vogliamo far piombare il pubblico nelle tenebre ci riusciamo. Con Lorenzo lavorammo molto sulle location della Toscana (ho studiato anche la vita di Collodi, i luoghi che lui frequentava, siamo partiti dalla zona della costa tra Livorno e Castiglioncello). C'è un grosso lavoro che ha fatto soprattutto Lorenzo sulla pittura rinascimentale, e riferimenti molto visibili a un grande autore come David Hockney. Per tutta la parte dell'Isola dei Balocchi utilizzammo le atmosfere di Piranesi, per la parte sotterranea.

Secondo te, cosa vide Lucio Dalla nel tuo progetto?

Lucio si sentiva molto a Pinocchio. Era un grande amante dell'arte, conosceva bene Mattotti, conosceva i miei film, fu affascinato dal progetto, gli piacque molto. A un certo punto gli dicemmo: Lucio, ci piacerebbe che tu interpretassi il Pescatore Verde. E lui mi fa: guarda, se non me l'aveste chiesto voi, ve l'avrei chiesto io! E infatti si mise lì e cantò quella canzone. Il Pescatore Verde stranamente è un personaggio che non viene raccontato nei film su Pinocchio. Si dà molto spazio ad altre cose, o si cambia molto. La Fatina ad esempio: in conferenza stampa mi fu chiesto da qualcuno perché avessi fatto la Fatina bambina e io risposi: c'è scritto nel libro, bambina con capelli turchini. Ma ci sono tanti altri elementi trasformati in altri film. Il Grillo Parlante è stato anche stravolto in Disney, è diventato un personaggio importante mentre nel libro, come tu sai bene, dura un capitolo!

Siccome questi film di animazione sono realizzati spesso con una troupe internazionale, il fatto di trattare Pinocchio, che è un soggetto internazionale, ti ha semplificato le cose per comunicare con tutti?

Sì, perché la storia è riconosciuta. Anzi, devo dire che quando abbiamo presentato Pinocchio a Busan, in Corea del Sud, è stato un momento bellissimo: c'era una platea di 4.500 persone. Mai visto prima tanta gente, un schermo incredibile, un audio eccezionale. Alla fine del film sono venuti a ringraziarmi perché avevano capito che avevano scoperto Pinocchio. Disney ha creato un film fuorviante, alla fine il film arriva prima del libro, come spesso accade. E poi quando leggi il libro magari al contrario ti sembra quello il tradimento. Il Pinocchio di Disney ha conquistato il mondo. Ma ha raccontato una storia italiana ambientandola nel Sud Tirolo... e via dicendo. Ha fatto un bellissimo film, dal punto di vista professionale. Peccato che s'intitoli "Pinocchio"! È stato difficile anche riproporre a livelli cinematografici una storia che tutti pensavano fosse quella di Disney, mentre invece è una storia italiana, quindi di colori italiani, di situazioni italiane.

Ci sono state nel tempo, dopo il tuo film, altre versioni cinematografiche di Pinocchio, anche non in animazione, persino dal vero. Ti sono piaciute?

Sono tutte versioni molto professionali, la stessa evoluzione degli effetti speciali fa sì che il confine tra animazione e reale sia sempre più controllabile. Sicuramente la versione di Garrone è interessante, sicuramente quella di Del Toro è interessante, anche se è un Pinocchio... strumentale. Se devo dire, forse dei Pinocchi strumentali quello di Spielberg mi è piaciuto di più, perché lega Pinocchio al concetto di Intelligenza Artificiale, con questo senso di solitudine bellissimo.

Adesso mi hai fatto pensare con queste parole anche al lavoro che fece Osamu Tezuka con Astro Boy, che in fondo era già quello, c'era l'idea del robot / Pinocchio.

Esatto, vedi che però torniamo al discorso iniziale, alla tua domanda iniziale. Non a caso credo che sia il libro più letto al mondo dopo la Bibbia. Io penso che sia veramente importante dare al pubblico la possibilità di immedesimarsi. Ecco, Pinocchio forse è un libro che ti fa partecipare, anche se lo odi. È quasi un materiale staminale, non so come dire. Può essere modificato da punti di vista meno conosciuti e quindi originali.

