martedì 30 giugno 2020

Homemade: guida completa ai 17 corti d'autore (e in lockdown) su Netflix

Dal 30 giugno 2020 in streaming su Netflix trovate Homemade, una collezione di diciassette cortometraggi ideati e realizzati da registi noti e meno noti provenienti da ogni parte del mondo. durante il lockdown, il periodo vissuto confinati a casa per la pandemia causata dal Coronavirus: un'insieme di storie personali diari intimi o racconti di fantasia realizzati con i telefonini o le sole attrezzature disponibili in casa, che catturano la nostra esperienza collettiva della vita in quarantena
Il progetto di Homemade nasce da Lorenzo Mieli di The Apartment Pictures e da Juan de Dios Larraín e Pablo Larraín di Fabula, che hanno hanno radunato filmmaker da ogni parte del mondo per partecipare a questo progetto per dar vita a quella che è definita: "una celebrazione della maestria e dell'artigianalità dell’arte cinematografica, così come del potere duraturo della creatività di fronte ad una pandemia globale".
Ecco la nostra guida completa ai diciassette corti del progetto Homemade:

Ladj Ly - corto filmato a Clichy Montfermeil (Francia)

Per chi non lo sapesse Ladj Ly è il regista francese che ha diretto quel grand bel film che è I Miserabili, presentato in concorso al Festival di Cannes del 2019 che è stato tra i più visti in streaming durante il lockdown e uno dei primissimi a presentarsi al pubblico italiano al cinema quando le sale hanno riaperto, risultando anche in quel caso tra i più visti. Per il suo corto Ladj Ly ha scelto stile, luoghi e personaggi analoghi a quelli del suo film, nella convinzione di dover continuare a raccontare un luogo cruciale per la comprensione della Francia e del mondo contemporanei. Palazzoni, periferie, francesi rigorosamente non bianchi e immigrati da ogni parte del mondo, ripresi da un ragazzo con un drone che osserva il (suo) mondo dalla sua stanza.
Non male, ma per chi ha visto il film, forse, un po' ripetitivo.

Paolo Sorrentino - corto girato a Roma (Italia)

Come si fa a non volere bene a uno come Paolo Sorrentino? A uno che, di fronte alla sfida di Homemade, risponde riportando il cinema a quella dimensione ludica che tutti noi, anche se poi da grandi non abbiamo fatto i registi, abbiamo attraversato. Nella sua casa dell'Esquilino (che non si vede mai bene ma si intuisce, e che è vicinissima a dove sono io: Paolo, invitami!), Sorrentino prende due pupazzetti, di quelli che con un micropannellino solare fanno fare ciao ciao con la manina al personaggio: uno è Papa Francesco, l'altra è la Regina Elisabetta II, immaginata in visita al Vaticano e lì bloccata dal Covid. I due parlano, si conoscono, probabilmente s'innamorano, fanno il bagno nudi in piscina, ma poi lei non vuole parlarne. Chiusura su un tramonto romano che non è il solito tramonto romano. Qualcuno direbbe che "c'è tutto il suo cinema"; più che altro, c'è dentro tutta la voglia di divertirsi col cinema, e divertire il pubblico: con eleganza di stile e intelligenza di contenuto.

Rachel Morrison - corto girato a Los Angeles, (USA)

Rachel Morrison è una direttrice della fotografia. È stata la prima donna a essere mai candidata all'Oscar per la miglior fotografia (nel 2018 per Mudbound) e ha fotografato anche Black Panther, e Seberg. Non sorprende quindi che l'approccio estetico sia ricercatissimo (quasi alla Malick), ma la storia riguarda bambini. I figli della regista, soprattutto il maggiore, di 5 anni. Non è l'unico corto a vedere protagonisti bambini e figli (l'hanno fatto anche Natalia Beristáin, Nadine Labaki & Khaled Mouzanar e Gurinder Chadha), e di questi non è il più bello né il più brutto. È appesantito dalla voce narrante però racconta bene, e con una chiave personale e commovente, sebbene un po' sfacciata, cosa sia stata la quarantena per i bambini, e per coloro che con i bambini erano in casa.

Pablo Larraín - corto girato a Santiago (Cile)

Il cileno Pablo Larraín, che non è solo uno dei promotori del progetto Homemade ma anche uno dei registi più importanti dei nostri anni (non perdete per nessun motivo al mondo il sensazionale Ema, quando avrete modo di vederlo, in streaming o ancora meglio in sala) non racconta la vita durante la quarantena ma, a modo suo, le dirette conseguenze dell''isolamento sulle persone, con la noia e la paranoia che questa comporta, e sulle loro reazioni. Nel corto c'è un signore anziano che, dalla casa di riposo che lo ospita, fa una videochiamata a una donna, e attacca con una sviolinata incredibile: e sei stata sempre l'amore della mia vita, e quanto ti ho lasciata è stato il più grande errore che avessi mai fatto, e ti ho pensata e desiderata ogni giorno, e la passione qui, e l'amore lì. Poi c'è una sorpresa. Un twist. Non racconto niente perché sennò vi lamentate degli spoiler. Ma è tutto divertentissimo e anche più che vagamente crudele.

