Nella prima giornata della Festa del Cinema di Roma, la sezione autonoma Alice nella Città celebra la creatività, la poesia, il talento e la generosità di un artista che fin dagli anni Novanta attraversa la scena musicale italiana e che ha composto e cantato brani indimenticabili, da "Io e Franchino" a "Io sono Dio", da "Prima di andare" ad "Amici nel tempo".
Diretto dal fotografo Fabio Lovino, Backliner è un viaggio nel percorso creativo di Riccardo Sinigallia, o Riccardino - come lo chiama l'amico di sempre Valerio Mastandrea. E proprio Mastandrea è il narratore di un film partecipato e appassionato, un documentario nel quale il ritrattista di star ha proseguito in un certo senso il suo lavoro di mago dell"obiettivo: "Nel mio mestiere di fotografo di artisti" - racconta Lovino durante l'incontro stampa sul film - ho sempre avuto la curiosità, anche nei festival del cinema, di andare a cercare giovani attori e registi emergenti, o comunque non conclamati. Con Riccardo siamo legati da un'amicizia venticinquennale, abbiamo condiviso moltissime cose, mi ha dato tanto con la sua poesia e la sua musica, che è notturna. Anche io sono notturno. Di notte la musica si percepisce meglio, è tutto più tattile, più sensoriale. Quello che mi lega a Riccardo, e anche a Valerio Mastandrea, è il coraggio di fare scelte non facili, non necessariamente legate al denaro".

Riccardo Sinigallia non si aspettava un simile tributo, e ancora si emoziona un po’ all'idea di un film tutto su di lui: "Il gesto di Fabio è stato una dimostrazione pazzesca di stima e amicizia. Il suo lavoro è interessante perché abbraccia un lungo lasso di tempo. L'ultimo montato, che dura poco più di un'ora, mi è piaciuto tantissimo. Fabio veniva ai miei concerti con la telecamera, poi si affacciava nel backstage, infine un giorno mi ha detto: stai andando a Milano? Vengo con te in treno, ha acceso la telecamera e abbiamo cominciato a parlare. Quest’uomo aveva già un piano".
Lovino, che non è nuovo al documentario, aveva sì le idee chiare, ma per chi è abituato a scrivere più che a scattare, costruire un testo non è stato sempre facile: "Facendo il fotografo, non ho l’abitudine di scrivere. Ciò che invidio a Riccardo è la straordinaria sintesi ed eleganza nel parlare, nelle sue parafrasi Riccardo è lucido e lineare, ha una semplicità espositiva che io non possiedo, tirare le fila non è stato semplice, ma è stato bello. E mi sono dovuto limitare. Si potrebbe fare un doc di mezz'ora su ognuna delle persone che ho intervistato in Backliner".
Anche se del documentario Senigallia è il protagonista indiscusso, la ribalta non sempre fa per lui: "Io amo stare dietro come davanti, basta che ci sia una motivazione, non amo la gratuità delle posizioni. A dire la verità, mi sono anche reso conto che non riesco a corrispondere l'amore che hanno per me i miei colleghi. Mi sconvolge, mi imbarazza, ma forse è una specie di risarcimento, forse ho avuto indietro qualcosa che ho cercato a lungo, sono quasi spaventato per ciò che mi sta capitando dopo anni di frustrazione".
Anche se le parole di stima di amici e colleghi gli hanno scaldato il cuore, Riccardo Sinigallia non ha voluto proprio tutti i suoi compagni di strada in Backliner, a cominciare da Federico Zampaglione dei Tiromancino, band con cui ha lavorato e dalla quale si è distaccato non senza dolore: "Ho detto a Fabio: preferisco che vengano messe nel documentario persone con cui non c'è un problema storico di relazione, a Federico voglio bene, è un uomo intelligente, ma c'è stato un problema storico fa noi. Sono passati tanti anni, quando qualcuno gli chiede: chi ha scritto La descrizione di un attimo?, lui non parla di me, non sono mai stato presente nei suoi racconti. Cosa è successo fra noi? Non lo so più neanche io".

Come sostiene Valerio Mastandrea nel documentario, il mondo della musica è più feroce, più spietato di quello del cinema. Chi suona, compone e canta, insomma, fatica di più ed è schiacciato da determinate influenze ed eredità: "Il cinema" - dice Sinigallia - in Italia ha avuto una forte autonomia culturale nel rapporto con resto del mondo che la musica non ha avuto, la nostra musica è suddita della tradizione angloamericana. Dal beat al rap, siamo figli della cultura che viene dagli States e dall'Inghilterra, mentre nel cinema abbiamo dettato legge, per esempio con il neorealismo. Nella musica siamo carne da macello".
Per i musicisti così come per la gente di cinema, non è solo questione di modelli ingombranti e di competizione, ma anche di qualità, parola ormai eliminata dal vocabolario di molte discipline artistiche e, ahimé, da molte testate giornalistiche. E proprio di qualità parla Sinigallia prima di accommiatarsi dalla stampa: "Oggi la qualità è diventata un problema. Mi dicono: tu fai roba di qualità, e sembra che mi stiamo criticando. Negli ultimi cinque anni i pischelli che fanno l'indie o il trap sono consapevoli che l'alleggerimento della qualità è quasi una bandiera, una caratterista vincente al livello di marketing e comunicazione, io percepisco la rivalsa dell'anti-poetica come una cosa anche affascinante, ma le reiterazione di questo messaggio, questo dire 'sti cazzi' ad ogni costo non va affatto bene".
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