venerdì 4 aprile 2025

Romics XXXIV, Un film Minecraft, un'isola tematica, un incontro e un gadget

Un film Minecraft è al cinema... ed è anche al Romics: giunta alla 34ma edizione, la manifestazione si tiene come sempre alla Fiera di Roma fino a domenica 6 aprile, su cinque padiglioni dedicati a fumetto, cinema, animazione, giochi, musica, cosplay. Eventi, mostre e incontri si susseguono in un programma molto fitto, che vi invitiamo a consultare sul sito ufficiale del Romics.
Per quanto riguarda l'adattamento cinematografico di Minecraft, uno dei videogiochi più venduti e giocati e della storia del mezzo, il Romics articola la copertura con un incontro, un'isola tematica e anche un premio... destinato a chi in questi giorni ha comprato il biglietto per vedere il film in sala.

Un film Minecraft, al Romics XXXIV se ne discute... e lo si vive!

Un film Minecraft, diretto da Jared Hess, proietta (piccoli e grandi) spettatori e spettatrici nel mondo cubettoso del videogioco Mojang, ideato del 2009 da Markus "Notch" Persson, ma in ascesa dalla pubblicazione della sua prima versione ufficiale, nell'ormai remoto 2011. Da allora, con 300 milioni di copie vendute su tutte le piattaforme e 170 milioni di giocatori ancora attivi, è diventato più che un gioco, una fucina di creatività: proprio basandosi su questo aspetto, il Romics nel padiglione 5 dedica un'isola tematica al lungometraggio e al suo mondo, con laboratori, esperienze creative e gadget ufficiali. Nello specifico, sarà possibile ritirare un maxi adesivo di Creeper, sabato 5 e domenica 6 aprile presso il palco del Movie Village (pad.5, appunto), presentando il biglietto del film: l'iniziativa è in collaborazione con Warner Bros. Discovery Italia.
È previsto inoltre un incontro dedicato al fenomeno e al lungometraggio con Jason Momoa e Jack Black: "Viaggio nell'universo di... Un film Minecraft", domenica 6 aprile dalle 17:00 alle 17:30, sul palco del Movie Village. Moderato da Max Giovagnoli, responsabile dell'area cinema Romics, vedrà ospiti Benedetta Degli Innocenti e Davide Doviziani, voci italiane di Dawn e Henry nel film appena uscito.



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Avengers: Doomsday, Chris Pratt rompe il silenzio sull'assenza di Star-Lord

Chris Pratt è tra i grandi assenti di Avengers: Doomsday, ma soltanto di recente l’attore ha affrontato la fase di stallo del suo Star-Lord. Qualche settimana fa si vociferava che fosse troppo impegnato per riprendere il suo iconico ruolo nel quinto film corale sui Vendicatori, ma questa volta è stato proprio l’attore ad affrontare il mancato coinvolgimento.

Avengers: Doomsday, Chris Pratt spiega perché non prenderà parte al film

Annunciato tramite una diretta streaming durata cinque ore, Avengers: Doomsday ha reso finalmente noto parte del suo cast principale, riportando in gioco diversi Vendicatori così come personaggi inaspettati degli X-Men. Grandi assenti, però, sono i Guardiani della Galassia, incluso Star-Lord che aveva promesso al pubblico il suo ritorno via spin-off. Nonostante il suo personaggio sia uno dei più apprezzati, non sarà coinvolto nella lotta contro Dottor Destino, almeno per il momento. Intervistato da Collider per il suo ultimo film Mercy, Chris Pratt ha commentato la sua assenza con un certo umorismo, affermando che la sedia con il suo nome era sul set da qualche parte e alla fine hanno semplicemente deciso di ometterla dal lancio: “Non lo so, penso che ci fosse ma lontano. Devono averla tagliata. Non so cosa sia successo. Non lo so, ma sono certo che fosse lì”.

Secondo voci di corridoio, Chris Pratt sarebbe stato escluso dalla produzione per conflitti di programmazione, legati alla produzione della seconda stagione di Terminal List che l’ha coinvolto da protagonista. Purtroppo, però, non è l’unico ad essere stato tagliato fuori: anche il restante dei Guardiani della Galassia ancora in gioco nel MCU non è stato annunciato, ma i Marvel Studios hanno chiarito che molti altri seguiranno per cui non è ancora detta l’ultima parola.