Quali sono le tue attività al momento? So che ti sei anche trasferito in zona parola scritta.

Io e Giacomo Scarpelli abbiano scritto "Oceani di carta". La storia della vita di Emilio Salgari mi ha sempre appassionato da bambino, mio padre mi passava i suoi libri. Quando sono cresciuto, ho studiato. Salgari si documentava e poi scriveva storie di grande fascino. E colpiva sia me sia Giacomo Scarpelli questa importanza data al lavoro di immaginazione. Posso visitare la Cina e scrivere un reportage al ritorno. Oppure non visito la Cina e la racconto come me la vedo. L'immaginario l'avevo già affrontato in Opopomoz, dove un bambino napoletano entrava nel presepe di casa. Ma quel presepe è appunto napoletano. È come vedevano la Palestina i Napoletani nel Seicento! Salgari faceva un po' la stessa cosa. Leggeva, si documentava moltissimo, poi iniziava a scrivere e raccontava storie. Ha sempre difeso gli oppressi, era sempre contro il colonialismo, contro le occupazioni. Infatti tutti i suoi nemici sono in genere dittatori o persone messe là dal potere, per gestire e governare contro i poveri lasciati sempre più a sé stessi. Anche i pirati in fondo lui li vede, non come probabilmente erano, assassini e violentatori, ma come gentiluomini, che per difendere il popolo e per vendicare i torti subiti scendevano in guerra. Questo gioco ci ha fatto costruire una specie di una storia d'amore, che regge anche senza nominare Emilio Salgari. Siamo partiti dall'unica intervista che Salgari rilasciò a un giornalista che veniva da Napoli, quasi alla fine della sua vita. Un'intervista desiderata, perché di fatto era l'unica, ma non perché Salgari avesse la spocchia: nessun giornalista gliel'aveva mai chiesta! Si scopriva che la vita di Salgari non era quella del capitano di lungo corso, ma quella di un uomo povero che cerca di mantenere la famiglia, sommerso da debiti. Ma la sua immaginazione supera la realtà. È quello che volevamo raccontare: la bellissima capacità di poter immaginarsi storie, vivendo vite che non hai mai vissuto.



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sabato 13 giugno 2026

Russell Crowe al Taormina Film Festival 2026: la sindrome dell'impostore agli Oscar, i ruoli faticosi, gli stunt, i cattivi

Se potesse cambiare il destino di uno dei suoi personaggi, Russell Crowe sceglierebbe senza dubbio Massimo Decimo Meridio de Il Gladiatore, che salverebbe dalla morte e dai Campi Elisi. Se così facesse, andrebbe però a guastare un film che è entrato rapidamente e di diritto nel mito, soprattutto in Italia, dove l'attore ama spesso recarsi anche per una breve vacanza. Per questa ragione, Mr. Crowe non poteva certo dire no alla direttrice artistica del Taormina Film Festival Tiziana Rocca, che ha voluto rendergli omaggio con il Premio alla Carriera. Il riconoscimento è più che meritato, perché la filmografia del buon Russell è immensa, e i generi che ha attraversato in circa 35 anni quasi infiniti.  Russell Crowe presenta a Taormina anche il suo nuovo film, un'action-comedy intitolata La Vendetta Perfetta - Bear Country e interpretata anche da Aaron Paul e da Nina Dobrev. In uscita con 01 Distribution il 28 agosto, verrà proiettata in anteprima nelle migliori arene estive dal 10 al 18 agosto ed è ambientata in una Los Angeles caotica e corrotta.

