La popolarità è arrivata prima grazie a Playboy, che l’ha messa in copertina nell’ottobre del 1989, prima ancora di eleggerla Playmate del mese il febbraio dell’anno successivo. Su quella copertina è poi apparsa altre tredici volte, stabilendo un record che con tutta probabilità rimarrà imbattuto.
La consacrazione sono state le cinque stagioni di Baywatch, comprese negli anni tra il 1992 e il 1997, in cui correva sulla spiaggia inguainata in un costume intero rosso entrato nel mito.
L’ingresso nella storia, in qualità di prima celebrity a subire un simile trattamento, è dovuto al famoso video a luci rosse realizzato con l’allora marito Tommy Lee, sottratto alla coppia e diffuso attraverso una internet ancora agli albori ma che già mostrava certe sue chiare inclinazioni (o magari storture: e la storia è raccontata benissimo dalla miniserie Pam & Tom).
Basterebbero queste tre coordinate per far capire all’alieno di turno di passaggio sul nostro pianeta perché Pamela Anderson - non la più bella, non la più brava, ma di certo la più famosa, ammirata e invidiata - sia stata il simbolo in carne, silicone e ossa di un periodo che appare allo stesso tempo lontanissimo e vicinissimo, di un’era che, lontana o vicina che sia, è oggi chiusa in maniera pressoché definitiva.
Ed è la fine di un’epoca, anche, che viene raccontata il The Last Showgirl, il film al cinema dal 3 aprile, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film, che vede Pamela Anderson protagonista nei panni di una ballerina di Las Vegas a fine carriera, in un ruolo che ha chiaramente più di un punto di contatto con la sua storia artistica e personale.
The Last Showgirl: il trailer del film
Se tra la Shelley di The Last Showgirl e la sua interprete c’è una sovrapposizione se non totale, certamente profonda e significativa, è per motivi chiari.
Non solo perché Pamela, verso la fine del primo decennio dei Duemila, ha fatto in un certo senso lo stesso mestiere di Shelley , esibendosi al Crazy Horse, e partecipando all’edizione statunitense e argentina di Ballando con le stelle (ma anche a edizioni indiane e inglesi del Grande Fratello).
O non solo perché, tra le altre cose, e forse soprattutto, The Last Showgirl parla del rapporto difficile di una donna con una figlia che non ha mai compreso le sue scelte, mentre sappiamo bene quanto Pamela sua legata ai figli Brandon e Dylan, che pure magari qualche problemino con la tumultuosa vita privata e la discinta immagine pubblica della mamma forse l’hanno avuto, almeno in passato, tanto che adesso sono loro a incoraggiarla nel suo nuovo stile di vita più semplice e autentico, lontano dai riflettori di Hollywood.
Se The Last Showgirl non poteva non avere Pamela Anderson come protagonista, è perché il personaggio scritto dalla sceneggiatrice Kate Gersten sembra quasi scritto per lei, tanto che la stessa Pamela ha avuto a dire che “non avrei potuto interpretare questo personaggio se non avessi avuto la vita che ho avuto”. E intendeva tanto gli alti e bassi di una vita che, dagli anni Novanta a oggi, è stata quasi come un giro sulle montagne russe. Quello che è certo è che l'esperienza di vita, bella o brutta che sia stata, ha contribuito a un'interpretazione che le è valsa riconoscimenti e premi: dalla nomination al Golden Globe, allo Screen Actors Guild Award e al Gotham Award, fino al Golden Eye Award vinto al Festival di Zurigo.
Gia Coppola, da par suo, che la inquadra in 16mm senza remore, filtri o ritrosie per raccontare il declino di un personaggio e di un corpo, ma che lo fa sempre con grande affetto, ha definito Pamela Anderson la Marilyn Monroe dei nostri tempi. Ecco, tralasciando il particolare che la Monroe è morta schiacciata dal peso della fama, delle sue insicurezze, dei traumi subiti, e che Pamela Anderson per fortuna è ancora viva e vegeta, il paragone potrebbe avere un senso sul piano simbolico. La verità vera, però, è che è stata, se è stata, la Marilyn di un tempo andato, lo stesso tempo andato per il suo personaggio, che a 57 anni vede lo show in cui si è esibita per una vita, e che tanta vita gli ha dato e tanta vita gli ha tolto, chiudersi definitivamente, lasciandola sola ma determinata di fronte all’incognita del futuro.
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