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Superman: una spettacolare anteprima estesa dell'attesissimo cinecomic di James Gunn

Nato nel 1933, i genitori si chiamano Jerry Siegel e Joe Shuster, Supeman è un po' il padre di tutti i supereroi, il primo ad apparire in un fumetto (nel 1938), e il primo cui l'industria dell'audiovisivo si è interessata. I primi cortometraggi animati sono del 1941, nel 1948 arriva il primo serial televisivo, mentre il primo film per il cinema è Superman and the Mole Men, datato 1951.
Certo, perché tutto cambiasse, perché Superman e il cinema trovassero il giusto modo di incontrarsi è stato poi necessario aspettare fino al 1978, quando uscì il primo film di Richard Donner con Christopher Reeve come protagonista, Marlon Brando nel ruolo di Jor-El e Gene Hackman in quelli di Lex Luthor.
È allora che nasce l'idea e la pratica di quelli che noi, oggi, chiamiamo cinecomic.
E però, se togliamo quei primi due film di Donner, non è che la vita cinematografica di Superman sia stata facilissima, specialmente negli ultimi anni, quando anche la DC ha cercato di fruttare appieno le sue cosiddette "proprietà intellettuali" per contrastare il dominio Marvel.
Anche non considerando i tanti progetti mai realizzati, il Superman Returns di Bryan Singer, protagonista Brandon Routh, non è che si possa definire un film riuscito. Non è andata tanto meglio a Zack Snyder, che da L'uomo d'acciaio in avanti ha più volte diretto Henry Cavill nei panni di Superman e mai con il pieno gradimento della critica e del pubblico. In casa Warner e DC non rimaneva altro da fare, quindi, che rivoluzionare tutto: e a capo della rivoluzione, e del primo film del nuovo DC Universe (DCU), del cosiddetto "Capitolo Uno: Dei e Mostri", è stato chiamato James Gunn.
Gunn è uno che sa il cinema, sa i fumetti, sa il pop. È uno che raramente ha sbagliato film, e che quindi è sembrato il candidato perfetto per un nuovo Superman. Il suo Superman.
Il suo Superman, di cui si sta facendo un gran parlare, con ridda di voci contraddittorie, debutterà al cinema il prossimo 9 luglio, e sarà solo allora che ne potremo parlare con cognizione di causa. Qui di seguito, intanto un'anteprima estesa del film, quasi cinque minuti di nuove immagini video di questo attesissimo cinecomic.

Superman: anteprima estesa del cinecomic di James Gunn



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giovedì 3 aprile 2025

Pamela Anderson, la vera ultima Showgirl

La popolarità è arrivata prima grazie a Playboy, che l’ha messa in copertina nell’ottobre del 1989, prima ancora di eleggerla Playmate del mese il febbraio dell’anno successivo. Su quella copertina è poi apparsa altre tredici volte, stabilendo un record che con tutta probabilità rimarrà imbattuto.
La consacrazione sono state le cinque stagioni di Baywatch, comprese negli anni tra il 1992 e il 1997, in cui correva sulla spiaggia inguainata in un costume intero rosso entrato nel mito.
L’ingresso nella storia, in qualità di prima celebrity a subire un simile trattamento, è dovuto al famoso video a luci rosse realizzato con l’allora marito Tommy Lee, sottratto alla coppia e diffuso attraverso una internet ancora agli albori ma che già mostrava certe sue chiare inclinazioni (o magari storture: e la storia è raccontata benissimo dalla miniserie Pam & Tom).
Basterebbero queste tre coordinate per far capire all’alieno di turno di passaggio sul nostro pianeta perché Pamela Anderson - non la più bella, non la più brava, ma di certo la più famosa, ammirata e invidiata - sia stata il simbolo in carne, silicone e ossa di un periodo che appare allo stesso tempo lontanissimo e vicinissimo, di un’era che, lontana o vicina che sia, è oggi chiusa in maniera pressoché definitiva.
Ed è la fine di un’epoca, anche, che viene raccontata il The Last Showgirl, il film al cinema dal 3 aprile, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film, che vede Pamela Anderson protagonista nei panni di una ballerina di Las Vegas a fine carriera, in un ruolo che ha chiaramente più di un punto di contatto con la sua storia artistica e personale.

