martedì 30 giugno 2020

Almodovar in Madres paralelas tornerà a raccontare la maternità con Penelope Cruz protagonista

Sono pochi i rapporti così speciali fra un autore e la propria attrice feticcio come quello fra Pedro Almodovar e Penelope Cruz, che torneranno a lavorare insieme nel film Madres paralelas, un ritorno al tema più caro del regista spagnolo, la maternità, in un dramma ambientato a Madrid. La preproduzione dovrebbe partire il prossimo ottobre, mentre le riprese sono previste per il febbraio del 2021, con un’uscita nelle sale a fine anno. Sono informazioni date a Variety dal fratello del regista, Agustin Almodovar, produttore di questo come degli altri film del grande cantore della donna al cinema.

Nonostante non ci siano ancora certezze o contratti firmati, come detto dovrebbe essere molto probabilmente la Cruz a recitare nel ruolo della protagonista. Per ora ha già letto e amato la sceneggiatura, difficile immaginare possa finire per rifiutare. Madres paralelas è un progetto a cui Almodovar pensa e lavora da molto tempo. La quarantena da tre mesi che ha costretto in casa gli spagnoli, come quasi tutti gli europei, ha fatto sì che riuscisse a rimettere mano sulla storia e a finire di scrivere la sceneggiatura.

La storia è quella di due madri che partoriscono lo stesso giorno, mentre il film segue le loro vite parallele nei primi due anni di vita dei bambini, secondo quanto dichiarato da Almodovar all’agenzia spagnola EFE, la prima a dare la notizia che Madres paralelas sarà il prossimo progetto per il regista, che a questo punto ha messo in attesa il lavoro di preparazione della sua prima opera in inglese, A Manual for Cleaning Women, adattamento della collezione di racconti della scrittrice americana Lucia Berlin pubblicata in Italia per Bollati Boringhieri con il titolo La donna che scriveva racconti.



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30 anni di Tartarughe Ninja alla riscossa: i segreti e le curiosità del film cult

Nel 1990 usciva negli States Tartarughe Ninja alla riscossa, poi anche nelle nostre sale in quel Natale: il film di Steve Barron compie 30 anni ed è disponibile in streaming su Amazon Prime Video. Girato nel 1989, di fatto conclude il decennio magico degli anni Ottanta, pieno di cult realizzati con tecnologie artigianali e analogiche, prima della rivoluzione digitale partita da Jurassic Park nel 1993. Per questo motivo ci sembra doveroso celebrare il film raccontandolo da tre punti di vista differenti.

Tartarughe Ninja alla riscossa, come furono realizzate le tartarughe

Se si pensa al reboot Tartarughe Ninja del 2014, è facile immaginare come siano stati resi sullo schermo Michelangelo, Donatello, Raffaello e Leonardo: computer grafica, in performance capture e animazione manuale in post-produzione, come integrazione. Prassi. Tra il 1989 e il 1990 questa era fantascienza, quindi le umanoidi tartarughe ninja ideate per il loro fumetto da Kevin Eastman e Peter Laird dovevano essere fisicamente presenti sul set.
Quando la Golden Harvest decise di produrre l'adattamento, si associò alla Limelight Entertainment, che aveva sotto contratto il regista Steve Barron: era un allineamento di pianeti, perché Barron aveva diretto già diversi episodi della serie fantasy The Storyteller, ideata dal creatore dei Muppet, Jim Henson. Il suo legame con Henson avrebbe potuto coinvolgere nella produzione il Jim Henson Creature Shop per la creazione di costumi, pupazzi e animatronic.
Negli studi londinesi di Henson, gli elaborati costumi per Tartarughe Ninja alla riscossa furono creati in 18 mesi: stando allo stesso Jim, si trattò fino a quel momento delle creature più complesse a cui avessero dato mai vita. I performer, oltre a indossare i loro scafandri per trasformarsi nei quattro fratelli, portavano nascosti nelle teste i rumorosi apparati necessari a muovere i muscoli facciali, telecomandati esternamente da burattinai: Josh Pais, interprete di Raffaello, paragonò l'esperienza a un giro "alla Stazione Centrale di New York, all'ora di punta, con la testa in una lattina". I costumi inoltre rallentavano i movimenti, tanto che le sequenze con le Tartarughe Ninja furono girate a 22-23 fotogrammi al secondo, in luogo degli usuali 24, in modo tale da risultare leggermente accelerate in proiezione... e quindi meno goffe!
Il saggio ratto Splinter era invece un classico Muppet, mosso da più persone diverse: il veterano Kevin Clash (attivo anche su Labyrinth) e un suo collega si occupavano della performance di testa e arti, mentre un terzo burattinaio telecomandava la sua mimica facciale.
Discorso diverso per i flashback: se vi sono sembrati sgranati e sfuocati, ciò si deve all'uso della pellicola Super 8, per volere di Barron. Non fu tuttavia lui a dedicarsi a questi segmenti: furono affidati alla seconda unità, diretta da Brian Henson, figlio di Jim e in futuro autore in proprio.

