Aveva cinque anni Massimiliano Gallo quando ha debuttato sulle tavole del palcoscenico, e il teatro è sempre stato la sua casa e il suo posto del cuore, anche perché sua madre Bianca Maria Varriale era un'attrice, mentre suo padre Nunzio Gallo un cantante e un attore. A Napoli il teatro, si sa, non può non passare attraverso Eduardo De Filippo. Le sue commedie Massimiliano Gallo le ha interpretate diverse volte, anche nei tre film tv del 2024 Filumena Marturano, Napoli milionaria e Questi fantasmi, e forse era destino che nel suo primo film da regista ci fosse il più grande dei fratelli De Filippo, naturalmente come personaggio. La Salita, infatti, ci mostra Eduardo, da poco nominato Senatore a vita, che si reca a Nisida, contribuisce alla ristrutturazione del Teatro del carcere minorile e fonda una scuola di scenotecnica e una di recitazione, inviando gli attori della sua compagnia per allestire il primo spettacolo teatrale in un Istituto penitenziario minorile italiano. A questa storia la sceneggiatura ne mescola un’altra, sempre vera, che narra di quando, nel 1983, il carcere di Pozzuoli venne chiuso e le detenute furono smistate tra varie prigioni, compreso l'IPM di Nisida. C'è infine una terza trama, legata al desiderio di vendetta di una detenuta.
La Salita arriverà nelle nostre sale il 9 aprile distribuito da Fandango, ma noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo al Bif&st - Bari International Film Festival 2026, dov'è stato presentato tra gli Eventi Speciali. Naturalmente era presente Massimiliano Gallo, che con grandissimo piacere abbiamo intervistato, chiedendogli innanzitutto se fosse nata prima l'idea di debuttare nella regia di un film o la voglia di raccontare a modo suo questo bellissimo esempio di come l'arte e la bellezza possano cambiare il mondo. "Avevo già l'idea di dirigere un film e pensavo a una commedia" - ha risposto. "Un giorno Riccardo Bruni mi ha mandato questa sceneggiatura, che ho rifiutato perché era ambientata ai giorni nostri, e non avevo voglia di raccontare quest'epoca che secondo me è poco romantica. Dopo un po’ mi hanno richiamato dicendomi: "Siamo tornati indietro nel tempo, siamo tornati a due storie che secondo noi meritano attenzione", che poi sono quelle che abbiamo narrato nel film, così ho risposto: "D'accordo, possiamo ripartire da qui", e quindi ho cambiato molte cose nella sceneggiatura e abbiamo confezionato quello che poi è diventato La Salita".
Come volevi raccontare il carcere minorile? O Meglio, come non volevi raccontarlo?
Di certo non mi interessava fare una riproposizione di Mare Fuori. Non volevo raccontare né la detenzione né il motivo per cui quei giovani detenuti si trovavano a Nisida. Non ho fatto vedere quasi nulla del carcere. Ho mostrato dei ragazzi che stanno in una dimensione straordinaria, e cioè fuori dall'ordinario, perché hanno sbagliato, hanno fatto delle cose. Tuttavia hanno i sogni di tutti i ragazzi normali e, se li metti in condizione di riscattarsi, probabilmente riusciranno a trovare la strada giusta. Ovviamente sta a loro cogliere la giusta occasione. Non è che all'improvviso si viene unti dal Signore, e infatti qualcuno di loro si è salvato e qualcuno no, e fa parte del gioco della vita, però sapere che delle persone che non hanno mai conosciuto la bellezza possano salvarsi nel momento in cui entrano in contatto con questa bellezza, mi sembra una cosa importante da comunicare.
Per un attore e regista teatrale napoletano, Eduardo De Filippo è un'eredità ingombrante o uno stimolo?