Prima della conferenza stampa d'ordinanza, Russell Crowe incontra il pubblico, che conquista immediatamente con la sua innata simpatia e la sua bella voce profondissima. Si parte ovviamente da Il Gladiatore e dalla vittoria inaspettata dell'Oscar per il miglior attore protagonista. Con la coda di cavallo e la barba bianca, e in tenuta sportiva, il John Nash di A Beautiful Mind sorride a chi è seduto nelle prime file e comincia il suo racconto: "Ne è passato di tempo dal Gladiatore! Abbiamo girato il film nel 1999 e per me è stato un po’ uno choc, perché niente di ciò che avevo fatto prima era così maestoso e imponente. Ricordo molto bene il mio primo giorno di lavoro. Accanto a me c'erano sei-settecento soldati romani e tre-quattrocento barbari. Era un set gigantesco e mi sono dovuto abituare piano piano. I premi, comunque, non hanno niente a che vedere con il lavoro che facciamo. Vai sul set e interpreti un personaggio, sei coperto di sangue e di fango, ti fa male tutto tutti i giorni, combatti con spade e asce, e devo riconoscere che essere colpito sulla faccia con un'ascia è un'esperienza formativa. Tutto ciò che fai quotidianamente è in funzione del ruolo che devi interpretare, e quindi ammetto di essere rimasto sorpreso dalla candidatura all'Oscar, e stare seduto in quel teatro, in preda alla sindrome dell'impostore e con l’idea di trovarmi in un contesto molto lontano da me, mi sembrava qualcosa di surreale. Poi hanno chiamato il mio nome e ho sentito la terra franare sotto i piedi. È stata un'esperienza incredibile, e adesso che sono decisamente più vecchio e ho interpretato tantissimi ruoli che, secondo la mia modesta opinione, sono altrettanto belli se non migliori, non avverto più quella tensione. Non è una sensazione scontata, così vado sul set e cerco di fare del mio meglio. Mi considero un uomo molto fortunato perché adoro il mio lavoro. Amo le conversazioni con il regista a proposito del ruolo che mi viene assegnato, le prove-costumi e gli oggetti di scena, e quando inizio a recitare, mi concentro unicamente sul personaggio senza preoccuparmi del mondo esterno, anche se mi fermo spesso a pensare a come reagirà il pubblico. Quando interpreto un ruolo, mi piace arricchirlo di piccoli frammenti di magia che solo gli spettatori più attenti sono in grado di cogliere: ad esempio un tremolio dell'occhio quando qualcuno offende il mio personaggio. Tutto questo mi piace e sono grato di avere la possibilità di farlo".

A porre la maggior parte delle domande a Russell Crowe sono i ragazzi della Giuria del Taormina Film Festival 2026 e si parla ancora del film di Ridley Scott, per la precisione di scene pericolose e di controfigure: "Dovete capire che all'epoca ero completamente matto. C'è soltanto una scena che non ho fatto: quella in cui, nella battaglia d'apertura, cadevo da cavallo. Ne ho girata una versione, ma poi è stata rifatta con una controfigura sopra una macchina, e la controfigura cadeva mentre "il cavallo" galoppava a 100 chilometri al'’ora, e se ben ricordate, in quella scena ho un taglio sul naso. Non mi sono tagliato io cadendo da cavallo ma è stata la controfigura quando è stata catapultata a terra, e quindi dovevo avere anche io la stessa ferita, ma in ogni altra scena e in ogni altro minuto de Il Gladiatore la persona che vedete sono io. Il fatto è che ero determinato a dare a Ridley il massimo. Avevo visto un film in cui c'era Arnold Schwarzenegger che pilotava un aereo. Prima lo riprendevano da vicino intento a pilotare e poi, nell'inquadratura successiva. appariva soltanto metà del suo corpo, e si capiva benissimo che non era lui. Non volevo che ci fosse niente di simile nel Gladiatore. Ripensandoci, avrei dovuto seguire i consigli di chi mi suggeriva di usare una controfigura nelle scene più pericolose, perché ormai, come sanno i più vecchi qui dentro, mi sono giocato tutti i tendini. È che mi sembrava che così il personaggio fosse più vero".