Tartarughe Ninja alla riscossa, il film che nessuno voleva fare

Oggi adattare un fumetto in un cinecomic sembra un affare a cui nessuno sa dire di no, ma le cose non stavano così negli anni Ottanta. Sin dalla prima pubblicazione del fumetto nel 1984 si era pensato di trarne un film, ancora prima che partisse la serie tv animata omonima nel 1987: ebbene, si era rivelato praticamente impossibile trovare qualcuno interessato a rischiare. Il progetto fu rifiutato da Walt Disney, Columbia, MGM, Orion Pictures, Paramount e Warner, spaventate dal flop dei Dominatori dell'universo del 1987, per nulla aiutato dalla popolarità del cartoon televisivo. Finalmente il film fu avviato grazie all'allora piccola New Line, all'epoca legata solo al cinema di serie B o indipendente. Per questa ragione, paradossalmente Tartarughe Ninja non è annoverabile tra i "blockbuster", ma anzi è stato per decenni considerato il più remunerativo film indie mai realizzato: costato appena 13.500.000 di dollari (equivalenti a 26.750.000 di oggi), ne portò a casa nel mondo oltre 200, di cui ben 135 (pari a 267 attuali) solo negli States! Diede origine a due seguiti, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze (1991) e Tartarughe Ninja III (1993).
Ironia della sorte: Corey Feldman, uno dei Goonies, accettò di doppiare in originale Donatello accontentandosi di 1.500 dollari (!), sicuro che si trattasse dell'impegno per un B-movie che a stento avrebbe tirato su qualche dollaro in home video.

Tartarughe Ninja alla riscossa, qualche curiosità

Le Tartarughe Ninja avevano un fan d'eccezione, Robin Williams! Amico di Judith Hoag alias April dopo Cadillac Man, le spiegò in cosa consistesse il franchise, basandosi sulla sua collezione. Judith accettò il ruolo, battendo le altre attrici in lizza, molte delle quali divenute poi star di prima grandezza: Sandra Bullock, Nicole Kidman, Jennifer Beals, Marisa Tomei, Lorraine Bracco, Winona Ryder Melanie Griffith, Sean Young e Brooke Shields! L'attrice rimase tuttavia scottata sia dalla velocità di produzione delle scene che la riguardavano (sei giorni!) sia dalla violenza del film finito, a dir il vero invisa anche allo stesso Jim Henson, che prese le distanze dal risultato finale, pur mantenendosi orgoglioso dal lavoro svolto sugli animatronic. Jean Paige Turco ereditò la parte di April nel secondo e terzo lungometraggio del ciclo.
Come forma di ringraziamento per il duro (e asfissiante!) lavoro negli scafandri, ai quattro interpreti fisici delle Tartarughe furono concessi cammeo nel film: il Michelan Sisti di Michelangelo per esempio è il fattorino delle pizze.
Se avete buon occhio, realizzerete che il capo dei "giovani perduti" comandati da Shredder ha un volto noto: è un giovanissimo Sam Rockwell, non all'esordio assoluto, perché era già stato nel cast di Ultima fermata Brooklyn nel 1989.
Presumiamo inoltre che il vero appassionato di Quentin Tarantino possa fare un salto sulla sedia leggendo i credits dei montatori: al suo primo incarico in lungometraggio, c'è qui infatti la compianta Sally Menke.
Anche molti giovani future star maschili gravitarono intorno al progetto in fase di casting, per il ruolo di Casey Jones andato poi ad Elias Koteas. Volete qualche nome illustre? Keanu Reeves, Christian Slater, Johnny Depp, Emilio Estevez, Jason Patric, Kiefer Sutherland, Alex Winter e River Phoenix. Scopri Amazon Prime Video



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Jim Carrey racconta Hollywood in un libro satirico di memorie, e ha paura che Tom Cruise possa picchiarlo

Jim Carrey è pronto a dire tutto su Hoillywood, ma a suo modo, satiricamente, addirittura in maniera distorta, come lui stesso ha detto presentando il suo libro di memorie Memoirs and Misinformation al New York Times. Scritto insieme a Dana Vachon, sarà nelle librerie americane a luglio, dopo ben otto anni di lavoro di scrittura a quattro mani. Viene raccontata la storia di una versione di finzione di Jim Carrey che si muove per Hollywood in cerca di senso, dopo anni di successo come attore.
Viene definito “un romanzo semi-autobiografico” intento a creare una sorta di Hollywood parallela, l’unico bizzarro modo in cui Carrey ha voluto declinare la sua versione di memoir.