Per me è sempre uno stimolo, perché anche quando ho recitato nei tre film tv dalle commedie di Eduardo, al di là della consapevolezza del valore dei testi che interpretavo, mi sentivo molto orgoglioso e contento. Poi una cosa ti può piacere o non piacere, per carità, siamo ancora in una democrazia, però io ho sempre sostenuto che dire che non si può fare Eduardo senza Eduardo equivale a fare un cattivo servizio all'Eduardo autore. Il fatto è l'Eduardo attore purtroppo ha creato un precedente perché ha registrato tutte le sue commedie in Rai, e quindi gli attori a volte non si sentono all'altezza. Tuttavia Eduardo De Filippo è talmente grande come autore, che se tu lo leggi per come lui ha scritto - e ha scritto tutto, anche le virgole e i sottotesti - è difficile che tu non riesca a interpretarlo. Eduardo è talmente grande… è l'autore italiano più rappresentato al mondo, in più è stato anche uno dei più grandi intellettuali del '900 insieme a Pasolini e a Pirandello. Quando va a Nisida, non fa della retorica: firma un assegno e fa costruire un teatro. Mette il suo scenografo a disposizione del carcere e salva dei ragazzi.
Il teatro resta sempre il tuo primo e grande amore?
Sono nato in teatro e spero di morire in scena a 100 anni. Il set è una bellissima esperienza, soprattutto psicologica, nel senso che ti permette di scendere molto più in profondità con i personaggi, quindi non lo lascerei mai, però credo che questa separazione fra questi due mondi sia un problema solo italiano, nel senso che gli inglesi sono tutti attori di teatro, poi fanno dei film e degli sceneggiati importanti. Io mi sono sempre mosso da un ambito all'altro senza farmi tante domande su come essere classificato, però il teatro lo devo fare almeno 3 o 4 mesi all'anno, perché mi dà una grande scarica di adrenalina.
Ne La Salita hai affiancato a grandi attori come Gianfelice Imparato e Antonio Milo dei non attori. I due gruppi si sono amalgamati facilmente?
Il set è stato particolarmente felice, nel senso che ci siamo voluti tanto bene e alla fine anche i tecnici, i cinematografari romani erano commossi. Sia ai ragazzi che ai grandi ho fatto leggere il copione a tavolino proprio come si usa a teatro. Abbiamo provato le scene insieme ai musicisti e con le canzoni. Per tranquillizzare i ragazzi, li ho fatti andare sul set prima di cominciare a girare: hanno visto come avevamo ricostruito le celle e hanno parlato con il direttore della fotografia. Sono stati straordinari e li ho seguiti uno per uno. La cosa che mi rende più orgoglioso è che nel film anche chi ha una sola posa lascia il segno, e succede perché sono andato a pescare tutti gli attori più bravi che c'erano, ad esempio Roberta Caronia, che è un'attrice di teatro incredibile e poteva rendere giustizia alla complessità del personaggio, che è una manipolatrice ma poi si affeziona al ragazzo che vorrebbe vendicare per lei la morte del figlio. Poi ho chiamato mia moglie a interpretare l'istitutrice e Mariano Rigillo per il ruolo di Eduardo. Mariano sembra un attore inglese. Mi ricorda David Niven perché fa tutto con una classe incredibile ed è riuscito a riproporre Eduardo senza scimmiottarlo, senza fare una caricatura. Infine c'è Maurizio Casagrande che impersona benissimo Carlo Croccolo e Gianfelice Imparato che fa il direttore del carcere. E non bisogna dimenticare la colonna sonora di Enzo Avitabile, che secondo me è un valore aggiunto.
Ti è capitato di portare il teatro in un carcere?
Mi sono recato spesso nel carcere minorile di Nisida, perché c’è un direttore illuminato che andavo spesso a trovare, però diciamo che per lavoro ho frequentato tutte le prigioni, ad esempio Rebibbia. Vado a incontrare i detenuti, e quando sto con loro mi accorgo che in quella giornata è come se ci fosse una bolla in cui respirano per un attimo un'aria diversa. L'ultimo in cui sono stato era a Siena. Stavo facendo uno spettacolo in città, siamo andati e ho scoperto che i detenuti avevano un progetto molto bello: un disco suonato e cantato da loro e dalle guardie carcerarie. Una cosa del genere è la dimostrazione che puoi far migliorare le persone. Il problema è che devi dare la possibilità di sognare anche a loro perché altrimenti non c'è mai speranza e quindi non c'è nemmeno la riabilitazione
from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/fmFadRQ
via DiCinema - Qui si parla Di Cinema sul web
Nessun commento:
Posta un commento