Rungano Nyoni - corto girato a Lisbona (Portogallo)

Lei è una giovane regista, scenografa e attrice zambiana naturalizzata gallese, che ha fatto un film di grande successo critico intitolato I Am Not a Witch. Nel corto immagina un lui e una lei chiusi in un appartamentino di Lisbona e separati in casa, e racconta questa loro complicata convivenza attraverso le chat che i due hanno con gli amici e le amiche. Anche qui poi c'è il twist. Vero è che il lockdown ha fatto impennare le insofferenze reciproche e le separazioni, però... Giudizio critico: bah.

Natalia Beristáin - corto girato a Mexico City (Messico)

La messicana Natalia Beristáin alterna cinema (Eterno femminile) e serie tv (tra cui la recentissima El Presidente). È una di quelle che ha fatto dei figli i protagonisti del suo corto, ed è quella che ha fatto il lavoro migliore. Senza la pesante voce narrante di Rachel Morrison, ha raccontato la figlia di 5 anni in una quotidianità domestica realistica da un lato e fantastica dall'altro, perché gli adulti sembrano assenti e questa bambina fa tutto da sola. E la sua solitudine serena e irrequieta, vissuta all'interno di una casa che è anche una delle più belle (in modo non tradizionale) e interessanti viste nei vari corti di Homemade, è poi la cosa che darà senso al finale del corto. Fresco e libero, e un po' commovente.

Sebastian Schipper - corto filmato a Berlino (Germania)   

All'inizio dici boh, ma che vorrà mai fare Sebastian Schipper, il regista tedesco di Victoria, in questo corto che pare ritrarre la sua solitudine in un appartamentino di Berlino. E poi però a un certo punto qualcosa cambia e dici ah però, vedi questo Schipper tutto sommato un'idea l'ha avuta. Non eccezionale, non straordinaria, ma comunque fantasiosa e inaspettata, e utile a rendere gradevole, simpatico e spiritoso il suo corto, che dice nelle didascalie finali di aver realizzato tutto in un solo pomeriggio. Bravo Seb.

Naomi Kawase - corto girato a Nara (Giappone)

Un mistero. Un mistero come Naomi Kawase continui a godere di status di grande autrice, a essere una pupilla del Festival di Cannes (è nella Selezione Ufficiale anche nell'anno che il festival non si fa). Questo corto è come il suo cinema: ampolloso, presuntuoso, estetizzante, trascurabile.

David Mackenzie - corto filmato a Glasgow (Scozia)

Ambientazione familiare e stile insolito (ma solo per chi di Mackenzie conosce solo Hell or High Water). Anche il regista scozzese racconta il lockdown attraverso la quotidianità della sua famiglia e dei suoi figli in particolare: ma se il corto è girato indubbiamente bene, il racconto è un po' opaco e anonimo.

Maggie Gyllenhaal - corto girato in Vermont (USA)

Maggie Gyllenhaal (per la quale ho sempre avuto un confessato debole) debutterà nella regia portando al cinema "La figlia oscura" di Elena Ferrante. Questa del corto di homemade è la sua prima vera regia, e tanto di cappello: se continua così, il suo film promette di essere molto bello. Girato nella bella casa del Vermont dove ha trascorso il lockdown con marito e prole. E allora ecco Peter Sarsgaard unico protagonista del più "cinematografico" dei corti della serie di Homemade, che immagina il virus abbia avuto conseguenze fantascientifiche (sull'ordine gravitazionale delle cose) e immagina quel che rimane della vita di un uomo che ha perso la sua cosa più cara.

Nadine Labaki & Khaled Mouzanar - corto filmato a Beirut (Libano)

Anche Nadine Labaki e suo marito Khaled Mouzanar, musicista che con lei ha scritto Cafarnao, hanno scelto di fare della loro figlia la protagonista del corto per il progetto Homemade. Secondo le didascalie finali, la bambina è stata ripresa mentre improvvisava nello studio di suo padre (ci sono un sacco di tastiere, infatti). Non vorrei dire nulla, ma mi pare uno dei corti più fasulli e inutili dell'intera serie.

Antonio Campos - corto filmato a Springs, New York City (USA)

Questo corto, ci spiegano sempre le didascalie del finale, Antonio Campos l'ha girato con la collaborazione di alcuni vicini di casa che, guarda tu le coincidenze, lavorano tutti nel cinema. C'è anche la Mona Fastvold moglie di Brady Cobet, per dirne una. La storia è pretestuosa e presuntuosa, con un personaggio misterioso ritrovato sulla spiaggia che poi si moltiplica. Forse c'è la Grande Metafora del Virus. Intellighenzia sprecata, con un vago effetto Donna della domenica. Peccato, perché Christine era un gran film.