The Last Showgirl: il trailer del film

Se tra la Shelley di The Last Showgirl e la sua interprete c’è una sovrapposizione se non totale, certamente profonda e significativa, è per motivi chiari.
Non solo perché Pamela, verso la fine del primo decennio dei Duemila, ha fatto in un certo senso lo stesso mestiere di Shelley , esibendosi al Crazy Horse, e partecipando all’edizione statunitense e argentina di Ballando con le stelle (ma anche a edizioni indiane e inglesi del Grande Fratello).
O non solo perché, tra le altre cose, e forse soprattutto, The Last Showgirl parla del rapporto difficile di una donna con una figlia che non ha mai compreso le sue scelte, mentre sappiamo bene quanto Pamela sua legata ai figli Brandon e Dylan, che pure magari qualche problemino con la tumultuosa vita privata e la discinta immagine pubblica della mamma forse l’hanno avuto, almeno in passato, tanto che adesso sono loro a incoraggiarla nel suo nuovo stile di vita più semplice e autentico, lontano dai riflettori di Hollywood.
Se The Last Showgirl non poteva non avere Pamela Anderson come protagonista, è perché il personaggio scritto dalla sceneggiatrice Kate Gersten sembra quasi scritto per lei, tanto che la stessa Pamela ha avuto a dire che “non avrei potuto interpretare questo personaggio se non avessi avuto la vita che ho avuto”. E intendeva tanto gli alti e bassi di una vita che, dagli anni Novanta a oggi, è stata quasi come un giro sulle montagne russe. Quello che è certo è che l'esperienza di vita, bella o brutta che sia stata, ha contribuito a un'interpretazione che le è valsa riconoscimenti e premi: dalla nomination al Golden Globe, allo Screen Actors Guild Award e al Gotham Award, fino al Golden Eye Award vinto al Festival di Zurigo.
Gia Coppola, da par suo, che la inquadra in 16mm senza remore, filtri o ritrosie per raccontare il declino di un personaggio e di un corpo, ma che lo fa sempre con grande affetto, ha definito Pamela Anderson la Marilyn Monroe dei nostri tempi. Ecco, tralasciando il particolare che la Monroe è morta schiacciata dal peso della fama, delle sue insicurezze, dei traumi subiti, e che Pamela Anderson per fortuna è ancora viva e vegeta, il paragone potrebbe avere un senso sul piano simbolico. La verità vera, però, è che è stata, se è stata, la Marilyn di un tempo andato, lo stesso tempo andato per il suo personaggio, che a 57 anni vede lo show in cui si è esibita per una vita, e che tanta vita gli ha dato e tanta vita gli ha tolto, chiudersi definitivamente, lasciandola sola ma determinata di fronte all’incognita del futuro.



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Bullet Train Explosion: il trailer ufficiale dello Speed nipponico in arrivo su Netflix

Allora, facciamo un po' d'ordine: il primo "treno proiettile" a muoversi sulla rete ferroviaria a alta velocità del Giappone, nota come Shinkansen, madre di tutte le alte velocità ferroviarie del mondo, prese servizio il 1° ottobre nel 1964 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo che si aprirno il 10 dello stesso mese, e collegava la capitale a Osaka. Il successo che l'operazione ebbe ispirò l'allargamento della rete, che fu implementata per la prima volta nel 1975: lo stesso anno in cui, curiosa coincidenza, nei cinema del Giappone uscì un film che fece incassi straordinari al botteghino e che si intitolava The Bullet Train.
Diretto da Junya Sato e interpretato da Ken Takakura, Sonny Chiba e Ken Utsui, il film raccontava di un folle terrorista che piazzava una bomba sul treno proiettile, una bomba che sarebbe esplosa se il convoglio avesse rallentato scendendo sotto una data velocità, e che sarebbe stata disinnescata solo se al terrorista fosse stata versata la cifra che richiedeva. Se questa trama vi pare in qualche modo familiare è probabilmente perché Speed, il celebre action movie degli anni Novanta con Keanu Reeves e Sandra Bullock, ha tratto ispirazione proprio dal film giapponese di Sato.
Ora, siccome le circolarità fanno parte della vita e del cinema, mentre da qualche tempo si discute della possibilità di un terzo Speed, in Giappone hanno realizzato un remake di The Bullet Train, intitolato Bullet Train Explosion, che vedremo in streaming su Netflix dal 23 aprile.
A dirigere il film, che viene raccontato come un " thriller pieno di panico e suspense" che descrive "le intense battaglie di chi lotta per salvare vite umane in condizioni estreme", è stato diretto da Shinji Higuchi, co-regista del bellissimo Shin Godzilla, e vede Tsuyoshi Kusanagi nei panni del protagonista. A completare il cast: Kanata Hosoda, Non, Jun Kaname, Machiko Ono, Hana Toyoshima, Daisuke Kuroda, Satoshi Matsuo, Suzuka Ohgo, Matsuya Onoe, Naomasa Musaka, Pierre Taki, Bando Yajuro, Takumi Saitoh. Il film è stato realizzato con la speciale collaborazione di East Japan Railway Company, che ha permesso alla produzione di utilizzare treni ad alta velocità e strutture ferroviarie reali per creare immagini estremamente realistiche, arricchite da effetti visivi all'avanguardia.
Purtroppo il The Bullet Train originale non è disponibile in streaming su nessuna piattaforma: sarebbe stato interessante per gli appassionati fare un confronto tra quel film e questo nuovo in arrivo su Netflix, di cui qui di seguito trovate il trailer ufficiale.

