domenica 25 gennaio 2026

Sfatiamo un mito: il supereroe più celebre della Marvel non è opera di Stan Lee

Quando si pensa a un’icona come Stan Lee, viene spontaneo immaginare che sia lui la mente dietro alla maggior parte dei supereroi Marvel, soprattutto se non siete particolarmente esperti di fumetti. Eppure, molti rimarrebbero sorpresi nello scoprire quanti mitici personaggi non siano opera del leggendario artista. Ad esempio, nel 2012, in un’intervista riportata da AMA Transcripts, lo stesso Lee rivelò di non aver creato Wolverine. Eppure, ancora oggi, molti continuano a collegare a lui il celebre mutante.

Spesso mi chiedono di autografare immagini o fumetti di personaggi che non ho creato io… Wolverine è un esempio lampante di questo. Ci tengo sempre a dire alla gente che non ho creato il personaggio, ma mi chiedono comunque di autografarlo. Farò sempre un favore a un fan, ma non lo farò con falsi pretesti.

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Nonostante Stan Lee non abbia avuto niente a che fare col processo creativo del supereroe, Wolverine è comunque riuscito a riscuotere un immenso successo globale, soprattutto grazie ai film in cui è apparso nel corso degli anni. Gli incassi totali al botteghino degli stand alone in cui Hugh Jackman ha interpretato la star degli X-Men ammontano a ben 2,74 miliardi di dollari. Quanto alla creazione del personaggio, è attribuita principalmente a Roy Thomas, editor e sceneggiatore Marvel, e a Len Wein, che sviluppò il personaggio per la prima apparizione in The Incredible Hulk #180-181 (1974). I disegnatori John Romita Sr. e Herb Trimpe perfezionarono il concept, rendendolo riconoscibile.

Stan Lee una volta affermò che Wolverine sarebbe stato un flop

Tra i tanti film sugli X-Men che abbiamo visto nel corso degli anni, Wolverine è stato l'eroe che più di tutti ha resistito alla prova del tempo, diventando a tutti gli effetti il portabandiera del gruppo di supereroi Marvel. Un risultato del successo della trilogia di Wolverine con Hugh Jackman, inaugurata nel 2009 con X-Men le origini - Wolverine e conclusa nel 2017 con Logan. Sebbene tutti i film abbiano reso al meglio, Stan Lee una volta dichiarò che Wolverine - L'immortale (2013) sarebbe stato un flop. In un panel del Fandomfest nel 2017 (riportato da ComicBook.com), lo scrittore fece una battuta, affermando che, poiché non aveva potuto partecipare al film con un cameo, pensava che la gente non sarebbe andata a vederlo al cinema.

Non ho molto a che fare con i film, se non ovviamente che sono i miei camei a renderli un successo. Non ho fatto un cameo in Wolverine - L'Immortale. Chiedo scusa. So che vi spezzerà il cuore, ma il film è stato girato in Australia e io non avevo tempo di andarci, quindi me lo sono perso. Probabilmente il film sarà un flop.

Anche se potrebbe essere stata una delle tipiche battute autocelebrative di Lee, il pubblico continua a pensare che uno dei momenti migliori di qualsiasi film Marvel sia proprio quando il fumettista compare sullo schermo con i suoi imperdibili camei.

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Hugh Jackman ha reso Wolverine più iconico che nei fumetti

Fin dalla sua nascita, Wolverine è stato un faro per gli X-Men ed è il primo personaggio ad apparire nella mente dei lettori di fumetti da quando è nato il gruppo dei supereroi. Per il grande pubblico, Hugh Jackman è diventato e rimane il volto del personaggio sullo schermo, con un totale di 10 apparizioni nei film Marvel. L'impatto culturale dei film ha raggiunto un pubblico molto più vasto di quello dei fumetti, creando una fedele fan base per Wolverine anche al di fuori dei circoli fumettistici.

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Allo stesso tempo, mentre la versione a fumetti era estremamente violenta, spietata e pericolosa, l'interpretazione di Jackman ha umanizzato il mutante, permettendo al pubblico di capire perché Logan è quello che è. Le ottime performance che l'attore ha offerto sono anche riuscite a trasformare Logan in un'icona del cinema. I fumetti possono aver rappresentato un modello per Wolverine, ma è stata la rappresentazione del personaggio da parte di Jackman a definirlo per le masse.



