martedì 28 agosto 2018

Sharp objects (Miniserie) - Teste di Serie

Sempre più star del cinema hollywoodiano per il piccolo schermo. Sembra una linea guida già ampiamente conclamata dal lavoro che un network di prestigio come HBO sta portando avanti da qualche tempo a questa parte, da quella prodigiosa elegia alla senilità e alla forza di volontà che fu Olive Kitteridge – un successo dovuto anche a una stratosferica Frances McDormand, con Richard Jenkins e Bill Murray al suo fianco -, passando per Show me a hero e The night of, scomodando attori del calibro di Oscar Isaac, Jim Belushi, Wynona Rider e John Turturro. Fino all'apprezzato Big little lies, con un cast di dame del cinema che comprendeva Reese Whiterspoon, Nicole Kidman e Shailene Woodley, degno di una scintillante premiere.

Puntare su produzioni a breve durata, queste miniserie dal tono prevalentemente dark, ambientate in contesti totalmente immersivi e suggestivi, per aumentare a dismisura l'appeal di operazioni immediate ad alto costo produttivo, contando, magari, sulla complicità di registi già affermati: e Jean-Marc Vallée – regista del film premio Oscar Dallas buyers club, nel 2013 – che, dopo aver raccolto dolci frutti per Big little lies, ci riprova dirigendo Sharp objects, un crime-thriller conturbante in otto episodi, con protagonista Amy Adams, autrice di una prova impeccabile, in perfetta sintonia con un personaggio in bilico tra nera depressione e desiderio di rivalsa personale.

L'intera vicenda é ambientata a Wind Gap, una cittadina sorniona del Missouri, dove l'apparenza sembra essere l'unico aspetto che preoccupa la popolazione; Wind Gap fu teatro della tragica morte di Marian, sorellina di Camille Preaker (Amy Adams), diventata una giornalista in cerca della spinta giusta per la sua carriera, inviata per far luce su un nuovo caso di omicidio che, inevitabilmente, fa riemergere vecchi fantasmi dagli abissi del passato; Camille é costretta a confrontarsi con sua madre Adora (Patricia Clarkson), donna esigente e iperprotettiva, con la quale é da sempre in conflitto e, come se i distaccati rapporti con il resto della popolazione non fossero abbastanza, viene ritrovata una seconda giovane vittima, orrendamente mutilata.

L'impronta di Jean-Marc Vallée, regista che sembra aver trovato una sua cifra espressiva nella messa in scena di situazioni dominate da un senso di allerta costante, edulcorate da silenziosi campi e controcampi girati camera in spalla, spinge Sharp objects ad assomigliare al precedente Big little lies, anche per il rinnovato interesse per contenuti, oltre che sul piano formale: anche in Sharp objects si opera in un contesto medio-borghese, ancora una volta contenuto in un ambiente scostante, plastificato, finto per quanto grottesco; il regista segue con perizia personaggi taciturni, a volte nevrotici, mettendo in risalto una complessità caratteriale che trova il giusto compimento espressivo grazie a un montaggio a volte compassato, altre quasi isterico, alimentando un pungente sentore di disagio, quasi a coinvolgere e ingabbiare lo spettatore in un micro-mondo fasullo, da cui chiunque vorrebbe fuggire. Perché Sharp objects é, innanzitutto, un viaggio alla scoperta del dolore, quel dolore che sembra appassito, ma si nasconde in attesa di essere ridestato; una miniserie che gioca – e si prende gioco – dell'emotività montante dello spettatore e dei suoi personaggi, un viaggio tormentato in un posto fatato, popolato da lupi vestiti da agnellini.

Se la creatura di Marti Noxon, che ha riadattato per il piccolo schermo il romanzo di Gillian Flynn – già autrice de L'amore bugiardo, riadattato al cinema da David Fincher nel 2014 – spicca per l'eleganza del montaggio e una fotografia algida, che dipinge una provincia marcita come un frutto divorato da vespe, ecco che proprio sul finale si arrende all'incapacità di disarticolare l'intreccio nascosto, ovverosia la scoperta della colpevolezza di Amma (Eliza Scanlen, in un “doppio” ruolo di lolita/femme fatale), sorellastra di Camille, e delle sue amiche per l'omicidio delle due coetanee, rilegata a scenetta plot-twist post-credits: per colpa di questo scelta maldestra, la sceneggiatura traballa e perde stabilità proprio sul finale, banalizzando brutalmente l'indagine sulla precarietà e l'effimero splendore del benessere della medio-borghesia di provincia americana portata avanti per tutti e otto gli episodi e, come se non bastasse, danneggia l'ambiguo e provocante profilo di Amma Preaker, che resta un personaggio incompiuto, per aver agito senza apparente giustificazione. Con una diversa gestione di tali elementi, l'apparente assenza di motivo della crudeltà di Amma avrebbe potuto condurre verso un'ulteriore immersione nella psiche del personaggio, ma in questo modo, per colpa di un'esplicita tendenza a svelare la verità attraverso un semplicistico colpo a effetto, il finale di Sharp objects appare addirittura monco.

L'ultima miniserie targata HBO, nonostante tale imperdonabile scivolone nel finale, resta un'opera televisiva di pregevole fattura, che accerta ancora una volta il rinnovato feeling tra star di Hollywood e una tendenza di produzione televisiva sempre più affine a modelli cinematografici d'autore.

(Sharp objects); genere: drammtico, thriller; sceneggiatura: Scott Brown, Ariella Blejer, Vince Calandra Jr., Vince Calandra, Dawn Kamoche, Alex Metcalf, Gillian Flynn (romanzo); stagioni: 1 (miniserie); episodi prima stagione: 8 interpreti: Amy Adams, Patricia Clarkson, Chris Messina, Eliza Scanlen, Matt Craven, Henry Czerny, Taylor John Smith, Madison Davenport, Miguel Sandoval, Will Chase, Lulu Wilson, Elizabeth Perkins; network: HBO (U.S.A., 8 luglio-26 agosto 2018), Sky Atlantic (Italia, 17 settembre-8 ottobre 2018); origine: U.S.A., 2018; durata: 60' per episodio; episodio cult prima stagione: Part 6 - Cherry



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