Johnny Ma - corto girato a San Sebastián del Oeste, Jalisco (Messico)

Johnny Ma è nato in Cina, è vissuto a lungo in Canada, lavorato in entrambi i luoghi e ora, stando a quel che racconta il corto, vive con una fidanzata messicana, i suoi due figli e il padre di lei in una casa nel bel mezzo della giungla, con tanto di gatti e galline che si aggirano liberamente. Il posto pare molto bello. Il corto è una specie di lettera alla mamma del regista, che è lontana e disapprova il suo stare in Messico. Oltre che per il posto, vale la pena vederlo perché alla fine c'è la ricetta dei ravioli cinesi. Da provare (la ricetta).

Kristen Stewart - corto filmato a Los Angeles (USA)

Come Maggie Gyllenhaal anche Kristen Stewart (che presto sarà Lady Diana Spencer nel nuovo film di Pablo Larraín, e che quindi non poteva mancare in questa serie antologica) sta preparando il suo lungo d'esordio, adattamento di un memoir di Lidia Yuknavitch, ma alle spalle aveva già dei corti. In questo si riprende sempre in primo piano, mentre sbuffa, si lamenta, sospira, mugola, in preda all'inquietudine e all'irrequietezza dovute al confinamento per una decina di minuti, abbastanza interminabili. La ragazza deve aver studiato la Nouvelle Vague. I fan dell'attrice apprezzeranno, anche perché i mugolii sono pure ambigui.

Gurinder Chadha - corto filmato a Londra (UK)

Gurinder Chadha abita a Primrose, che è uno dei luoghi di Londra che amo di più. Ha una casa molto bella, dei figli e un marito simpatici, ed è simpatica anche lei. Forse non è un gigante del cinema, ma è simpatica: lo dimostravano i suoi film, lo dimostra anche questo corto, in cui racconta - anzi, fa raccontare dai figli - della vita in famiglia durante il lockdown, della cibo da preparare e mangiare, dei monitor per i videogame, della scomparsa di persone care e delle sue origini culturali. Proprio come nei suoi film.

Sebastián Lelio - corto filmato a Santiago (Cile)

Un altro cileno, Lelio. Quello di Gloria (e del suo remake hollywoodiano) e di Una donna fantastica. Una donna è protagonista anche qui. Che canta, balla, si contorce, si chiude negli sgabuzzini e perfino nel frigorifero. Una specie di musical che filosofeggia sul Covid e sul lockdown. Molto presuntuoso e altrettanto antipatico.

Ana Lily Amirpour - corto filmato a Los Angeles (USA)

Ana Lily Amirpour aveva esordito col notevole A Girl Walks Home Alone at Night per poi dirigere un film discutibile come The Bad Batch. Il suo corto per Homemade sembra farla rimettere un po' in carreggiata. Anche qui l'ambizione è tanta, ma è innegabile che le immagini di lei mascherata in bicicletta che attraversa le strade deserte di Hollywood e Los Angeles, mentre la voce off di Cate Blanchett la accompagna ragionando su quel che è cambiato per via del coronavirus, e di come raccontarlo, e del ruolo dell'arte e dell'importanza di saper cambiare abitudini e prospettive, non sono affatto prive di fascino. Anche qui il drone recita un ruolo importante, chiudendo anche dal punto di vista estetico il cerchio del progetto Homemade aperto dalle immagini di Ladj Ly, e dimostrando come il virus e il lockdown abbiano inciso in modi simili ovunque: a Hollywood come a Clichy Montfermeil.

Homemade: il trailer ufficiale del progetto



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lunedì 29 giugno 2020

I CONCERTI NEL PARCO 2020 dal 10 luglio al 3 agosto Parco di Casa Del Jazz e Cavea Auditorium Parco della Musica

Il Festival, I Concerti nel Parco, Estate 2020, giunto alla sua trentesima edizione si svolgerà a Roma, nel parco della Casa del Jazz e alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, dal 10 luglio al 3 agosto, in collaborazione con Casa del Jazz-Fondazione Musica per Roma.

La XXX edizione del Festival I Concerti nel Parco, Estate 2020 è sostenuta economicamente dal MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo. Per la manifestazione è stata fatta richiesta di contributo a Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale e alla Regione Lazio, Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili e si è in attesa dell'uscita delle relative graduatorie degli ammessi a contributo. L'edizione 2020 è realizzata in collaborazione con Casa del Jazz - Fondazione Musica per Roma.