Se Il Gladiatore è stato fisicamente devastante per Russell Crowe, l'attore ha affrontato diverse altre sfide nell'arco della sua carriera: "A volte un film è mentalmente impegnativo, a volte lo è emotivamente e a volte tutte e tre le cose insieme. Film fisicamente impegnativi come Il Gladiatore e Cinderella Man hanno avuto certamente il loro grado di difficoltà, ma forse il film che in assoluto ho trovato più complicato da fare è stato A Beautiful Mind. Era molto insidioso ed emotivamente faticoso. Fisicamente parlando, anche Noah di Darren Aronofsky è stato stancante, prima di tutto perché ero più in là con l’età. Abbiamo girato per 36 giorni di seguito sotto la pioggia battente, e non una leggera pioggia reale, ma secchiate di pioggia finta che ti arrivano continuamente addosso, un po’ come nella tortura cinese. E che dire de L'Uomo d’Acciaio con quel costume che riuscivi a infilarti solo se eri super in forma? Una volta che lo indossavi, non potevi andare al bagno per almeno sei ore, perché ci volevano 3 persone e 30 minuti per togliertelo. Una follia! Quindi le sfide possono presentarsi in varie forme. Nemmeno girare Highlander è stato semplice. Il protagonista è Henry Cavill, mentre io interpreto Ramirez. Il film è fantastico. Lo ha diretto Chad Stahelski, a cui dobbiamo i vari film su John Wick. Vi piacerà moltissimo. Però io ho 62 anni, sono reduce da due settimane di scene di combattimento con la spada con Dave Bautista e sono distrutto".

Ogni risposta di Russell Crowe è seguita da un applauso scrosciante, e lattore parla della sua esperienza con Peter Weir in Master and Commander e della meraviglia di cantare e insieme recitare ne Les Misérables, in cui divideva il set con Hugh Jackman e Anne Hathaway. In quel film era la temibile guardia carceraria Javert, nemesi di Jean Valjean nonché uno dei rari villain interpretati dall'attore, che siamo abituati a vedere nei panni dell'eroe o comunque di personaggi positivi: "Da attore, desidero esplorare ogni aspetto della natura umana, e a volte mi capita di dover raccontare al pubblico la parte oscura di un individuo, e ammetto che a volte i personaggi malvagi hanno talmente tante sfumature che finiscono per attrarmi profondamente. Credo che tutto questo abbia molto a che vedere con l'essenza del male, che può davvero affascinare le persone. Molti qui avranno visto Norimberga. Quando studiavo il mio personaggio, mi domandavo spesso: perché le persone negli anni Trenta prendevano decisioni come quella di mettere Göring in una posizione di potere? Nel film mi interessava far vedere che quando si ha così tanta fiducia in sé stessi, si può essere molto persuasivi. Se vedete Norimberga ed entra in scena quel personaggio, sapete bene che è responsabile di tantissime cose brutte, ma mentre lo guardate, comincia a incuriosirvi e a volte perfino a piacervi. È una delle cose che non riusciamo a capire del male, e cioè che può essere carismatico. Guardate quello che sta succedendo nel mondo! Ci sono leader politici che si macchiano delle più disparate atrocità, eppure la gente li lascia fare per via del carisma che hanno. Quindi fate attenzione al carisma!".

A chi gli domanda qualche consiglio per diventare un bravo attore o comunque avere successo nel mondo del cinema, Russell Crowe raccomanda di mostrarsi collaborativo con i compagni di set e di prestare grande attenzione ai dettagli, mentre molto articolata e complessa è la sua opinione su pregi e difetti delle piattaforme streaming, che privano gli appassionati della settima arte del magnifico piacere dell'esperienza cinematografica: "La cosa positiva delle piattaforme streaming è che puoi trovare i film che ti interessano e vederli quando hai tempo e voglia, senza dover aspettare che arrivino al cinema. L'aspetto negativo, ma forse l'aggettivo negativo è troppo forte, è che ti privano dell'esperienza cinematografica, che per me è una cosa molto importante. Puoi guardare un film a casa tua, magari su uno schermo piuttosto grande, ma l'esperienza cinematografica, e cioè stare seduti tra persone che non necessariamente conosci e condividere con loro la visione di un film fa sì che venga sprigionata un'energia incredibile. Non possiamo lasciare che questo si perda, perché significa raccontare una storia a una comunità di persone. Quindi, quando vedete che al cinema danno un film che vi interessa, correte in sala, perché è questo che il regista ha sempre desiderato. Tornando allo streaming, sono stato contattato da Netflix un po’ di tempo fa. Volevano dirmi che, tra gli attori con cui non hanno mai lavorato, sono quello che ha avuto il più alto numero di film al primo posto sulla piattaforma. Continuano a comprare vecchi film, e infatti alcuni che ho girato in tempi non esattamente recenti, come The Next Three Days di Paul Haggis, sono schizzati in testa alle classifiche. A dodici anni dalla sua uscita, quel film ha avuto una seconda vita, perché chi non lo aveva visto ha finalmente recuperato, e forse succederà ancora, magari con Padri e figlie di Gabriele Muccino. Se non lo conoscete, dovete assolutamente vederlo. Vi spezzerà il cuore, è bellissimo. Grazie allo streaming, film che sono stati in sala pochi giorni o che non hanno avuto un’adeguata campagna pubblicitaria possono avere una nuova chance di popolarità. Alla fine, comunque, mi è toccato fare un film insieme a Netflix. Si intitola Unabomb e credo uscirà a settembre-ottobre".



