martedì 28 aprile 2026

Michael: Jaafar Jackson canta davvero nel biopic sul Re del Pop? Ecco la verità

Anche se Jaafar Jackson ha la musica nel sangue, ha dovuto applicarsi per ore per riuscire a riprodurre la voce di Michael Jackson nel modo più credibile possibile. Il nipote del Re del Pop interpreta infatti lo zio nel biopic Michael, al cinema dal 22 aprile. Per affrontare la sfida di ricreare non solo la voce ma anche il carisma e le movenze iconiche di Michael Jackson, Jaafar ha seguito una preparazione intensa e prolungata. Figlio di Jermaine Jackson, Jaafar aveva già esperienza nel canto prima del film, avendo interpretato cover e pubblicato musica propria. Tuttavia, per entrare davvero nel ruolo, ha dovuto spingersi molto oltre le sue abitudini artistiche.

Oltre al suo background musicale e a un training specifico, la voce di Jaafar, in alcune sequenze del film, è stata in parte fusa con quella originale di Michael Jackson. In altri momenti, però, soprattutto nelle scene più intime come le sessioni in studio, è solo la voce del 29enne a essere protagonista. "Durante le performance cantavo dal vivo al microfono sopra la traccia di Michael - ha raccontato l'attore in un’intervista a Today with Jenna & Sheinelle - È una combinazione tra la mia voce e la sua". Anche Juliano Valdi, che interpreta Michael da bambino, ha seguito un percorso simile, imparando a cantare per rendere credibile la versione giovane dell'artista dei Jackson 5.

Michael: Jaafar Jackson canta davvero nel film?

Sì: Jaafar canta realmente nel film diretto da Antoine Fuqua, anche se, in alcune tracce, le sue interpretazioni sono mescolate con registrazioni originali di Michael Jackson. Ad esempio, Jaafar e Valdi cantano da solisti nelle scene di Don't Stop Til You Get Enough e I Want You Back. Il music supervisor John Warhurst ha spiegato che, in alcune scene ambientate in studio, gli attori cantano completamente dal vivo, senza sovrapposizioni.

Abbiamo discusso molto se farli registrare davvero in studio, e la risposta è stata sì. Erano in grado di farlo. Dipende tutto dalla filosofia del film: vuoi che il pubblico senta il vero Michael dentro la storia oppure una reinterpretazione totale?

Warhurst ha poi paragonato il processo a quello di un “live musical”, in cui l’attore deve cantare con la stessa energia dell’originale, prima che in post-produzione vengano fusi i vari elementi vocali. Secondo il music supervisor, la voce di Jaafar era già naturalmente simile a quella dello zio, ma questo non ha reso il lavoro più semplice. Jackson ha infatti raccontato di aver affrontato ore e ore di prove quotidiane, tra canto e danza, fino allo sfinimento. "Non è stato facile - ha ammesso - Amo le sfide e volevo dimostrare a me stesso, alla mia famiglia e alla produzione che potevo farcela. Ballavo fino a farmi sanguinare i piedi o a non sentirli più. Mi svegliavo spesso completamente dolorante".

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Jaafar aveva già avuto esperienze di canto prima di Michael ?

Jaafar ha ereditato la passione per il canto e la danza dallo zio fin da bambino. Ha iniziato a dedicarsi più seriamente al canto, alla composizione e alla produzione musicale all'età di 12 anni, traendo ispirazione da leggende come Sam Cooke, Marvin Gaye, Stevie Wonder e Nat King Cole. Ha pubblicato il suo primo singolo, Got Me Singing, nel 2019. Pur avendo esperienza musicale, tuttavia, ha dovuto studiare praticamente da zero la recitazione. Per prepararsi, ha osservato grandi interpreti come Daniel Day-Lewis, Joaquin Phoenix e Christian Bale, cercando di capire il loro metodo e adattarlo al suo approccio.

Ha anche lavorato a lungo sulla voce parlata di Michael Jackson, leggendo testi e libri ad alta voce per entrare sempre di più nel personaggio. Con il tempo, il timbro è diventato sempre più naturale, fino a emergere spontaneamente anche nella vita quotidiana. Il risultato è un’interpretazione costruita su mesi di allenamento, disciplina e immersione totale nel personaggio, ma giudicata unanimemente eccezionale. Jaafar Jackson non si è limitato a imitare Michael: ha cercato di comprenderlo e ricrearlo dall’interno, trasformando la sua performance in un lavoro di equilibrio tra memoria, musica e identità.



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