Teresa Azzaro, direttore artistico della manifestazione, introduce così quest'edizione: “Dopo il tunnel di silenzio del Covid.19, la gioia imprevista di poter ripartire nell'anno del trentennale del Festival. Un programma che era partito con il fil rouge di un omaggio ad alcuni autori ed interpreti che festeggiano il loro compleanno, quaggiù o lassù… poi in corsa, si è ampliato con la presenza di altri artisti amici, che hanno accettato il nostro invito a “ripartire insieme”. Ed in fondo, da trent'anni, la mission del festival è sempre la stessa: raccontare belle storie, che toccano tutti noi, in un parco, una sera d'estate…”

Dieci eventi nella splendida cornice del Parco della Casa del Jazz, e un unico evento alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, tutte produzioni originali come di consueto a cavallo tra musica e teatro, molte prime assolute e alcune date in esclusiva in Italia; una programmazione che esprime la libertà di muoversi in territori diversi ma accomunati dall'attenzione alla qualità e all'originalità delle proposte.

I Concerti nel Parco apre venerdì 10 luglio con una Prima Assoluta, “Tiempo” Voci, suoni e colori di una Napoli del cuore e della fantasia, lo spettacolo del grande mattatore PEPPE BARRA che è un po' una summa del suo percorso artistico, espressione di una napoletanità dal sapore passato e dalle sonorità contemporanee. La sua voce gli consente di raggiungere in scena risultati sorprendenti, con il sostegno di musicisti straordinari che da lungo tempo sono i suoi compagni di viaggio. Barra entra nella sua Napoli di ieri e di oggi, ne canta l'amore, il sogno, ma anche la deturpazione data dallo scempio ambientale. Incita il pubblico ad alimentare il sogno, a mettere in armonia quello che è perduto e quello che verrà e lo fa in maniera particolarmente accorata e realista, ma al tempo stesso scanzonata e poetica, riuscendo sempre a toccare i cuori in profondità.

Il Festival prosegue martedì 14 luglio con una Prima Assoluta, “ROSSinJAZZ” I miei “incontri” con la musica, un viaggio speciale tra parole e musica il cui protagonista, l'amatissimo RICCARDO ROSSI racconterà i retroscena che lo hanno portato, nel corso della sua vita, ad incontrare i suoi “miti” personali nel campo della musica, le cui note spesso diventano colonna sonora di incontri fondamentali dell'esistenza. Dalla “Ninna Nanna “ di Brahms al celebre “Concerto n. 2 per piano e orchestra” di Rachmaninoff (plagiato da All By Myself); la celeberrima “Maria” di Leonard Bernstein, da West Side Story; da “Overjoyed” di Stevie Wonder a “Home” di Michael Bublè, fino a “I can't help it” di Michael Jackson. Tra gli altri incontri “speciali” quello con Alberto Sordi, grande maestro del cinema italiano e geniale interprete della nostra italianità, che il festival omaggia nel centesimo anniversario dalla nascita. Riccardo Rossi sarà accompagnato dal sax e della voce di Cristiana Polegri e dal pianoforte di Silvia Manco.

Giovedì 16 luglio, il grande ritorno, in Prima Assoluta e data unica in Italia, di MARCO PAOLINI con “TEATRO FRA PARENTESI” Le mie storie per questo tempo, uno spettacolo che lo stesso attore definisce un “album di storie brevi, tenute insieme da un filo di pensieri, storie che vengono dal mio repertorio ma anche dall'ultimo spettacolo che non è mai andato in scena per via del coprifuoco dovuto al Covid 19. Storie a sorpresa come nell'uovo di Pasqua, perché la Pasqua quest'anno è saltata e così la si recupera un po'.”, con la consapevolezza che questa non è una ripresa, ma un nuovo inizio e che ogni serata, ogni spettacolo, ogni luogo che lo ospiterà saranno densi di storie difficili da dimenticare.

Lunedì 20 luglio, in Prima Assoluta unico evento alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, una nuova produzione de I Concerti nel Parco in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma, “PAROLE CHE NON TROVO” Omaggio a Francesco Guccini per i suoi ottanta anni con NERI MARCORÉ e I MUSICI DI FRANCESCO GUCCINI. Una produzione fortemente voluta da Teresa Azzaro, direttore artistico del Festival, grande fan di Guccini, come omaggio semplice e sentito ad uno dei grandi artisti del nostro tempo che ha lasciato un segno reale, una traccia tangibile nella vita di generazioni diverse di italiani. In scena I Musici di Francesco Guccini, artisti che hanno suonato con lui da sempre, e per la prima volta Neri Marcorè, già apprezzato da pubblico e critica per le sue originali rivisitazioni di grandi cantautori, interpreterà Guccini. Ciliegina sulla torta, un saluto audio/video di Francesco Guccini.

