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Juan è un adolescente arrabbiato, cresciuto tra gli agi di una ricca famiglia abbiente paraguaiana. Irrequieto e alla continua ricerca di una via di fuga, il conflitto col padre sarà il suo centro catalizzatore per uninesorabile caduta agli inferi. Deciso a conquistare indipendenza e libertà a costo di mettere la propria vita nelle mani di spietati narcotrafficanti, Juan verrà catapultato lontano dagli affetti di una famiglia che, per quanto discorde, rappresenta lunico appiglio cui aggrapparsi per non soccombere ai margini di una società disfunzionale. Dai villini rustici dei quartieri residenziali ai bui anfratti della malavita cittadina, i sogni del giovane si trasformeranno in incubi, e la dura realtà della droga cancellerà le aspirazioni e le illusioni di bambino in un abbrutimento totale di spirito e corpo. Al centro di un paese abitato da uomini senza scrupoli, solo lincontro con un sedicente missionario sarà determinante per abbandonare il baratro della perdizione e ritrovare la fede in Dio e nelluomo.
Roger Delattre confeziona unopera di formazione per raccontare i disagi adolescenziali vissuti in un contesto socio-politico corrotto, dove persino la polizia muove i fili della criminalità organizzata mentre è impegnata a dare una bella immagine di sé. Attraverso digressioni non propriamente avvincenti, il viaggio tragico e doloroso verso la perdizione e lallontanamento dai valori più alti che caratterizzano un sereno passaggio alletà adulta, innesca una serie di eventi in funzione di una messa in scena politicamente corretta. Con uno script lacunoso e prove attoriali degne di una soap sudamericana degli anni 90, Il missionario vorrebbe eludere lo stereotipo, senza allontanarsi dalla retorica patinata che pretende mostrare la frattura netta tra un mondo dominato dal sospetto e dal complotto contrapposto alla fede cieca come unica soluzione.
Neanche lo scontro generazionale riesce nellintento di allontanare dal cliché soprattutto estetico di un ritorno alla vita annunciato, per niente scalfito da unidea di morte gettata alla mercé della frammentarietà, tutta volta alla sdrammatizzazione di un roseo finale annunciato.
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