giovedì 27 giugno 2019

Carmen y Lola

«É un peccato provare amore?»
(Lola)

Fuga d'amore

Rappresentare l'amore e le pastoie che lo tengono prigioniero di un pezzetto di società arrugginita dal tempo e dalla mancanza di respiro ideologico. È il compito che si è prefissa la regista spagnola Arantxa Echevarria, con Carmen y Lola, dramma-romanzo di formazione adolescenziale, già presentato al festival di Cannes 2018, nella sezione parallela Quinzaine des Realisateurs, vincitore del premio Goya come “miglior opera prima” e in concorso al festival Mix di Milano.

La vicenda ha come protagoniste Carmen e Lola, due ragazze appartenenti alla comunità gipsy di Madrid, ancorata a valori estremamente conservatori e devota a una tradizione patriarcale, secondo la quale ogni ragazzo e ragazza devono essere cresciuti seguendo un codice comportamentale rigido e oltremodo limitante; Carmen (Rosy Rodriguez) è bella e seducente, prossima al fidanzamento per volere delle famiglie, preoccupate unicamente di risplendere negli ideali della comunità e perpetrare una tradizione che mai dovrà essere interrotta; Lola (Zaira Morales) ama la scuola e lo studio e sogna di diventare un'insegnate, ma è costretta dal padre analfabeta a lavorare assieme al resto della famiglia presso il mercato cittadino. Tuttavia, Lola nasconde un segreto: a lei non interessano i ragazzi, bensì le ragazze e quando conosce per caso Carmen, l'attrazione tra le due sfocia in un magnetismo irresistibile. La loro relazione, presto scoperta e resa pubblica, spingerà le due ragazze alla fuga da quel mondo a cui non appartengono e non desiderano appartenere.

Grazie a una regia fluida e concentrata sui volti, gli sguardi e i dettagli delle due protagoniste, Carmen y Lola tratteggia un intimo coming of age, operando senza fronzoli su due fronti: raccontando in primis una tenera e difficoltosa storia d'amore impossibile, destinata a divenire possibile solo con un “estremo” atto di forza; in parallelo, sfruttandolo come contesto per la messa in scena, il micromondo gitano chiuso su se stesso, secondo dettami fastidiosamente arcaici, desueti e fuori luogo, inglobati come sono in una società che interagisce in larga scala, che persegue la globalizzazione, se non commerciale – non è un elemento preminente nel film -, per lo meno ideologica.

L'amore tra Carmen e Lola è un faro nella notte, una boccata di ossigeno in una stanza chiusa e la loro fuga d'amore è una chiamata al coraggio, alla strenua difesa della propria identità e libertà. Il climax finale, incentrato nel duello tra Lola e suo padre Paco (Moreno Borja), che finisce col disconoscerla, seguito dalla fuga della giovane assieme alla sua amata, rappresenta una netta presa di posizione della Echevarria, che non propone alcuna apertura al dialogo, né altra ragionevole soluzione, se non quella dell'allontanamento forzato, unico modo per distruggere le catene dell'oppressione di un frammento di società avvilente. Ma proprio questa chiusura rappresenta un ambivalente punto di forza e debolezza della pellicola: se la fuga di Carmen e Lola conclude un preciso percorso di formazione identitaria, ciò non vale per chi resta, per chi ancora non vuol saperne di negare le radici culturali a cui appartiene; non che fosse indispensabile un secondo giudizio di valore, ma tutti i personaggi “avversari” coinvolti, a cominciare dai genitori di Lola, restano in sospeso, avviliti e incapaci di addivenire a qualsiasi approccio al cambiamento. È proprio in questo punto di vista asettico e un po' abbandonato a se stesso, che Carmen y Lola si esaurisce con un pizzico di superficialità, concentrandosi unicamente sul desiderio incontenibile di evasione delle due protagoniste.

Quello della Echevarria è un manifesto all'accettazione di sé, dolce e amaro al contempo, oltremodo accurato nella ricostruzione degli usi e costumi della comunità gipsy – uno degli aspetti più interessanti e ben confezionato della pellicola -, pensato per un pubblico giovane e non. Una pellicola apprezzabile, un'incoraggiante opera prima.

(Carmen y Lola); Regia: Arantxa Echevarría; sceneggiatura: Arantxa Echevarría; fotografia: Pilar Sánchez Díaz; montaggio: Renato Sanjuán; musica: Nina Aranda; interpreti: Zaira Morales, Rosy Rodriguez, Carolina Yuste, Moreno Borja, Rafaela Leon; produzione: Pilar Sánchez Díaz, Arantxa Echevarría ; distribuzione: EXIT MEDIA; origine: Spagna, 2018; durata: 103'



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