Martedì 21 luglio, Prima ed unica data a Roma, il DANILO REA TRIO con MASSIMILIANO PANI in “TRE PER UNA” Un omaggio a Mina celebra la grande artista in occasione dei suoi ottanta anni. Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino con Mina hanno registrato di tutto: dalla ballad jazz al rock, dalla fusion all'acustico, dalle canzoni di autori italiani e internazionali al tango. Il Trio propone uno spettacolo con canzoni appassionanti e conosciutissime tra le quali brani come “Non credere”, “E se domani”, “Io e te da soli”, suonate in maniera inedita e diversa ogni sera. Il concerto vedrà la presenza di Massimiliano Pani (produttore e arrangiatore dei dischi di Mina) in veste di narratore, che accompagnerà il pubblico con aneddoti di vita vissuta insieme in studio di registrazione.

Sabato 25 luglio, altra Prima Assoluta, “B-BLACK” Viaggio a Cuba con un duo esplosivo formato dal pianista cubano OMAR SOSA, nominato sette volte ai Grammy, e da ERNESTTICO, percussionista e batterista dallo stile personalissimo che fa uso anche di sintetizzatore e voce. Due artisti accomunati dal medesimo vocabolario musicale che deriva dalle loro radici afro-cubane, così come da un interesse condiviso ad accrescere le sonorità tradizionali con strumenti elettronici e suoni campionati. Il loro approccio alla musica enfatizza l'improvvisazione e la libertà di espressione, si divertono e deliziano il pubblico con l'interazione spontanea della loro energia e del dialogo musicale. Omar Sosa, è uno dei pochi artisti stranieri presenti nei cartelloni italiani post-Covid -19 e ha deciso di tornare in Italia appositamente per questo concerto.

Domenica 26 luglio, in occasione del 250° anniversario dalla nascita di Beethoven, in Prima Assoluta, una produzione di Suonare News, “LUDWIG” La musica nel silenzio un “concerto di parole” interpretato da ALESSIO BONI accompagnato al pianoforte da FRANCESCO LIBETTA. Uno spettacolo che vuole svelare un Beethoven più intimo, in cui il protagonista ripercorre le tappe la sua vita interiore, trovando alla fine il coraggio di ammettere davanti al mondo ciò che per un musicista è inammissibile: la sua sordità. E proprio questo diventa lo spunto per trovare in sé forze, quasi sovrumane, che altrimenti sarebbero rimaste celate e che gli hanno permesso di accedere al prezioso silenzio necessario alla sua arte, facendolo diventare il più grande compositore di tutti i tempi.

Lunedì 27 luglio, ancora una Prima Assoluta, tutta al femminile “Comiche Extraterrestri” una serata che nasce dall'incontro tra il comedy show U.G.O., acronimo di Unidentified Gabbling Object, che significa oggetto parlottante/ farfugliante/ borbottante non identificato che nasce dall'esigenza di creare uno spazio libero dalle censure, dalle etichette, dalle imposizioni di forma, dai cliché tipicamente attribuiti all'"universo femminile”, e il Festival di scrittrici InQuiete, un progetto della Libreria delle donne Tuba e dell'Associazione MIA. Lo spettacolo, che è una nuova produzione creata su commissione del festival, è articolato come un contenitore di realtà tragicomiche, monologhi, stand up, invettive, satire e musica. Sul palco si alternano 9 artiste, tra attrici e musiciste, in una serie di interventi della durata massima di 8 minuti il cui taglio privilegiato è quello dell'ironia e del sarcasmo.

Mercoledì 29 luglio, unica data a Roma, ARISA in “RICOMINCIARE ANCORA” Live set 2020. Si ricomincia quindi da una bella canzone e da una bellissima voce, limpida e nello stesso calda e avvolgente, come quella di Arisa. Fuoriclasse del canto, Arisa riesce anche nella formazione più minimale (pianoforte, contrabbasso e percussioni) a dare il meglio di sé. Un concerto pieno di magia grazie anche al M° Giuseppe Gioni Barbera, virtuoso del pianoforte, che con Arisa suona da sempre: sul palco creano un'alchimia speciale, le loro interpretazioni ed arrangiamenti sono convincenti ed emozionanti, i loro scambi di opinioni divertenti e mai banali, i grandi successi di Arisa diventano così intimi e travolgenti allo stesso tempo.

Domenica 2 agosto, in Prima a Roma, “QUEEN EUROPEAN TOUR” Omaggio ai mitici Queen per i cinquanta anni dalla formazione, una grande festa con i QUEEN MANIA The European number one tribute to Queen, blasonata e seguitissima tribute band dei Queen, che si rimettono in gioco espandendo i confini del concerto e presentando un evento assoluto, un nuovo spettacolo in cui la musica, le fascinazioni visive, la narrazione, convivono in una formula più teatrale, una vera rapsodia pop abitata da gatti, brutti anatroccoli, chitarre fatate, regine viziate e uno scrigno di canzoni che spaccano il cuore ad ogni nota, regalandoci l'illusione di poter “vivere per sempre”. Lo spettacolo prevede la partecipazione live di KATIA RICCIARELLI.