Non c’è niente, a questo punto della mia vita artistica, di più noioso dell’idea di scrivere fatti reali della mia vita in qualche forma di ordine cronologico”, ha detto l’attore. “Cercare di espandere il mio brand: non troverete niente di simile, in questo libro. Jim Carrey è un avatar di chiunque si trovi nella mia posizione: dell’artista, della celebrità, della star. Quel mondo con tutti gli eccessi e la voracità, la vanità, l’essere autoriferiti. Alcune cose sono molto vere, ma non saprete cosa è vero e cosa non lo è, ma anche gli aspetti di finzione del libro rivelano una verità”.

Il primo incontro con Jim Carrey nel libro ce lo presenta come un attore solitario sommerso dal privilegio e dalla ricchezza. È a un punto della sua carriera in cui “sta scegliendo fra il ruolo di protagonista in un biopic su Mao tse-tung e un film di studio basato su un giocattolo per bambini”. Una seconda possibilità a Hollywood gli arriva dopo aver incontrato una giovane ragazzina ingenua di nome Georgie, facendo squadra con lo sceneggiatore Charlie Kaufman per un “nuovo film che si spinge oltre i limiti”. Come noto, Carrey ha realmente lavorato con Kaufman in Se mi lasci ti cancello.

La particolarità del libro Memoirs and Misinformation è la presenza di versioni di finzione di grandi star del cinema come Gwyneth Paltrow, Nicolas Cage o Anthony Hopkins, fra gli altri. Sempre parlando con il New York Times, l’attore ha detto di aver mandato una lettera di spiegazione a ogni persona citata nel libro, spiegando cosa intendesse fare con il suo romanzo. “È satira e parodia, ma fatta anche con reverenza. La maggior parte delle persone presenti nel libro sono persone che ammiro molto”. 

Qualche esempio? Nicolas Cage, pensate, è addirittura un collezionista di teschi di dinosauro, nonché nella finzione migliore amico di Carrey. I due si sono molto parlati durante la scrittura, rassicura Carrey, e Cage ha avuto solo parole di incoraggiamento per il progetto. “Non hai idea, Jim, sono molto onorato, amico”, ha risposto una volta saputo, mentre Carrey gli ha assicurato di avergli riservato “le battute migliori”.

Poi però c’è la questione Tom Cruise, che viene citato come "Laser Jack Lighting” per ragioni legali. “Si fa tutto per divertimento”, ha aggiunto Carrey al Times, anche se non è proprio sicuro al 100% che Cruise la prenderà bene. “Si tratta semplicemente di prendere in giro la litigiosità di Hollywood. Conosco Tom Cruise, potrebbe picchiarmi, ma prenderò le botte per un’opera d’arte. Penso invece che lo amerà”.

Memoirs and Misinformation sarà disponibile dal 7 luglio, anche in una versione audiobook letta da Jeff Daniels, compare di Carrey in Scemo e più scemo.



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Nonno questa volta è guerra: il film con Robert De Niro nonno riottoso in arrivo a settembre

E’ da diverso tempo, ormai, che Robert De Niro affianca grandi film d'autore, spesso drammatici, a commedie scanzonate. Per questo, dopo la parentesi seria di Joker e The Irishman, l'attore tornerà a far ridere in Nonno questa volta è guerra.

Destinato ai piccini più che ai grandi, Nonno questa volta è guerra è un film di cui vi parliamo da un bel po' ma che non è mai arrivato nelle sale. E' l'adattamento dell'omonimo libro per bambini di Robert Kimmel Smith e il conflitto a cui si fa riferimento avviene fra un nipote e suo nonno, che si è appena trasferito a casa sua e che vorrebbe dormire proprio nella sua camera da letto. Niente pistole né fucili reali, dunque, ma una battaglia simbolica e decisamente buffa, magari a colpi di cuscino.

Se il bambino del film ha il volto di Oakes Fegley, noto per aver recitato, nel 2016, ne Il drago invisibile e di recente ne Il Cardellino, insieme a De Niro ci sono attori di prima grandezza come Christopher Walken, Uma Thurman, Eugene Levy e Rob Riggle. La regia è di Tim Hill, che ha deliziato i bambini di tutto il mondo con Garfield 2 e Alvin Superstar, e che ha firmato l'atteso SpongeBob - Amici in Fuga.