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sabato 24 gennaio 2026

28 anni dopo: Il tempio di ossa, la regista affronta il cameo di Cillian Murphy

Da tempo era stato reso noto il ritorno di Cillian Murphy nell’universo horror lanciato con 28 giorni dopo. Ambientato in una Londra afflitta da un’apocalisse zombie, il primo film ha impostato la trama proseguita poi con 28 settimane dopo e più di recente con 28 anni dopo. Quest’ultimo titolo ha lanciato una sorta di nuova trilogia, proseguita nel 2026 con un secondo capitolo intitolato 28 anni dopo: Il tempio di ossa, che ha reso possibile persino un cameo di Cillian Murphy e del suo Jim. Ma com’è possibile?

28 anni dopo, la spiegazione del cameo di Cillian Murphy: perché è ancora al cottage?

Sono trascorsi 18 anni dall’ultimo capitolo del franchise horror, tornato al cinema con 28 anni dopo e il diretto sequel 28 anni dopo: Il tempio di ossa. Diretto da Nia DaCosta, il secondo capitolo ha coinvolto anche Cillian Murphy, protagonista di 28 giorni dopo del 2002 e riapparso nell’ultimo film. Ma com’è stato possibile? Una domanda che ha tormentato a lungo i fan e che ha finalmente ottenuto una risposta. A quanto pare Jim si ritrova nella stessa situazione in cui si trovava verso la fine di 28 giorni dopo. Ai microfoni di GQ, la regista ha affrontato il suo ritorno: “Come fan del primo film, ho tenuto la bocca chiusa, stordita all’idea di dirigere il suo ritorno. Nella sceneggiatura, si prepara il tè e i toast per sua figlia, le insegna la storia. Ed è in quella casa, dove era fin dal primo film. E ho pensato: non può trattarsi di un ritorno da eroe, di una follia senza precedenti. Deve essere un personaggio concreto e umano”.

Come spiegato nel film, Jim è ancora bloccato nel suo cottage come mostrato nel finale di 28 giorni dopo, come il resto della popolazione britannica sopravvissuta. Il ritorno di Cillian Murphy potrebbe favorire lo sviluppo di altri progetti futuri del franchise? Quanto emerso finora punterebbe ad un ruolo più importante di Jim nel terzo film. 28 anni dopo: Il tempio di ossa ha conquistato la critica e nelle sale italiane è disponibile dal 15 gennaio 2026.



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venerdì 23 gennaio 2026

Film da vedere ora al Cinema: Ecco le novità dal 22 Gennaio e tutti quelli ancora in sala

Questa settimana al Cinema: Scopri quali sono le novità cinematografiche in sala a partire dal 22 Gennaio 2026 e tutti i film da vedere al cinema, con la nostra Guida Cinema completa, con le trame, le recensioni, i trailer, il trovacinema e le altre notizie sui film del momento.

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Street Fighter, Jason Momoa svela un indizio su Blanka nel live action

Jason Momoa non rinuncia all’azione al cinema. Impegnato attualmente con la promozione della sua ultima fatica cinematografica intitolata Fratelli Demolitori in arrivo in streaming su Prime Video, l’attore nel corso del 2026 tornerà sul grande schermo con altri due progetti: Supergirl dove interpreterà Lobo e Street Fighter dove sarà Blanka. In merito a quest’ultimo personaggio, l’attore ha offerto un aggiornamento interessante.

Street Fighter, Jason Momoa svela un indizio importante su Blanka

Sia Lobo che Blanka hanno richiesto un duro lavoro da parte di Jason Momoa. Entrambi hanno comportato trasformazioni importanti, tra quantità di make-up e protesi da aggiungere dietro le quinte. Ai microfoni di ComicBook, all’attore è stato chiesto se avesse trascorso più tempo sulla sedia da make-up per Lobo o per Blanka e la sua risposta è stata sorprendente: “Oh beh, sicuramente Lobo. Sì… non lo so… ero coperto ovunque”. Le parole di Jason Momoa potrebbero suggerire una strada diversa per i suoi personaggi. Mentre Lobo ha giocato su aggiunte reali, il suo Blanka potrebbe invece puntare soprattutto sull’utilizzo di CGI.

Diretto da Kitao Sakurai, l’adattamento live action di Street Fighter ha già entusiasmato il pubblico attraverso la condivisione del primo trailer. Numerosi sono i personaggi coinvolti e i rispettivi interpreti. Oltre a Momoa, infatti, il cast ha coinvolto Andrew Koji nel ruolo di Ryu, Noah Centineo nel ruolo di Ken Masters, Callina Liang nel ruolo di Chun-Li, Roman Reigns come Akuma e David Dastmalchian nel ruolo di M. Bison. E ancora nel cast figurano Cody Rhodes come Guile, Mel Jarnson come Cammy White, Vidyut Jammawal come Dhalsim, Hirooki Goto come E. Honda, Orville Peck come Vega, 50 Cent come Balrog, Olivier Richters come Zangief, Andrew Schulz come Dan Hibiki, Alex Volkanovski come Joe, Rayna Vallandingham come Juli e Eric André come Don Sauvage.

