domenica 5 aprile 2026

Michael Douglas: "Jack Nicholson mi prendeva in giro, il set di Wall Street fu una trincea"

Michael Douglas ha raccontato un aneddoto divertente sulla sua lunga amicizia con Jack Nicholson. A gennaio, l’attore ha partecipato ad una proiezione speciale di Wall Street nell'ambito del TCM Classic Film Festival di New York. Durante la successiva sessione di domande e risposte, ha svelato che il leggendario collega lo prendeva spesso in giro per un aspetto insolito della sua recitazione. Vale a dire, il modo in cui interpretava i personaggi “con i capelli”.

I capelli del personaggio sono sempre stati una parte importante della mia recitazione. È buffo come questo tipo di dettagli possa davvero fare la differenza.

Pare che Nicholson non perdesse occasione per prendersi bonariamente gioco dell'amico: "Mi diceva sempre: 'Che storia è questa dei tuoi capelli che recitano?' E io gli rispondevo: 'Dovresti dirmelo tu'."

Durante la stessa sessione, Michael Douglas ha parlato anche del leggendario ruolo di Gordon Gekko in Wall Street (1987), uno dei personaggi più iconici della sua carriera. L’attore ha svelato di aver scoperto solo recentemente che non era stato il primo a cui era stata offerta la parte: "Ho letto di recente cheOliver Stone aveva inizialmente pensato a Warren Beatty, che rifiutò il ruolo, e poi a Richard Gere, che a sua volta declinò. Non ne avevo la minima idea. Ti piace sempre pensare di essere la scelta giusta, quella perfetta per il ruolo".

Dietro le quinte di Wall Street: il ruolo di Gordon Gekko

Il divo ha spiegato di aver affrontato il personaggio con grande rispetto, consapevole della sua complessità. "Non conoscevo Oliver Stone personalmente - ha precisato - ma ho letto la sceneggiatura e ho capito subito che era un lavoro impegnativo. Ero entusiasta: ruoli di questo livello non capitano spesso nella vita". Douglas intuì subito che Wall Street non era solo un dramma finanziario: era una critica pungente all'avidità, all'ambizione e al compromesso morale nell'America degli Anni Ottanta.

Secondo il divo, parte del merito di aver ottenuto il ruolo va alla sua esperienza personale e al suo background. "Oliver cercava un attore con un certo fiuto per gli affari, e io ero anche produttore, quindi avevo familiarità con quel mondo - ha spiegato - Sono cresciuto a New York, ho frequentato la Allen-Stevenson School e altre scuole preparatorie, e conoscevo quel tipo di vita della East Coast. Immagino sia per questo che mi abbia scelto". Michael si trovò così di fronte alla sfida di coniugare fascino e spietatezza, ma Oliver Stone cercava qualcuno in grado di incarnare appieno ambizione, avidità e ambiguità morale.

In una recente intervista, l'attore ha ricordato un episodio che lo ha colpito profondamente, accaduto appena due settimane dopo l’inizio delle riprese.

Stavamo finendo la seconda settimana di riprese quando qualcuno bussò alla mia porta. "Ehi Mike, sono Oliver. Posso entrare?". Ho risposto: "Certo, entra pure". Lui è entrato nel camper e si è seduto. Mi ha chiesto: "Tutto bene?". Ho risposto: "Sì, sto bene".

Poi Stone gli ha fatto una domanda sorprendente: "[Mi ha chiesto]: "Ti droghi?" Ho risposto: "No, non mi drogo". E lui ha detto: "Perché sembri uno che non ha mai recitato in vita sua"."

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Il rapporto con Oliver Stone e la vittoria del Premio Oscar

Nonostante la critica tosta da digerire, Douglas ha spiegato di averla gestita bene. Il regista lo stava spronando ad esplorare i lati più oscuri del personaggio e analizzare attentamente la sua interpretazione, soprattutto nelle scene chiave che mostrano il lato manipolatore di Gekko. Fino a quel momento, l’attore non aveva mai guardato i giornalieri, cioè il materiale grezzo girato durante la giornata:

Allora ho detto: "Beh, non mi piace guardare i giornalieri perché sono uno di quelli che nota sempre cosa non va o cosa non verrà incluso nel film"… quindi non gli presto attenzione. Così ho detto: "Immagino che farei meglio a darci un’occhiata", e lui ha risposto: "Sì, faresti meglio".

Douglas andò quindi in sala di montaggio e guardò due scene, tra cui quella celebre in limousine con Charlie Sheen. "Le osservavo con molta attenzione e spirito critico - ha ricordato - e mi sembravano piuttosto buone. Quindi continuavo a ripetere: "Penso che siano abbastanza buone", e [Stone rispondeva]: "Sì, lo sono, vero?"."

Era disposto a farmi odiare il personaggio per tutto il resto del film, pur di ottenere quella spinta in più.

La star di La Guerra dei Roses ha infine elogiato il metodo di lavoro del regista: "Stone trattava gli attori come se fossero in trincea. Sapeva spronarci al massimo e ottenere il meglio da ognuno. Il suo curriculum parla chiaro: James Woods, Tom Cruise, Kevin Costner, Val Kilmer… la lista è infinita. Io gli sarò sempre grato per avermi dato quella parte e per avermi spinto oltre i miei limiti". Per la sua performance in Wall Street, Michael Douglas vinse il Premio Oscar come miglior attore protagonista.



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