Ricordiamo che De Niro è già stato nonno al cinema, per esempio in Nonno scatenato, una commedia scorretta e sboccata in cui duettava con Zac Efron. Nonno questa volta è guerra dovrebbe arrivare, negli Stati Uniti, il prossimo 21 settembre. Ecco la sinossi ufficiale del film:

Nonno questa volta è guerra racconta di Peter (Oakes Fegley) e di suo nonno Jack (Robert De Niro). I due si sono sempre voluti molto bene, ma quando nonno Jack si trasferisce in famiglia, Peter è costretto a cedergli la cosa che gli appartiene che ama di più: la sua camera da letto. Peter non si fermerà davanti a niente pur di riavere la sua stanza, organizzando insieme agli amici una serie di scherzi per cacciarlo via. Ma il nonno non è uno che si arrende facilmente e fra i due scoppia una guerra in cui tutto è lecito.


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Ritorno al futuro, i 35 anni celebrati con poster, puzzle e spille ad hoc

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Il Sundance del 2021 sarà ripensato, online ma anche dal vivo

La nuova direttrice del Sundance Film Festival, Tabitha Jackson, dovrà ripensare la prossima edizione, quella del gennaio 2021, la prima in epoca di pandemia di Covid-19. In un memo interno vengono anticipate alcune caratteristiche di un evento che sta studiando ogni possibile declinazione concreta, anche se mancano ancora molti mesi alla passerella del cinema indipendente di Park City, Utah.

Si parla di proiezioni online che permetteranno di seguire il festival a distanza, e addirittura di una possibile variazione delle date. Mentre altri eventi hanno optato per il solo programma in digitale o per un rinvio, Sundance sembra voler seguire la linea d’azione di Toronto che mescolerà le due modalità.

“Stiamo attivamente pianificando i vari scenari di salute pubblica”, dice nel memo la Jackson, “come la possibilità di riunirsi, ma senza che sia ancora disponibile per un ampio numero di persone il vaccino contro il Covid-19. Sapendo che ora gli assembramenti con distanziamento sociale sono permessi in Utah e in altri stati, ma esistono ancora forti limitazioni per i viaggi, e eventi con molte persone, bus navetta, e file per chi è in lista d’attesa non sono consentiti, il che potrebbero limitare il numero di cinema utilizzati durante il festival in Utah”.

Insomma, bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi mesi, e la cosa non vale solo per il Sundance, ma per tutti i festival, ancora in dubbio se diventare evento locale, globale, con presenze dal vivo e online, o, come è molto probabile, una varia combinazione fra queste modalità.



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Christopher Nolan non ammette sedie sul set

Sono mesi che vi parliamo di Tenet, che arriverà nelle sale italiane il 26 agosto, quindi 14 giorni dopo la sua uscita negli Stati Uniti, e delle bizzarre abitudini di Christopher Nolan, che ha estenuato Robert Pattinson con un primo incontro sul film durato 3 ore e ha lasciato Michael Caine e Kenneth Branagh piuttosto confusi sul significato, sulla trama e perfino sui personaggi che interpretano.

Quello che non sapevamo è che il regista inglese che può permettersi budget stellari senza cedere a pressioni di produttori e Studios ha un'abitudine particolarissima che spesso disorienta gli attori. Christopher, mentre gira (ma anche prima e dopo una scena) non vuole sedie sul set. A raccontarlo, parlando con Hugh Jackman in una reunion su Les Misérables su Zoom, è stata Anne Hathaway, che è stata diretta da Nolan ne Il cavaliere Oscuro - Il Ritorno e in Interstellar

Queste le parole dell'attrice, che ha cominciato col dire che l'autore di Inception proibisce l'uso dei cellulari durante la giornata di lavorazione: "Chris non vuole nemmeno le sedie. Ho lavorato con lui due volte. Non permette che ci siano sedie perché, se sul set ci sono delle sedie, le persone si siedono, e se si siedono, significa che non lavorano. Fa dei film incredibilmente ambiziosi, tecnicamente perfetti ed emozionanti, arrivando alla fine sempre nei tempi giusti e senza sorpassare il budget iniziale, credo che ciò abbia a che vedere con la mancanza di sedie".

Anni fa, precisamente ai tempi di Inception, ci capitò di conoscere e intervistare Christopher Nolan. Lo trovammo un uomo incredibilmente mite e gentile, un po’ riservato ma disposto a spendersi e a rispondere in maniera dettagliata alle domande. Ciò non è per forza in contraddizione con la sua policy sul set, che evidentemente, come dice la Hathaway, gli permette di andare avanti spedito e concentrato. Il suo Tenet è sicuramente il titolo più atteso dei prossimi mesi, anche per il mistero che lo avvolge e per il cast all star, composto da John David Washington, Elizabeth Debicki, Aaron Taylor-Johnson, Michael Caine, Robert Pattinson, Kenneth Branagh, Himesh Patel.



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