mercoledì 8 aprile 2020

Saxofone: Renato Pozzetto esordisce alla regia nel segno di Enzo Jannacci e del mitico Derby


Era il 1978 e l'attore, che da poco era diventato uno dei grandi protagonisti del cinema di quegli anni, dirigeva il suo primo lungometraggio col supporto di un gruppo di talentuosissimi amici.

Popolarissimo grazie agli spettacoli televisivi e dal vivo che portava in scena assieme all'amico Cochi Ponzoni, dalla metà degli anni Settanta Renato Pozzetto aveva dato il via alla sua carriera solita, esordendo nel 1974 al cinema con Per amare Ofelia di Flavio Mogherini. E, in brevissimo tempo, Pozzetto divenne uno degli attori più utilizzati e popolari del nostro cinema. Di lì a esordire nella regia, il passo fu immediato.
Nel 1978 Pozzetto dirige il primo episodio dell'antologico Io tigro, tu tigri, egli tigra, e firma soprattutto anche il suo primo lungometraggio: Saxofone.

Saxofone: la trama del primo film da regista di Renato Pozzetto

Fiorenza (Mariangela Melato), una ricca signora milanese, stanca del marito snob e arrogante, delle sue compagnie e di interessi che non condivide, s'imbatte per caso in Sax (Pozzetto), un sassofonista che vive alla giornata suonando il suo strumento in giro per le strade di Milano, dispesando a conoscenti e sconosciuti i suoi filosofici consigli. Intrigata da questo insolito personaggio, Fiorenza lo corteggia, e cerca di coinvolgerlo nelle iniziative chic del suo entourage, ma Sax ama troppo la sua indipendenza, e la sua comunità cittadina, e ricambia la donna con un affetto solo platonico. In più, per Fiorenza, ci saranno ancora sorprese circa la reale identità di quest'uomo misterioso.

Renato Pozzetto, Enzo Jannacci e il Derby di Milano

Saxofone nasce da un soggetto scritto dal grande Enzo Jannacci e da lui stesso sceneggiato con la collaborazione dello stesso Pozzetto, di Cochi Ponzoni e di Beppe Viola. Jannacci e Pozzetto di conoscevano fin dalla metà degli anni Sessanta, da quando si esibivano con anche Cochi, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e Lino Toffolo (i membri del cosiddetto "Gruppo motore" in un club di cabaret di nome Cab 64 prima, e al leggendario Derby di Milano poi.
Il Derby Club, che era situato in un seminterrato di Via Monte Rosa, vicino alla Fiera di Milano, è stato un locale famosissimo dell'avanguardia milanese dove, negli anni Sessanta e Settanta, si sono formate e frequentate generazioni di comici, cantanti e artisti, con una fecondità creativa che non ha avuto uguali successivamente.
Frequentato da persone comuni, sportivi di grido come Rivera e Mennea, gangster come Luciano Lutring, politici come Bettino Craxi, personaggi del mondo dello spettacolo come Mina, Johnny Dorelli, Mike Bongiorno, Dario Fo e Walter Chiari, il Derby fu il luogo dove a Milano si esibivano star internazionali come John Coltrane e Charles Aznavour, e dove si sono formati personaggi fondamentali della comicità, del cinema e della canzone italiana. Tra questi appunto Jannacci e Cochi e Renato, ma anche Giorgio Gaber, Fabio Concato, I Gatti di Vicolo Miracoli, Diego Abatantuono, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Massimo Boldi, Bruno Lauzi, Guido Nicheli, Teo Teocoli, Antonio Ricci, Giorgio Faletti e tantissimi altri. Perfino il romano Franco Califano era un ospite abituale del Derby.
Molti degli amici del Derby appaiono nel film di Pozzetto: ovviamente Cochi, ma anche Felice Andreasi, Boldi, Abatantuono, Giorgio Porcaro, Ernst Thole, Teocoli, Nicheli e Enrico Abate.

Saxofone: colonna sonora di Enzo Jannacci

Ovviamente, oltre a fornire il soggetto e a scrivere la sceneggiatura, Enzo Jannacci compose la colonna sonora di Saxofone, che però non è mai stata pubblicata. Nel suo album del 1977, intitolato "Secondo te...Che gusto c'è?", c'è un brano che si intitola "Saxofone", arrangiato da Pippo Caruso, che però non ha nulla a che vedere  col film di Pozzetto.

Saxofone: una favola surreale

Il Dizionario dei film di Paolo Mereghetti parla di Saxofone come di una "originale favola surreale dalla comicità nonsense, ambientata in una Milano estiva dagli scorci suggestivi e popolata di folli e sognatori", nella quale "si respira un'aria invidiabile di libertà creativa."
A dispetto di molti altri film interpretati da Pozzetto in quello stesso periodo, Saxofone non fu un grande successo di pubblico. Evidentemente scottato da questo responso non esaltante, Pozzetto si tenne lontano dalla macchina da presa fino al 1987, anno in cui firmò la sua opera seconda, Il volatore di aquiloni.



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