Grande chiusura all'insegna del grande jazz per I Concerti nel Parco, lunedì 3 agosto con una Prima Assoluta, “CONFIRMATION” Omaggio a Charlie Parker 1920-2020) con il CONFIRMATION 5ET di FRANCESCO CAFISO. Un gigante del jazz, Parker è stato assieme a Louis Armstrong e Miles Davis il più influente jazzista di sempre, l'inventore del bebop, un sassofonista impareggiabile che ha imposto uno stile e un modo di suonare a generazioni di musicisti. Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Bird, famoso soprannome per Charlie Parker, e questo spettacolo lo celebra con uno stellare quintetto, riunito per l'occasione e che prende il nome da una famosa composizione di Bird, con Francesco Cafiso al Sax alto, Alessandro Presti alla Tromba, Andrea Pozza al piano, Aldo Zunino al contrabbasso e Luca Caruso alla batteria, in un excursus tra le musiche più famose del grande jazzista, in particolare quelle suonate con Dizzie Gillespie o Miles Davis.

Gli spettatori sono pregati di attenersi alle disposizioni ufficiali del Protocollo Sanitario Conferenza Stato/Regioni – Emergenza Covid-19 del 22/05/2020 per gli spettacoli dal vivo ed il cinema.

Per maggiori informazioni:
www.iconcertinelparco.it/inf...

[Foto di Roberto Cifarelli]



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Tutti al drive in negli Studios di Cinecittà dal 3 luglio: apre Sunset Drive In

Nello spazio antistante al Teatro 3 di Cinecittà Studios, da venerdì 3 luglio, apre il drive in Sunset Drive In, per guardare i grandi classici della storia del cinema.

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Far East Film Festival 2020

I-documentary of the journalistProgrammato dal 24 aprile al 02 maggio 2020 e riorganizzato, a causa dell’emergenza, in modalità online su MyMovies, il ventiduesimo Far East Film Festival di Udine, accessibile fino al 04 luglio, non ha rinunciato a un ricco programma che permette agli appassionati di cinema asiatico di assistere in anteprima a ogni genere di pellicola (horror, commedia, action, fantasy, documentario, thriller) dal divano di casa propria.

Tra i film attualmente disponibili on demand I-documentary of the journalist, del giapponese Mori Tatsuya, è un documentario destinato a lasciare il segno se non per l’impostazione quanto meno per il titolo con quel I anteposto al termine documentary. Il regista segue infatti la vita quotidiana della giornalista Isoko Mochizuki, del Corriere di Tokio, diventata celebre in Giappone con un libro intitolato The Journalist e tuttora oggetto di attenzione da parte dei media nazionali.
Senza essere mai invadente, ma cercando anzi di lasciare allo spettatore la libertà di giudicare la realtà che gli viene presentata, Mori Tatsuya ci introduce in un paese dove le notizie vengono insabbiate da quotidiani compiacenti schierati con l’amministrazione e dove giornalisti che cercano di fare il loro mestiere, come Isoko, si trovano davanti un muro i cui mattoni sono le tante domande eluse, i documenti falsificati o censurati, gli insulti e le minacce di morte. La perseveranza della protagonista porta i suoi risultati, ma questo la costringe a stare sempre con la valigia pronta, lontano da casa e dalla famiglia. La forza del documentario sta proprio in quel I del titolo che suggerisce l’importanza di imparare a pensare con la propria testa. Non siate “noi”, siate “io”, dice il regista alla fine, perché appartenere a un gruppo porta ad avere un unico credo, e una massa compiacente con un unico punto di vista produce danni irreversibili.

