giovedì 24 giugno 2021

Fathom - In profondità, l'Arrival dei documentari: un film sulle balene e chi le studia, sospeso tra fantascienza e umanesimo

Se pensate che Fathom - In profondità, che trovate disponibile in streaming su Apple Tv+ dal 25 giugno, sia un classico documentario sulle balene in stile Nat-Geo, a vederlo potreste rimanere piacevolmente sorpresi. Proprio come è accaduto a me.
Perché del tradizionale documentario naturalista su questi splendidi e misteriosi cetacei, Fathom ha ben poco.
Nel seguire le ricerche parallele di due scienziate, la dottoressa Michelle Fournet e la dottoressa Ellen Garland, l'una impegnata in Alaska nello studio della comunicazione delle megattere, l'altra invece nei mari del Pacifico per studiare come quegli stessi animali trasmettano da un branco a un altro e da una generazione all'altra le loro "canzoni",  il regista Drew Xanthopoulos ha utilizzato uno sguardo decisamente personale.
Perché, ed è lui stesso a raccontarlo, più che sulle balene il suo film "è sempre stato per me su queste due scienziate". Il suo è un film che con grande spirito umanista segue cosa voglia dire fare ricerca sul campo, lontano dalla propria casa e dai propri affetti per lunghe settimane; ma è anche un film che racconta un mondo, quello delle profondità oceaniche evocate dal titolo e delle megattere che lo abitano, con lo spirito di una storia fantascientifica.

Fathom - In profondità: il trailer del film

Fathom, l’Arrival dei documentari

Xanthopoulos è un giovane uomo alto e magro, che racconta come abbia scoperto il potere del cinema quando, ancora bambino, era rimasto a bocca aperta mentre spiava il padre guardare Amadeus di Milos Forman, per poi unirsi a lui nella visione.
Della storia raccontata in Fathom, dice, "mi sono innamorato prima dal punto di vista scientifico. Avevo letto delle cose sull'evoluzione e la comunicazione delle balene che erano meglio di qualsiasi storia di fantascienza che avessi letto o visto." E difatti, presentando il progetto del film ai suoi possibili finanziatori, Xanthopoulos usava "esempi e riferimenti che non riguardavano il documentario ma la fantascienza, perché è l'unico genere che ci permette di pensare ad altre intelligenze oltre a quella umana. Fathom è pensato in questi termini, sia dal punto di vista visivo che da quello del sonoro."
Un sonoro che è centrale in un film che non presenta mai immagini subacquee delle balene ma che ci concentra sulla registrazione dei loro suoni e dei loro canti, e anche sulla rappresentazione grafica degli stessi messa a punto dalle scienziate. In particolare Ellen Garland utilizza una rappresentazione circolare del canto delle balene che ricorda in qualche modo quella della lingua aliena raccontata in Arrival, di Denis Villeneuve. "Questo film infatti lo chiamavamo Arrival the documentary," ride Xanthopoulos. "Questa delle rappresentazioni rappresentazioni circolari del suono è stata davvero una bella coincidenza."
Con Arrival, e con la fantascienza tutta, Fathom ha anche in comune il fatto di raccontare intelligenze in qualche modo aliene rispetto all'uomo. "Abbiamo sempre associato parole come intelligenza, socialità, linguaggio e cultura alla defininizone di essere umani. Ma quello che ho imparato con questo film è che se certamente ci sono cose che ci rendono unico, queste sono parole che descrivono quello che ci connette a altre intelligenze a altre creature. Prima ancora che camminassimo eretti, molte balene avevano interazioni sociali complesse, stavano sviluppando una cultura. Dobbiamo ricordarci che siamo gli ultimi arrivati in questo settore che abbiamo pensato a lungo di dominare: è una cosa profonda."

Amiche prima che protagoniste

Balene e la loro intelligenza a parte, però, Fathom è come detto un film profondamente umanista, che racconta in fin dei conti più gli esseri umani che studiano le balene che i cetacei stessi. "Le persone che sono su queste barche per effettuare le loro ricerche si lasciano alle spalle tutto quello che le definisce: la loro casa, la tua famiglia, il loro guardino, i loro animali," spiega Xanthopoulos. "Questo per me era molto importante: volevo rendere giustizia a quel che vuol dire fare biologia sul campo, anche attraverso il racconto momenti personali che sono universali, perché tutti noi sappiamo cosa voglia dire essere lontani da casa. E attraverso di loro, attraverso questa connessione umana, permettere al pubblico di interiorizzare anche quello che loro vanno scoprendo sulle balene."
Per Xanthopoulos è stato facile stabilire una connessione emotiva forte con le sue protagoniste perché, dice, "anche io so quanto sia difficile lasciare casa per lungo periodo per fare un lavoro che senti come urgente e importante e personalmente profondo. E loro per me sono state prima di tutto delle amiche. Era fondamentale l'amicizia perché mi potessero concedere la quantità di fiducia richiesta per permettermi di stare con lì sul campo. Ed è grazie a tutto questo che sono in grado di fare i film che voglio fare, che riesco a raccontare le storie di quelli che alla fine sono dei miei amici al pubblico."

Storie di persone che ci sanno l'esempio per essere migliori.

Quello su cui Xanthopoulos si è concentrato in particolare è la tensione tra la voglia di queste scienziate di fare il loro lavoro e di essere immerse nella natura in un modo che permette "una vera risincronizzazione con tutto quello che ti circonda, di cui sei una parte ma che è molto più grande di te", e il fatto di "essere lontano da tutte le persone che ti definiscono."
Di Ellen Garland racconta anche le difficili ore che precedono il distacco da suo marito, mentre di Michelle Fournet il suo amore per la natura più incontaminata, e il tentativo di portare sul campo con lei quanto più possibile della sua vita quotidiana (compresi, magari, dei figli, nel futuro). "Credo questa tensione tra il ritorno alla natura e a ritmi più sostenibili, e il mondo che ci definisce, sia una lotta interiore in cui tutti si possono riconoscere in qualche modo," commenta Xanthopoulos. "La connessione con il mondo della natura e il fatto di non essere nulla senza le altre persone: un conflitto molto interessante da esplorare."
Secondo il regista - ed è difficile dargli torto - viviamo in un mondo in i ritmi della vita e del lavoro si fanno sempre più insostenibili e insalubri, costringendo le persone a fare scelte tra lavoro e famiglia che non dovrebbero dover fare, e in cui media e social ci bombardano di notizie negative come mai prima d'ora: "Perdiamo speranza nel futuro perché è quello cui siamo esposti quotidianamente. Ma ci sono tante cose belle e possibili, e ci sono tante persone in giro che fanno un lavoro meraviglioso, e aiutano gli altri, e rendono il mondo un posto migliore. Con i miei film voglio raccontare storie di persone che ci sanno l'esempio su come potremmo tutti essere migliori."



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