
In un lungo articolo per un giornale spagnolo, il regista racconta di essersi distratto e divertito con il Bond Movie del '64 con protagonista Sean Connery.
Cosa fa Pedro Almodóvar durante il lockdown? Se ne va in giro in bici per Venice Beach come Arnold Schwarzenegger? No. Si allena sollevando flaconi di detersivo come Chris Hemsworth? Nemmeno. Essendo un regista e non una superstar che non deve necessariamente curare il proprio aspetto fisico, l'autore di Pedro nutre la mente e lo sguardo. Lo fa anche attraverso il cinema, non quello impegnato e che invita alla riflessione, ma attraverso l'azione e l'intrattenimento alla vecchia maniera, in una parola, anzi in due, attraverso James Bond. In particolare il filmmaker spagnolo sembra trovato sollievo e distrazione in Agente 007: Missione Goldfinger, film del 1964 con Sean Connery nei panni dell'agente di licenza di uccidere. E’ stato lo stesso Almodóvar a raccontare di questa sua benefica esperienza in un lungo articolo scritto sul giornale El Diario. Vi si legge: "Fino a questo momento mi sono rifiutato di scrivere. Non volevo lasciare un resoconto scritto dei sentimenti che ho provato nei primi giorni di isolamento". Poi Almodóvar parla della sua routine quotidiana, che prevede il camminare su e giù per il corridoio dove, nell'autobiografico Dolor y Gloria, Julieta Serrano, che interpretava la mamma del protagonista, dice ad Antonio Banderas (quindi a Pedro stesso) che non è stato un bravo figlio.
Il regista ha anche accennato ai libri, alle serie tv e ai film della sua quarantena, a cui conta di dedicarsi in momenti specifici della giornata. Ha poi raccontato che un giorno aveva scelto il noir di Jean-Pierre Melville Notte sulla città per poi cambiare idea a favore di Agente 007: Missione Goldfinger: "Per giornate come questa la cosa migliore è il puro intrattenimento, la pura evasione. La visione di Goldfinger mi ha reso felice di averlo scelto, anche se non sono stato io che ho scelto il film, è stato il film a scegliere me".
Pedro Almodóvar prosegue l'articolo accennando al suo incontro con Sean Connery e narrando di aver ricevuto una telefonata dall'attore scozzese che aveva appena visto Parla con lei: "… Sentire la sua voce, la voce profonda di un grande attore e un bell'uomo. Pensavo a questo mentre guardavo Goldfinger quella sera. La quarantena, la sera, Sean Connery, me stesso, fra salti e interruzioni".
Se non ci trovassimo tutti in un momento difficoltoso, ci verrebbe da rimproverare Almodóvar per le ultime parole scritte. "Pedro" - gli diremmo - "un film va visto per intero e di seguito". Non lo facciamo, invitandovi invece ad approfondire l'argomento Goldfinger con l'articolo di Federico Gironi (Zero Zero) Sette motivi per rivedere Agente 007: Missione Goldfinger.
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