La trama, come emerso finora, vede dei lottatori di arti marziali un tempo amici inseparabili Ryu e Ken coinvolti ancora una volta sul ring, convinti dalla misteriosa Chun-Li per partecipare ad un torneo di arti marziali noto come il World Warrior Tournament. La data d’uscita del live action è stata fissata per ottobre 2026.



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Melania, il documentario sulla First Lady pagato uno sproposito, lo "strano" record

Uscirà anche da noi il 30 gennaio il documentario Melania di Brett Ratner, dedicato alla First Lady, la signora Trump. Secondo diverse fonti, Amazon l'avrebbe pagato una cifra fuori parametro per questo tipo di produzione.

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giovedì 22 gennaio 2026

Spider-Man: Brand New Day, il regista anticipa un grande cambiamento rispetto ai precedenti film

Quando Spider-Man: Brand New Day tornerà in azione al cinema, offrirà al pubblico un tono diverso rispetto ai precedenti, almeno stando alle recenti dichiarazioni del regista Destin Daniel Cretton. In arrivo in sala per l’estate 2026, debuttando prima di Avengers: Doomsday, Spider-Man: Brand New Day rappresenta uno dei due ed unici titoli Marvel attesi sul grande schermo. Protagonista è ancora una volta Tom Holland e, a detta del regista, questo quarto capitolo sarà diverso dai primi tre per un motivo ben preciso.

Spider-Man: Brand New Day, il regista affronta il grande cambiamento in arrivo rispetto ai precedenti film

Regista di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Destin Daniel Cretton è stato associato anche al quarto capitolo di Spider-Man ambientato nel Mavel Cinematic Universe. Intervistato da ComicBook, Cretton non solo ha condiviso il proprio entusiasmo in merito al film, ma ha anche ribadito i cambiamenti che ha apportato al quarto film rispetto ai precedenti. “Dirigere Spider-Man è stato uno dei compiti più importanti della mia vita”, ha dichiarato. Ha poi aggiunto che in genere non ama aggiungere delle etichette su quello che potrebbe rappresentare “l’apice” della sua carriera, ma con Spider-Man è diverso: “Guardo ogni progetto a cui lavoro e mi chiedo sempre: 'Non l'ho mai fatto prima, è entusiasmante per me per i prossimi due anni?' E Spider-Man lo è sicuramente”.

Cretton ha poi precisato che, tenendo d’occhio anche il prossimo film del MCU, ha cercato di rendere questo Spider-Man diverso dai precedenti: “Tutti i creativi coinvolti quando sono entrato a far parte del progetto volevano fare qualcosa che sembrasse diverso. Certo, è ancora lo Spider-Man che tutti amano, ma questo è un nuovo capitolo della sua vita, e quel cambiamento di tono è stato qualcosa di davvero emozionante per me. Mi ha dato una sensazione davvero diversa, ed è stata un'esperienza estremamente gratificante”. Il cambiamento di tono era stato anticipato anche da Sadie Sink, coinvolta nel cast e il cui personaggio risulta essere ancora misterioso, e avrebbe senso considerato il finale di Spider-Man: No Way Home che ha spinto Peter Parker a ricominciare da zero. Tutti hanno rimosso ogni ricordo di lui dalla propria testa, persino MJ e Ned, i suoi più cari amici, e Peter si ritrova da solo, senza zia May, a cavarsela in quel di New York.



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Marty Supreme: il sogno americano e il ping pong secondo Timothée Chalamet e Josh Safdie

Il film si intitola Marty Supreme. Il personaggio protagonista - quello interpretato da un Timothée Chalamet che ha sottratto il Golden Globe a gente come Leonardo DiCaprio, George Clooney e Ethan Hawke, e che ora corre verso l’Oscar - si chiama Marty Mauser. Quello che ne è stato l’ispirazione, che è vissuto e ha giocato, che ha scommesso e provocato, si chiamava invece Marty Reisman. Ne sono usciti tanti profili, da quando il film di Josh Safdie ha iniziato ad agitare il mondo degli appassionati di cinema: qui basti dire che è stato un vero campione, un personaggio sopra le righe, che aveva un’attitudine al gioco e alla vita, e un rapporto col suo ego, identici a quelli che vediamo sullo schermo nel film di Josh Safdie. È significativo che il celebre corrispondente del New York Times Matt Flegenheimer, che in carriera ha conversato con personalità del calibro di Mike Tyson, Nancy Pelosi e Donald Trump, a chi gli chiedeva chi fosse il personaggio più interessante che avesse mai intervistato ha sempre risposto “Marty Reisman”.