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Da He-Man a Superman? Il regista di Masters of the Universe lancia un appello a James Gunn

Dopo Masters of the Universe, è in arrivo una nuova avventura nell’universo DC per Travis Knight? Il regista ci spera e i fan avrebbero già adocchiato il progetto perfetto da affidargli, qualora James Gunn accettasse di coinvolgerlo. He-Man è tornato al cinema anche grazie a Knight, che ha diretto il reboot di Masters of the Universe, disponibile in sala dal 4 giugno 2026 con un cast guidato da Nicholas Galitzine. E anche se quell’universo avrebbe ancora molto da raccontare, ad oggi non è stato ancora definito il suo destino né cosa ne sarà di Travis Knight, che nel frattempo si è detto aperto alla possibilità di interagire con altri supereroi in altri universi, come quello DC.

Dopo Masters of the Universe, il regista potrebbe puntare al DCU di James Gunn?

Chi vincerebbe tra Superman e He-Man? Una domanda interessante che ha prontamente scatenato il dibattito tra Travis Night e Nicholas Galitzine nel corso di una video-intervista di Wired. Galitzine, che del resto interpreta He-Man nel reboot, è convinto che in un ipotetico scontro l’avrebbe vinta il suo personaggio: “He-Man, è provato nei fumetti DC che batte Superman 1 contro 1”. A detta del regista, però, non è proprio così: “Superman ti spazzerebbe via dal pavimento”. A quel punto l’attore ha rilanciato: “Stai per caso cercando di ottenere un nuovo incarico?”. E Travis ha abboccato all’amo riferendosi direttamente al co-presidente dei DC Studios: “James Gunn, chiamami”.

A quel punto i fan sul web hanno prontamente stilato un elenco di progetti perfetti per Travis Knight: a detta di alcuni, potrebbe cimentarsi con il rilancio di Shazam, considerato che anche in Masters of the Universe ha dovuto integrare magia e poteri ai fini della trama. Altri fan invece sostengono che potrebbe essere proprio il regista di Masters of the Universe ad offrire una seconda possibilità a Black Adam, il cui adattamento cinematografico nel 2023 con Dwayne Johnson non ha sortito l’effetto sperato ed è stato poi archiviato con l’ingresso della nuova presidenza dei DC Studios. Altri ancora sostengono che sarebbe indicato anche per Teen Titans, progetto confermato già nell’universo DC ma attualmente non in cantiere. Al momento si tratta di ipotesi.



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Da Spider-Noir al Superman mai nato: i migliori (e i peggiori) eroi dei fumetti interpretati da Nicolas Cage

Nicolas Cage è uno degli attori più imprevedibili di Hollywood e, nel corso della sua carriera, si è cimentato praticamente con qualsiasi tipo di ruolo. È stato acclamato per le sue interpretazioni drammatiche, ha recitato in film d’azione diventati cult e ha regalato al pubblico momenti talmente eccentrici da trasformarsi in meme entrati per sempre nella cultura pop. Anche quando le sue scelte hanno diviso critica e pubblico, i migliori film di Nicolas Cage hanno sempre dimostrato la sua capacità di sorprendere.

Tra le tante passioni dell’attore c’è anche il mondo dei fumetti che, nel corso degli anni, gli ha permesso di interpretare alcuni personaggi iconici sul grande e sul piccolo schermo. L’ultimo è Spider-Noir, serie live-action in cui Cage riprende il ruolo già doppiato nei film animati dello Spider-Verse. Ma prima di arrivare qui, l’attore ha attraversato universi Marvel, DC e adattamenti manga, dando vita a personaggi molto diversi tra loro.

