Era il 2006 quando Il Diavolo veste Prada ha conquistato le sale internazionali per ammaliare centinaia di migliaia di fashion victim nonché i fan della divina Meryl Streep, qui alle prese con un personaggio destinato a entrare nel mito: per la voce flautata, i cappotti abbandonati di proposito sulle scrivanie delle assistenti e un incredibile buon gusto in fatto di outfit per ogni possibile occasione. Ci sono voluti 20 anni e un'ottima sceneggiatura per convincere il cast originale a tornare per un secondo film, ma il miracolo è stato fatto, ed ecco che, come d'incanto, l'implacabile direttrice della rivista di moda Runway, il suo braccio destro Nigel e la ex "Emily" Andy Sachs sono tornati, e dal 30 aprile li rivedremo ne Il Diavolo Veste Prada 2, che arriva nelle nostre distribuito da 20th Century Studios e diretto da David Frankel, a cui dobbiamo anche del primo film. Lo abbiamo intervistato quando Il Diavolo veste Prada è stato presentato al Festival di Venezia e lo abbiamo ritrovato ieri pomeriggio, quando ha incontrato la stampa per parlare dei i temi del nuovo film e del lavoro con gli attori. Il regista ha subito ammesso di sentirsi sotto pressione ora che il debutto del sequel è vicinissimo: "Il pubblico si aspetta molto da questo secondo film e, quando abbiamo cominciato a girare, ero spaventatissimo all'idea di deludere i fan. Il primo giorno di riprese è stato miracoloso, perché non appena Meryl ha indossato la sua parrucca bianca e i suoi incredibili vestiti, è immediatamente diventata Miranda Priestley. Inoltre si è dimostrata particolarmente gentile con la troupe e con gli altri attori, mentre durante la lavorazione del primo film aveva mantenuto le distanze con tutti, specialmente con Anne Hathaway ed Emily Blunt, perché voleva che si sentissero in soggezione proprio come accade ai loro personaggi quando si trovano in presenza di Miranda. L'atmosfera generale era insomma molto gioiosa".
Il Diavolo Veste Prada 2 comincia con la rivista Runway che sta attraversando un momento molto difficile. A salvarla, grazie a contenuti di notevole pregio, potrebbe essere Andy Sachs, che dopo una brillante carriera giornalistica si ritrova improvvisamente senza un lavoro. Il film parte dunque dalla crisi del giornalismo, o meglio della carta stampata, affossata dalla rete e dalle tecnologie avanguardistiche: "Ho l'impressione che siamo tutti condannati a pagare le conseguenze dell'incredibile sviluppo tecnologico di questi ultimi anni in cui tutto si sta digitalizzando. Presto verremo completamente travolti dallo tsunami dell'Intelligenza Artificiale ed è impossibile prevedere cosa accadrà in futuro. Mi sembra però che le nuovissime generazioni stiano tornando alla comunicazione e più in generale alle esperienze dal vivo, ad esempio vedere i film in sala. Comprano i vinili e sono più aperte nei confronti dell'altro, quindi lo sviluppo tecnologico potrebbe subire una battuta di arresto, anche se non ne sono poi così sicuro".
Nei 20 anni che ci separano dal primo film, il mondo è cambiato, e questo cambiamento influenza il rapporto fra Andy e Miranda, che più che mai hanno bisogno l'una dell'altra: "È interessante il fatto che debbano per forza lavorare insieme per salvare Runway e l’avvenire di entrambe. Questo film parla di sopravvivenza e dei sacrifici che sei costretto a fare per non soccombere professionalmente. Sia Andy che Miranda sono disposte a pagare il prezzo necessario a tenersi il lavoro: Andy facendo ciò che le garantisce di poter continuare a essere una giornalista e Miranda, ovviamente, cercando di tenere in vita Runway come rivista cartacea. Per fortuna la collaborazione tra le due donne si rivela felice, anche se Andy sente ancora quell'ansia che avvertono le persone che lavorano con Miranda, che sembra voler dire a tutti: 'Non siamo una squadra, non siamo soci, io resto il tuo capo'. Mi piace però pensare che in futuro Andy e Miranda lavoreranno sempre insieme".
La Miranda de Il Diavolo Veste Prada 2 è diversa dalla cinquantenne che abbiamo incontrato lustri or sono: "Certamente il personaggio è frutto della collaborazione fra me e Meryl, ma a crearlo è stata la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, quindi la Miranda di questo sequel è in realtà il frutto di un lavoro a tre. Ci siamo chiesti a lungo se Miranda dovesse essere sposata, felicemente sposata, perché la situazione matrimoniale del personaggio aveva avuto grande peso nel primo film. Un po’ sorprende vederla felice insieme al nuovo marito Stuart, ma questa sua felicità coniugale fa sì che a casa non avverta un senso di estraneità. Invece al lavoro si sente più vulnerabile di prima. Il budget è ridotto, si vendono meno copie della rivista e le pressioni del suo editore sono più insistenti. Miranda spera di ottenere una promozione che però fatica ad arrivare. Per queste ragioni appare probabilmente più insicura di com'era nel primo film, anche se resta una donna di potere che ama le sfide e le affronta al meglio".
Il Diavolo Veste Prada 2 non si limita a un'incursione nel mondo della moda. Il film si spinge oltre, esplorando contesti diversi seppur legati ancora una volta al potere, quel potere che, nel caso di Miranda, è esemplificato dagli outfit che sceglie, rigorosamente caratterizzati da linee pulite e tagli squadrati: "Era importante esplorare un contesto diverso, avere un nuovo approccio e raccontare una storia che fosse un po’ più complessa e che coinvolgesse maggiormente l'intero universo degli affari. Volevamo raccontare che cosa sta accadendo al mondo dei media in generale, e quindi la crisi della carta stampata, l’impero del digitale e la paura dell'Intelligenza Artificiale. La lavorazione di questo film è stata molto piacevole anche perché avevamo la sensazione che stavamo facendo qualcosa di utile".
Proprio come il primo film, Il Diavolo Veste Prada 2 doveva avere un andamento rapido, al passo con la frenesia delle nostre vite: "Volevamo che il film avesse un ritmo, e quindi un montaggio molto serrato. L'universo che racconta è pulsante di energia, e desideravamo che il pubblico la avvertisse. Andy si rende conto che il mondo di oggi è davvero impegnativo per le persone giovani. Andy ora è una donna di 40 anni, il che la rende molto diversa dalla Andy del primo film, ma ha lo stesso disperato bisogno di non perdere il lavoro e affronta le stesse difficoltà che si trovano di fronte tante persone giovani di oggi, che si domandano: 'Troverò un lavoro? Ci sarà ancora la possibilità di lavorare in futuro?’. Voi che siete nel mondo della comunicazione purtroppo queste cose le sapete bene".
Forse qualcuno ricorderà che David Frankel ha diretto anche diversi episodi di Sex and the City. Per questa ragione non potevamo non chiedergli una riflessione sulla città che non dorme mai: "New York è cambiata drammaticamente in questi 20 anni, è il mio posto preferito al mondo dove girare film, ogni strada sembra un set cinematografico e in più, mentre giravamo, c’erano centinaia di fan del primo film che ci guardavano. La città è un personaggio del film, ha una sua vita autonoma, e perfino nelle scene in interno volevo che si girasse davanti a una finestra in modo che fosse chiaro che la città faceva parte delle loro vite. Il film prende tantissima energia da New York, e credo che la cosa più bella di questa città sia che chi ci va ha l'impressione di sentirsi incredibilmente vivo".
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