
Un rapporto epistolare intenso fra due persone diversissime e due teorici di scuole opposte, eppure uno aiuto a risvegliarsi l'altro dal suo torpore e a cambiare la storia della scienza.
Tutti abbiamo i nostri momenti di sconforto, rischiamo di ondeggiare pericolosamente sull’orlo del blue, come dicono gli anglosassoni, o addirittura della depressione, per arrivare a una deriva medica. Anche a Albert Einstein è successo, il genio dei geni, uno degli scienziati più rivoluzionari e fondamentali della storia del XX secolo. Anche lui ha avuto bisogno di qualcuno per ricominciare a carburare, avviandosi poi a cambiare la conoscenza del nostro mondo.
Il mio amico Einstein, il film
C’è un film che racconta proprio il rapporto epistolare fra Sir Arthur Eddington e Albert Einstein, nato in Germania ma poi naturalizzato svizzero e americano. Essendo ebreo rimase infatti negli Stati Uniti una volta preso il potere dai nazisti di Hitler. Già, ma chi è questo Eddington? qui viene in aiuto il film tv per la BBC Il mio amico Einstein, diretto da Philip Martin. Racconta per l’appunto lo scambio epistolare fra i due scienziati, infatti anche Eddington lo era, per la precisione un astrofisico, una delle menti più argute di Cambridge e sostenitore delle teorie di Newton. La lettura delle pubblicazioni del tedesco Einstein però lo sconvolse; siamo durante la Prima guerra mondiale, con le sue rivoluzionarie teorie della relatività e la sua idea che il tempo non sia assoluto, non lo stesso in ogni luogo.
Pur venendo da una scuola diversa, Eddington riconobbe le qualità del tedesco, nonostante da newtoniano avrebbe dovuto impegnarsi a confutarle in sede scientifica. È intrigato, non c’è dubbio, ma alla fine non può che vederla come i suoi compagni di teoria, visto che non ci sono ancora delle evidenze pratiche e scientifiche che possano sostenere le tesi di Einstein. Rimane in lui, però, un barlume di seduzione, un dubbio in nuce che in fondo possa avere ragione quell’Albert e lo scrive in una lettera. Leggerla ebbe un effetto notevole sullo scienziato tedesco, che si trovava in quel periodo bloccato nel suo lavoro e con la testa, e altro, solo per i sentimenti amorosi che provava nei confronti della cugina Elsa. Non sarà la teoria della relatitivà, ma l’antico detto sulla cugina deve aver fatto decisamente breccia in lui. C’è poi una guerra in corso, non dimentichiamolo, in cui i due erano schierati su fronti contrapposti, ma nonostante questo il fuoco sacro della scienza, la ricerca della verità, li accomunerà molto più di quanto si sarebbe potuto immaginare.
Il mio amico Einstein, prodotto nel 2008, vede Andy Serkis nei panni di Albert Einstein e David Tennant in quelli di Eddington. Nel cast anche Jim Broadbent e Rebecca Hall. Philip Martin, alla regia, e Peter Moffat, alla sceneggiatura, avevano già collaborato a un film BBC su uno scienziato, il biopic Hawking, su Stephen Hawking.
Sir Arthur Stanley Eddington, l’uomo che cambiò la vita di Einstein
Ma chi era questo Eddington, nato come Arthur Stanley? Fu uno dei più importanti astrofisici dell’inizio del XX secolo. È conosciuto per le sue ricerche sulla relatività, come il film e il rapporto con Einstein ci mostra, ha legato il nome al limite di Eddington, probabilmente la più importante sua teoria lasciata in eredità ai suoi posteri. La sua scoperta fu che il limite di cui sopra corrisponde alla luminosità massima che può avere una stella con una data massa, prima che inizi a perdere gli strati più alti della propria atmosfera.
Famosa è una sua frase, diventata nota per un pubblico profano, visto che Eddington fu noto anche come divulgatore. “Se un esercito di scimmie battesse per un tempo sufficiente sui tasti di macchine da scrivere, produrrebbe prima o poi tutti i libri del British Museum”.
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