venerdì 25 giugno 2021

The Most Beautiful Boy in the World: Björn Andrésen tra Luchino Visconti, Lady Oscar e Ari Aster chiude il Festival di Pesaro

Se avete visto Midsommar - Il villaggio dei dannati, il folk horror di Ari Aster di qualche anno fa, vi ricorderete probabilmente della scena dell'ättestupa, che è primo vero shock del film, e il momento in cui i protagonisti del film iniziano a capire che in quella comunità ancestrale svedese in cui sono capitati c'è qualcosa di strano.
Protagonisti dell'ättestupa sono, per chi non lo ricordasse, due anziani membri della comunità che salgono in cima a una rupe e poi - così de botto, senza senso, direbbe qualcuno - si buttano di sotto.
Ebbene: l'anziano maschio dell'ättestupa è Björn Andrésen.
E chi è Björn Andrésen?, si chiederanno i miei giovani lettori.
È l'attore svedese che, giovanissimo e bellissimo, appena quindicenne, fu scelto da Luchino Visconti per interpretare Tadzio, il giovane ragazzo polacco che diventa l'ossessione amorosa di Gustav von Aschenbach, ovvero Dirk Bogarde, nello splendido Morte a Venezia.
La partecipazione di Andrésen in Midsommar è citata anche in The Most Beautiful Boy in the World, documentario su Andrésen e film di chiusura del Festival di Pesaro 2021, dentro al quale ci sono anche un sacco di altre cose davvero belle e interessanti, e che racconta dello svedese e di come lo straordinario successo di Morte a Venezia e del suo ruolo gli abbia cambiato la vita per sempre, e non sempre per il meglio.

Quando Kristina Lindström e Kristian Petri, gli autori del documentario, ce lo mostrano all'inizio del film, Björn Andrésen non sembra passarsela particolarmente bene. Vive da solo in un piccolo appartamento di Stoccolma sporco e disordinato, ha una compagna che lo aiuta ma con la quale ha un rapporto complicato, e pare che la gente del condominio si lamenti di lui. Non viene mai detto esplicitamente, ma Andrésen potrebbe avere, o aver avuto, qualche problema con l'alcool. E d'altronde, come ci racconta il film, la sua non è stata una vita affatto facile.
L'ondata di popolarità che aveva investito il Björn quindicenne fu talmente imponente da sballottarlo da un capo all'altro del pianeta: in Giappone, ad esempio, dove gli entusiasmi possono essere quasi spaventosi, lo accolsero in aeroporto con lo stesso isterismo riservato ai Beatles e - notizia delle notizie - fu sul volto del giovane Andrésen che venne modellato quello di Lady Oscar, e di molti dei lavori successivi di Ryoko Ineda, facendo così del volto di Tadzio una specie di archetipo di tutta la produzione di anime e manga del Sol Levante.
Senza contare che già al Festival di Cannes, dove Morte a Venezia venne presentato, uno smarrito Björn divenne oggetto di attenzioni non proprio desiderate da parte di signori adulti che non gli risparmiarono nemmeno giri in club gay, dando così la stura anche a una serie di illazioni mai giustificate sulla sua sessualità.
Anche per queste esperienze così sconcertanti e disorientarti, Andrésen non ha mai iniziato una vera e propria carriera cinematografica, perlomeno non con continuità, preferendo concentrarsi sulla musica, sua vera grande passione.
Ma è nel privato che lo svedese ha avuto i problemi più grandi, tra un matrimonio andato a monte, un figlio morto neonato, una madre ingombrante e ambigua, un padre mai conosciuto e la scoperta di avere, forse, una sorella di cui non conosceva l'esistenza.

Oltre a certe immagini di repertorio davvero notevoli, tra le quali quelle dei provini in cui Visconti con affettata altezzosità (e parlando in francese, come tutte le élites europee dell'epoca) passava al vaglio i giovani candidati al ruolo di Tadzio in quel di Stoccolma, e durante in quali lo sguardo di Björn già mostrava tutta la sua cerbiattesca fragilità, e oltre alla storia di Lady Oscar, le cose più belle di The Most Beautiful Boy in the World vengono dal racconto dell'Andrésen di oggi, di un uomo segagligno, dai lunghi capelli e dalla lunga barba, nei cui occhi non c'è più solo fragilità e smarrimento, ma anche molto dolore, che si unisce però a speranza e a lampi di determinazione quasi insospettabile.
Senza commettere errori commessi da altri in passato, Lindström e Petri mantengono sempre una rispettosa distanza da Andrésen, assecondando gli slanci in cui l'uomo si apre alla voglia di raccontarsi e spiegarsi, ma anche i momenti in cui emerge la sua ritrosia, e lo sguardo si fa più cupo, più spento, più malinconico.
Quello di The Most Beautiful Boy in the World è un attento ritratto umano di un personaggio dalla vita intensa e a tratti incredibile, con una conclusione commovente, che riporta Andrésen sulla spiaggia del Lido di Venezia in cui era stato Tadzio, facendo dialogare il Björn del passato con quello del presente, sintetizzando in pochi secondi e pochi sguardi la complessità di tutta un'esistenza.



from ComingSoon.it - Le notizie sui film e le star https://ift.tt/3gVDEOZ

via Cinema Studi - Lo studio del cinema è sul web

Nessun commento:

Posta un commento