Bullet Train Explosion: il trailer ufficiale del film




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mercoledì 2 aprile 2025

Cinque film in streaming per ricordare la grandezza di Marlon Brando

Il 3 aprile 1924 nasceva a Omaha, in Nebraska, la leggenda cinematografica di Marlon Brando. Considerato da molti il più grande attore mai esistito - idea su cui si può dibattere ma che non è assolutamente campata in aria - Brando a partire dagli anni ‘50 ha scritto pagine indelebili di storia del cinema americano. I suoi trionfi sul grande schermo, compresi i due Oscar vinti come miglior attore protagonista, alla fine hanno offuscato anche alcune sue fragorose cadute, altrettanto leggendarie. Questi qui sotto sono cinque film in streaming che raccontano soltanto in minima parte una carriera di altissimi e bassi, di scelte comunque coraggiose anche nell'eccesso. Buona lettura.

Cinque film in streaming interpretati da Marlon Brando

  • Un tram che si chiama desiderio
  • Fronte del porto
  • Ultimo tango a Parigi
  • Il padrino
  • La formula 

Un tram che si chiama desiderio (1951)

La fragorosa esplosione di Brando come esponente di spicco del “Metodo” dell’Actors Studio arriva grazie alla leggendaria trasposizione cinematografica da Tennesse Williams diretta da Elia Kazan. Un tram che si chiama desiderio vede l'attore duettare in maniera vulcanica con Vivien Leigh, regalando momenti di dramma che entrano direttamente nella storia del cinema. Film epocale per il suo verismo nella messa in scena e la potenza delle interpretazioni. Arriva la prima nomination all’oscar per Brando, mentre le statuette le portano a casa i suoi colleghi, compresa la Leigh. Poco importa, la leggenda dell’interprete è cominciata…Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Fronte del porto (1954)

Ancora Kazan dirige Brando in questo film dal realismo incredibile, molto avanti con i tempi rispetto al momento storico di Hollywood in cui è stato realizzato. Fronte del porto compie un atto rivoluzionario, porta il cinema nelle strade, nelle banchine, tra gente vera e psicologie anche complesse, tutt’altro che retoriche. Il risultato è un trionfo: Oscar per il film, la regia, l’attore protagonista e attrice non protagonista, sceneggiatura e alcuni altri. Nel cast anche una magnifica Eva Marie Saint, Rod Steiger, Karl Malden, Lee J. Cobb. Capolavoro indelebile di quel decennio, e dei decenni a venire. Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Amazon Prime Video.

Ultimo tango a Parigi (1972)

La prova d’attore di Marlon brando che alla fine noi preferiamo sulle altre, per la capacità di dare volto e corpo al desiderio di annichilimento di un uomo che non riesce a superare il dolore della perdita. Il suo personaggio è davvero tra i più complessi e contraddittori della storia del cinema, e l’attore lo interpreta con una potenza psicologica inusitata. Bernardo Bertolucci fa di Ultimo tango a Parigi un film vibrante, “scandaloso” discusso e discutibile, ma mai ruffiano o scontato. Nomination all’Oscar per la miglior regia e per il miglior attore. Tutte le polemiche che si sono verificate dalla sua uscita fino a oggi non intaccano la profondità, anche sconvolgente, di un film davvero unico. Disponibile su Amazon Prime Video.

Il padrino (1972)

L’adattamento del best-seller di Mario Puzo diretto da Francis Ford Coppola riporta Brando ai fasti degli anni ‘50 e gli regala il secondo Oscar come protagonista. E non poteva essere altrimenti: Il padrino diventa il maggiore incasso della storia del cinema americano, grazie a una messa in scena cadenzata e potente che esalta personaggi e dinamiche psicologiche. Accanto a Brando svettano anche Al Pacino, James Caan, Talia Shire, Robert Duvall, John Cazale e tutti gli altri. Oscar anche per il miglior film e la sceneggiatura. Il seguito sarà addirittura migliore del primo, anche senza Brando…Disponibile su Rakuten TV, Google Play, Apple Itunes, Netflix, TIMVision, Amazon Prime Video, NOW.