The House of us, della sud-coreana Ga-eun Yoon, ci riporta in quel mondo dell’infanzia già visto nel 2016 in The World of us della stessa regista. La dodicenne Hana vive con i genitori e il fratello maggiore. Il rapporto dei coniugi è ormai agli sgoccioli e ogni minima sciocchezza li spinge a litigare. Hana, con il suo sguardo innocente e un po’ ingenuo, compie goffi tentativi di riconciliazione tra i due che però sembrano non sortire effetto. Quando, per puro caso, conosce due ragazzine del vicinato abbandonate a se stesse dai genitori che lavorano in campagna, instaura con loro un rapporto da sorella maggiore che la porterà ad acquisire nuova consapevolezza sul mondo degli adulti e le farà scoprire che un legame di amicizia può fondarsi su basi più solide di un legame di sangue.
La regista ritrae con delicatezza e attenzione la barriera che divide gli adulti dai bambini. Mentre i primi sono tutti presi dal lavoro e dai conti da pagare e sembrano ignorare che anche i loro figli possano avere delle esigenze, i secondi cercano, a modo loro, di stabilire un contatto, di inventarsi strategie per penetrare quella barriera – vedesi Hana che cerca in tutti i modi di convincere i genitori a fare un viaggio tutti insieme, per poi scoprire, quando ci riesce, che loro vogliono coglierlo come occasione per informare i figli del divorzio –.
Tutte le salite e le scale che Hana si trova a dover affrontare per spostarsi o portare a casa la spesa sembrano rispecchiare la sua fatica di farsi comprendere da quei genitori così distanti e a sua volta di comprenderli.
La cucina ricopre un altro ruolo fondamentale all’interno del film, Hana, infatti, si offre spesso di cucinare per i genitori perché ritiene che mangiare assieme sia un’esperienza di condivisione, un modo per rafforzare un legame. All’ennesimo tentativo andato a vuoto, la ragazzina troverà maggior soddisfazione nel rapporto con le due nuove amiche, ben contente di gustare le sue pietanze e di parlare con lei della loro complicata situazione familiare. L’amicizia, il sostegno reciproco e la complicità finiscono quindi per riempire quel vuoto emotivo lasciato dalle figure degli adulti e, purtroppo, viene da chiedersi se non siano loro, dal punto di vista della maturità comportamentale, i bambini.

The House of us

Di tutt’altro genere, più spensierato ma comunque non superficiale, la pellicola Dance with me, del giapponese Shinobu Yaguchi, che trasporta lo spettatore nel mondo della commedia musicale. La ventenne Shizuka Suzuki è una giovane in carriera che si è costruita una sua indipendenza e si tiene ben lontana dai genitori, che le rinfacciano spesso i soldi spesi per farla studiare. Prova un debole per un giovane della sua azienda e aspira a migliorare ulteriormente la sua posizione. Un giorno, mentre accompagna la nipotina nel baraccone da fiera di un mago imbroglione, resta involontariamente ipnotizzata e da quel momento, ogni volta che sente una musica, è costretta a mettersi a ballare e cantare.
Se la prima parte del film si focalizza soprattutto sulla vita della protagonista e sui guai che finisce per causare nel suo stato di ipnosi, la seconda si converte in un’avventura on the road con Shizuka in viaggio assieme all’ex assistente del mago nel tentativo di rintracciare quest’ultimo e tornare alla normalità. Il personaggio subisce quindi un’evoluzione: se all’inizio è evidente il suo desiderio di riprendere la vita di sempre, con il procedere della storia il suo amore per il canto e il ballo diventa dominante rispetto al resto.
I numeri musicali sono divertenti e coreografati con simpatia, ma non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparente leggerezza della trama: inseguire i propri sogni, anche se ormai sepolti da tempo, è possibile, e nella vita può sempre succedere qualcosa di inaspettato destinato a riportarli in superficie.



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Kate Winslet pronta a diventare la modella e fotoreporter Lee Miller nel biopic Lee

Oltre ad essere nel cast dei sequel di Avatar e aver duettato con Saoirse Ronan nel non ancora arrivato Ammonite, Kate Winslet si accinge a interpretare la modella, artista e corrispondente di guerra Elizabeth "Lee" Miller in un biopic semplicemente intitolato Lee e che sarà diretto da Ellen Kuras, direttrice della fotografia che ha lavorato per registi importanti come Spike Lee e che ha conosciuto la Winslet sul set di Se mi lasci ti cancello. Al progetto l'attrice è legata già dal 2015, quando non esistevano né un regista né uno sceneggiatore ma c'era solo una biografia scritta dal figlio della Miller Antony Penrose e intitolata "The Lives of Lee Miller". Adesso esiste un copione, scritto da Liz Hannah (The Post) ed è stato fissato un inizio lavorazione, previsto per la primavera del 2021.

Lee Miller fu un'icona di stile, la musa di Pablo Picasso e di Man Ray e, durante la Seconda Guerra Mondiale, svolse l'attività di fotoreporter denunciando gli orrori nascosti del Terzo Reich, a cominciare dalle violenze nei campi di concentramento, e l'uso del napalm in Francia. Il film racconterà proprio questa parte avventurosa della sua vita, oltre a soffermarsi anche sui suoi demoni interiori.

Entusiasta di dirigere il film, Ellen Kuras ha spiegato che era da tempo che lei e Kate Winslet desideravano realizzare qualcosa insieme e ha dichiarato: "Come Lee, viviamo in un tempo nel quale la verità chiede di essere raccontata e in cui a definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è la promessa del potere politico. Lee Miller riteneva importante mostrare la verità e quindi ha fotografato le brutali realtà della Seconda Guerra Mondiale che sono state misconosciute e taciute. Questo film ci porta in un viaggio dove si incontrano lealtà e tradimento ma che alla fine ci svela il mistero di Lee, una donna che aveva seppellito le sue più nascoste verità dentro di sé. Sono estasiata all'idea di poter raccontare questa storia al pubblico contemporaneo".