Ripercorriamo i suoi principali ruoli tratti dai fumetti.

Superman (The Flash, 2023)

Il peggior ruolo fumettistico di Nicolas Cage è probabilmente il suo brevissimo cameo come Superman in The Flash. L’idea era quella di omaggiare il leggendario e mai realizzato Superman Lives, il film che avrebbe dovuto vederlo nei panni dell’Uomo d’Acciaio negli anni Novanta. Sulla carta sembrava un regalo ai fan, ma il risultato finale è stato accolto da aspre critiche. La ricostruzione digitale dell’attore è apparsa fin troppo artificiale e il personaggio non ha alcun impatto reale sulla storia. È difficile non chiedersi cosa sarebbe potuto essere quel Superman se Cage avesse davvero avuto l’occasione di interpretarlo in un film tutto suo.

Dr. Tenma (Astro Boy, 2009)

L’adattamento cinematografico di Astro Boy del 2009 non riuscì a conquistare né il pubblico né la critica, nonostante la popolarità del personaggio originale. Nel film Cage presta la voce al dottor Tenma, lo scienziato che crea Astro Boy e che rappresenta una figura centrale nella sua storia. È un personaggio complesso, combattuto tra il rifiuto e l’accettazione della propria creazione, ma il film non riesce mai a sfruttarne davvero il potenziale. Per questo motivo, il ruolo finisce per sembrare un’occasione solo parzialmente sfruttata per un interprete del suo calibro.

Leggi anche Spider-Noir: 5 noir imperdibili prima della serie con Nicolas Cage (2 sono già su Prime Video)

Big Daddy (Kick-Ass)

Tra le interpretazioni più amate dai fan, invece, c’è senza dubbio Big Daddy in Kick-Ass. Ex poliziotto trasformato in vigilante, il personaggio cresce la figlia Hit-Girl addestrandola a combattere il crimine con la stessa spietatezza. Cage costruisce una performance sopra le righe e irresistibile, ispirandosi apertamente al Batman interpretato da Adam West nella storica serie televisiva. Il risultato è uno dei personaggi più eccentrici e memorabili del film. L’unico vero difetto? Compare troppo poco.

Ghost Rider (2007)

Per anni, Ghost Rider è stato considerato uno dei capitoli meno riusciti della Marvel al cinema, ma il tempo ha portato molti fan a rivalutare la performance di Nicolas Cage. Nei panni di Johnny Blaze, stuntman che vende l’anima al diavolo e si trasforma nello Spirito della Vendetta, l’attore abbraccia completamente il lato più folle del personaggio. Alcune scelte interpretative sono decisamente bizzarre, ma proprio questa eccentricità rende il suo Ghost Rider unico e riconoscibile. Anche se né questo film né il sequel Ghost Rider- Spirito di vendetta (2012) gli hanno dato materiale all’altezza, il personaggio resta una delle sue interpretazioni fumettistiche più iconiche.

Spider-Man Noir (Spider-Man: Un nuovo universo, 2018)

Al primo posto della nostra lista non può che esserci Spider-Man Noir. Quando Spider-Man: Un nuovo universo introdusse le diverse varianti dell’Uomo Ragno, una delle più sorprendenti fu proprio quella proveniente da una realtà alternativa in bianco e nero ispirata ai noir degli anni Trenta. Cage prestò la voce a questo detective malinconico e misterioso, trasformando un semplice personaggio secondario in uno dei preferiti del pubblico. La sua interpretazione bilancia perfettamente il tono drammatico dei classici film noir e un umorismo asciutto e irresistibile. In un film già ricchissimo di idee e personaggi memorabili, Spider-Man Noir riesce comunque a rubare la scena ogni volta che appare.

Non sorprende quindi che il personaggio sia diventato così popolare da ottenere una serie live-action tutta sua. E non è finita qui: Cage tornerà a interpretarlo anche nell’atteso film animato Spider-Man: Beyond the Spider-Verse.



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