La formula (1980)

Vogliamo chiudere con un film tra quelli che tutto rappresentano un fallimento per Brando ma in chi recita insieme a un altro titano del grande schermo come George C. Scott. John G. Avildsen dirige La formula con un occhio forse fin troppo attento alle psicologie dei personaggi. Il duello di interpretazioni tra i due attori è ovviamente eccelso, anche se spesso si perde dietro la lentezza della narrazione, visivamente notevole - tanto da meritare la nomination all’Oscar per la miglior fotografia - il film rappresenta una scommessa persa ma di enorme fascino. Una visione non preconcetta è d’obbligo. Disponibile su Amazon Prime Video.



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Hunger Games: L'Alba sulla Mietitura, l'annuncio del logo coinvolge Woody Harrelson e svela lo sceneggiatore

In occasione del CinemaCon 2025, Hunger Games: L’alba sulla mietitura ha mostrato le sue prime carte condividendo con il pubblico diverse informazioni interessanti sul prossimo adattamento in fase di sviluppo. Prima di tutto, è stato mostrato un primissimo teaser rivelando il logo ufficiale del film che si riallaccia ad alcuni easter egg contenuti nel romanzo e uno, nello specifico, che ha riacceso la speranza di molti. A conclusione del breve filmato, infatti, spunta una voce che sembra essere proprio quella di Woody Harrelson, l’attore che ha interpretato Haymitch nella saga cinematografica principale di Hunger Games.

Hunger Games: L’alba sulla mietitura, rivelato il logo ufficiale e lo sceneggiatore che lavorerà al film

Avendo venduto 1,5 milioni di copie nella prima settimana di debutto in libreria, Hunger Games: L’alba sulla mietitura si conferma essere un successo, a dimostrazione del fatto che il pubblico non ne ha ancora abbastanza di Panem. Nel prequel ambientato durante la 50esima edizione dei giochi, il protagonista è un giovane Haymitch, all’epoca appena 16enne che finisce per un crudele gioco del destino per essere uno dei quattro tributi del Distretto 12. La Seconda Edizione della Memoria ha alzato la posta in gioco per tutti i Distretti e, dopo il debutto in libreria a marzo 2025, la sua storia approderà anche al cinema nel 2026. Pur non avendo ancora annunciato chi interpreterà i vari personaggi, Lionsgate ha mostrato il primo logo ufficiale che contiene diversi riferimenti al romanzo, di cui parleremo tra poco.

Durante il CinemaCon 2025 tenutosi a Las Vegas, Lionsgate ha anche rivelato che Billy Ray si occuperà della sceneggiatura di Hunger Games: L’alba sulla mietitura. Sceneggiatore candidato agli Oscar per Captain Phillips, è stato coinvolto ufficialmente per lavorare al prequel. Il suo è un ben gradito ritorno sulle scene di Panem, poiché è stato uno degli sceneggiatori del primo Hunger Games e supporterà Francis Lawrence, confermato di nuovo alla regia. In occasione del CinemaCon, è stato proprio il regista ad affermare l’inizio dei casting per scovare il perfetto Haymitch e tutti i personaggi coinvolti.

A seguire spiegheremo il significato del logo, che conterrà delle anticipazioni presenti nel romanzo, quindi chi non gradisce spoiler dovrebbe fermarsi qui. Nel breve teaser che introduce il logo di Hunger Games: L’alba sulla mietitura, sono presenti diversi collegamenti con il romanzo, a partire dalla ciotola di oro fuso che ricorda l’acciarino regalato ad Haymitch da Lenore Dove per il suo compleanno. Man mano che l’inquadratura diventa nitida, però, quel liquido or si trasforma nel centro di un vulcano che erutta. Un chiaro collegamento a quanto accaduto poi nell’arena dei 50esimi Hunger Games, che poi termina con un altro collegamento tra il serpente e la ghiandaia imitatrice, che si collegherebbe non solo a Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente su Coriolanus Snow, ma anche alla saga principale con Katniss. A rendere ancor più interessante il breve filmato è la voce di Woody Harrelson, che afferma: “Penso che questi giochi saranno diversi”. Non è detto che Woody Harrelson apparirà nel film, considerato che si tratta di un prequel. In ogni caso i casting sono in corso e la produzione dovrebbe avviarsi quest’estate, a luglio.



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