L’annotazione è importante, doverosa, ma non bisogna commettere l’errore di pensare a Marty Supreme come a un film biografico, sebbene magari “in incognito”, col nome del protagonista leggermente modificato. Perché su questo Josh Safdie è stato più volte esplicito, se non categorico. E se è vero come è vero che dentro a Mauser c’è tantissimo Reisman, è altrettanto vero che nel personaggio e nel film c’è tantissimo Chalamet; per tacere appunto di Safdie, regista e sceneggiatore assieme al fido Ronald Bronstein, sodale praticamente da sempre (e non sorprendano allora certe chiare analogie stilistiche e di canovaccio di Diamanti grezzi, che pure è un’altra storia ma ha la stessa frenesia, e fame di vita).
Safdie ha detto che l’autobiografia di Reisman è stata il suo punto d’ingresso sì, ma nella subcultura degli appassionati di questo sport, che è facile prevedere cresceranno di numero grazie a questo film. Per il resto, al regista interessavano altre cose. Per lui Marty è il simbolo della fiducia in sé, della spavalderia e dell’ambizione che il suo paese, gli Stati Uniti d’America, hanno espresso nel secondo dopoguerra, di quell’atteggiamento che è poi è andato sfumando nel corso degli anni Sessanta e Settanta e che Ronald Reagan ha riportato in primo piano negli Ottanta: ecco il perché di una colonna sonora cronologicamente dissonante, fatta di brani di Peter Gabriel (“I Have the Touch”), dei Tears for Fears (“Everybody Wants To Rule The World”), degli Alphaville (“Forever Young”) e dei New Order (“Bizarre Love Triangle”), che suonano un decennio sullo sfondo di un altro.

Marty Supreme: il trailer

Tolta la musica, la ricostruzione d’epoca di Marty Supreme è impeccabile. La New York dei primi anni Cinquanta, del 1952 per essere precisi, è un organismo vivente e tangibile tanto quanto lo sono i personaggi che lo animano: merito dello scenografo Jack Fisk (già amico fraterno e collaboratore di David Lynch), dei costumi di Miyako Bellizzi (abituale partner dei Safdie), della straordinaria fotografia (ovviamente in pellicola, 35mm ma anche un po’ di 16mm sparso) firmata da un gigante come Darius Khondji.
Chalamet al suo Marty presta, o prende in prestito, tutta la sua strafottenza, la fiducia nelle proprie possibilità, la voglia di farcela, di arrivare in cima, di essere ammirato. L'attore si è allenato ossessivamente e in gran segreto nel ping pong per mesi e mesi, e sul set ha giocato sempre davvero. Ma non c'è solo il giovane divo: perché Marty Supreme è il film anche che ha fatto tornare sul set Gwyneth Paltrow (non accadeva da cinque anni), che ha messo insieme talenti generazionalmente lontani come Tyler the Creator e un fenomenale Abel Ferrara, che ci ha fatto un regalo straordinario come Odessa A'zion, una bomba d’attrice, e che vede coinvolti tanto la Fran Drescher di La tata quanto Géza Röhrig, l’attore ungherese protagonista di Il figlio di Saul (tanto per sottolineare come la cultura ebraica e quella che Safdie ha definito “un’ansia latente” che vi scorre attraverso, qui, giochi un ruolo importante). E c’è pure un cammeo di David Mamet.

La critica ha risposto mediamente con entusiasmo, e il pubblico anche: negli Stati Uniti il film ha incassato più di 80 milioni di dollari, e più di 8 li ha raccolti in altri paesi del mondo in cui è giù uscito. Marty Supreme non è solo un film, è già un fenomeno, e non basta la presenza del divo Chalamet, né il marketing astuto e provocatorio di A24, a giustificarne la risonanza. C’è qualcosa nel film, nella storia e nei personaggi, che è più forte di tutto questo. Che cosa sia esattamente lo dovrete scoprirlo voi, singolarmente, perché la risonanza di Marty Supreme, ciò che lo rende un fenomeno, ha la magica capacità di adattarsi e diventare su misura per ognuno di voi.

Marty Supreme è nei cinema italiani dal 22 gennaio, distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.



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