giovedì 7 maggio 2026

Illusione di Francesca Archibugi: una storia di provincia, un noir con un angelo biondo, l’adolescenza come sospensione

Che sia un noir, un thriller, un film di inchiesta o una particolarissima storia d'amore, Illusione è in tutto e per tutto un film di Francesca Archibugi, regista che ama scandagliare le profondità dell’animo umano e che si è sempre lasciata prendere per mano dai personaggi che hanno bussato alla porta della sua immaginazione. Non li ha mai abbandonati a loro stessi e, prima di renderli protagonisti di un racconto per immagini, ha imparato ad amarli e poi li ha ben cesellati. Tempo fa, leggendo un trafiletto sul Corriere dell’Umbria, la regista è rimasta incuriosita da una ragazza molto giovane trovata in un fosso nella periferia di Perugia. L'avevano creduta morta e invece era ancora viva. Così è nata la “vergine moldava” Rosa Lazar, un angelo biondo che ha rischiarato con la sua luce e il suo candore una città cupa e piovosa, influenzando poi ogni movimento di macchina e immagine di Illusione. Scritto da Laura Paolucci, Francesco Piccolo e dalla stessa Archibugi e prodotto dalla Fandango, il film è da oggi nelle nostre sale con 01 Distribution, con la sua verità, i suoi non detti e con i suoi sopraffini interpreti: Michele Riondino, Jasmine Trinca, Filippo Timi, Vittoria Puccini e l'esordiente Angelina Andrei.

Illusione: la trama e il trailer

Illusione segue dunque la vicenda di una ragazzina ritrovata in un fosso in una zona periferica di Perugia con indosso abiti costosi. Si chiama Rosa Lazar, non ha nemmeno 16 anni e si suppone sia una prostituta, che sembra non rendersi conto delle violenze subite. A occuparsi del suo caso vengono chiamati la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi. Quest’ultimo si rende conto che Rosa ha un forte disturbo della personalità che rischia di compromettere un'indagine che si rivela via via più scottante. Parallelamente all'investigazione giudiziaria, sarà quindi cruciale portare avanti un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar.

Illusione: la provincia, il potere e le illusioni

Se il caso di Rosa Lazar ci porta dall'Europa dell'Est a Strasburgo e dalla Francia all’Umbria, Illusione è una storia di provincia, o meglio sulla provincia, che diventa una strada senza uscita, un vestito troppo stretto nonché il simbolo di una immobilità fisica e mentale. Stefano Mangiaboschi si è allontanato da Perugia, ma il lavoro lo riporta nella sua città e fa riaffiorare in lui un passato doloroso. Il personaggio non sa gestire l'attaccamento di Rosa e, nel contesto in cui si trova, il tentativo di difendere la sua integrità diventa una lotta contro il pregiudizio. A tal proposito Francesca Archibugi ha dichiarato:

In fondo, la provincia è l'impossibilità di cambiare identità: resti per sempre quello che sei stato, anche se non lo sei più. Tutti noi cambiamo nel corso della vita, ma in un ambiente dove tutti conoscono tutti, questa trasformazione è più complessa e spesso non viene accettata. È una cosa terribile: viene sacrificata la parte più vitale dell’esistenza, ovvero la possibilità di evolversi. E se ci penso, anche il mondo del cinema in fondo è una grande provincia.

L'immutabilità della provincia sembra influenzare il ritmo del film, che non ha l'andamento serrato di un crime movie ma si prende le giuste pause e lascia spazio al silenzio e alla sospensione, che diventa anche sospensione del giudizio, ma solo sui protagonisti. Il mondo maschile adulto che ruota intorno a Rosa viene invece descritto come un luogo di sopraffazione, di esercizio di potere su persone indifese, perché la bellezza, soprattutto quando è legata all'innocenza, attira il bisogno di dominare. Alla Archibugi interessa infine parlare ancora una volta di adolescenza come età sospesa, non solo tra infanzia e vita da adulti ma anche tra verità e bugie e realtà e illusione. E l’illusione qui è la visione del mondo di Rosa Lazar, che trasforma il male in un gioco.

Illusione: i protagonisti Jasmine Trinca e Michele Riondino



Francesca Archibugi e Jasmine Trinca non avevano mai lavorato insieme prima del 2024, anno in cui la regista ha firmato la miniserie La Storia, tratto dall'omonimo romanzo di Elsa Morante. “La Storia” è il libro preferito di Jasmine Trinca, che grazie alla Archibugi ha potuto restituire dignità a una donna, o meglio a un personaggio femminile che altrimenti sarebbe precipitato nell'oblio. La PM Cristina Camporeschi è più spigolosa di Ida Ramundo e più volitiva, e certamente anche più fragile. Di lei e di Jasmine la regista ha detto:

Noi registi ci innamoriamo artisticamente e Jasmine fa nascere il desiderio di non perderla. Il suo personaggio l'ho sempre chiamato per cognome, "la Camponeschi", e lei ha capito subito cosa significasse: pur essendo tutto meno che una persona fredda, è riuscita a dare vita a una donna glaciale fuori ma bollente dentro. La magistrata che interpreta persegue la sua intuizione con accanimento, anche quando tutto e tutti sembrano darle torto. Per lei la giustizia non è solo un lavoro, ma un modo di stare al mondo.

Michele Riondino è invece al suo primo film con Francesca Archibugi, come lei stessa ha raccontato:

A Michele sono arrivata per gradi: non avevo un'idea predefinita di Stefano in testa, così ho fatto vari incontri e provini, e lui mi è piaciuto moltissimo. Di nuovo, non basta che un attore sia dotato; devi avere voglia di lavorare con la sua lealtà e il suo amore per il progetto comune. Ha affrontato un personaggio complesso: Stefano viene travolto da una "bomba d’amore" dalla paziente che è chiamato a seguire. Diventa quasi eroico nel resistere a questa "vergine moldava" così innocente e seducente.

Angelina Andrei è alla sua prima esperienza significativa davanti alla macchina da presa. Aveva recitato soltanto in un cortometraggio amatoriale e Francesca Archibugi l'ha trovata a Bucarest. Angelina ha imparato l'italiano, e sono bastate poche prove con Jasmine Trinca e Michele Riondino a far capire alla regista di aver trovato finalmente la sua Rosa Lazar.

Partendo da un dato di realtà, Illusione è stato preceduto da un lungo lavoro di studio e documentazione da parte dei tre sceneggiatori, che hanno sentito la necessità di confrontarsi con chi ha a che fare con situazioni come quella di Rosa, e quindi giudici, poliziotti e perfino il Procuratore della Repubblica di Perugia. Questa attendibilità rende il film attuale e molto urgente.



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