Sulla carta Lee sembra un film davvero interessante e la presenza di Kate Winslet, spesso alle prese con personaggi femminili carismatici, dovrebbe essere già di per sé una garanzia. L'augurio è che il biopic possa arrivare prima o poi anche nelle nostre sale.



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Via nome di John Wayne dall'aeroporto di Orange County: lo chiede il partito democratico locale

Il partito democratico di Orange County, che è una contea dello stato della California resa celebre, in tempi recenti, dalla serie tv The O.C., ha chiesto di cambiare nome al John Wayne Airport, che si chiama così dal 1979 (anno della morte di John Wayne) e che serve sia la contea di Orange che Los Angeles. Il motivo di una simile richiesta) va individuato nelle posizioni politiche dell'ex star di Hollywood, posizioni decisamente conservatrici che lo portarono, ad esempio, a dirigere nel '69 il film a favore della guerra del Vietnam Berretti verdi, o a dare il proprio sostegno a Joseph McCarthy e alla sua crociata anti-comunista.

I democratici, con una petizione, pretendono la rimozione dall'aeroporto anche di una statua in bronzo dell'attore alta quasi tre metri ed eretta nel '79. Nel documento si legge: "Un movimento nazionale con lo scopo di rimuovere i simboli e i nomi dei fautori della supremazia bianca sta ridando forma alla istituzioni americane, ai monumenti, agli affari, alle organizzazioni no profit e alle squadre sportive, con la consapevolezza che i simboli del razzismo producono continui stress e traumi fisici e psicologici in particolare nelle comunità afroamericane e in altre minoranze oppresse. La rimozione dei simboli razzisti è una misura necessaria per aiutare le comunità a ricordare atti di violenza del passato e a riconoscere le vittime di oppressione".

I democratici sostengono che sono in molti a volere che il John Wayne Airport torni a essere semplicemente l'Orange County Airport per via delle posizioni razziste di John Wayne, che aveva in gran dispetto anche la comunità LGBT. Il documento fa addirittura riferimento a un'intervista rilasciata da Wayne a Playboy nel 1971 nella quale l'attore feticcio di John Ford diceva: "Credo nella supremazia bianca, non mi sento in colpa per il fatto che, cinque o dieci generazioni fa, questi individui erano schiavi".

Come finirà questa storia? Vincerà il politicamente corretto o l'aura magica e intramontabile di un artista che ha dato un contributo fondamentale alla settima arte? Staremo a vedere...



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Segni particolari: Bellissimo, il film da vedere e commentare insieme martedì 30 giugno con SimulWatch

La visione condivisa di martedì 30 giugno organizzata dalla redazione di Comingsoon.it su SimulWatch, la nostra app disponibile gratuitamente su Google Play e App Store, è una commedia italiana interpretata dal "molleggiato" e uscita al cinema nei primi anni 80. In Segni particolari: bellissimo vediamo Adriano Celentano dare il suo meglio nel ruolo di scontroso rubacuori.
Diretto da Castellano & Pipolo, il film del 1983 include nel cast, oltre al burbero seduttore, anche una giovanissima Federica Moro. L'appuntamento per vedere tutti insieme Segni particolari: bellissimo e commentarlo con amici e familiari, ognuno a casa propria, attraverso la chat di SimulWatch è fissato per martedì 30 giugno alle 15:30.

La storia del film ruota intorno al personaggio di Mattia (Celentano), affermato scrittore quarantenne che abita con la "figlia" Michaela (Moro). Un giorno pensa di porre fine a una vita scapestrata di irresistibile quanto involontario libertino rubacuori, dopo una lunga confessione a un amico-prete. L'inizio della sua nuova vita sta per iniziare con il suo matrimonio, ma quella che sta per sposare è la donna sbagliata. Michaela, che non è la figlia ma una giovane e avvenente vicina di casa, anche lei con una forte infatuazione per il bellissimo, decide di giocare le sue carte per sedurlo, ma l'età anagrafica non la agevola.

SimulWatch è la app creata da Coming Soon che è sia motore di ricerca di film all'interno di tutte le piattaforme di streaming legale operanti in Italia, sia una piattaforma attraverso la quale fissare appuntamenti condivisi per la visione di un film e commentarlo attraverso la chat interna con amici, parenti o perfino sconosciuti comodamente dal divano di casa vostra.
Il prossimo appuntamento con la visione condivisa SimulWatch sarà con: Agente Smart - Casino totale.



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