venerdì 10 aprile 2020

L'albero degli zoccoli, Ermanno Olmi: "Da figlio di quella terra, ho fatto il ritratto di mia madre"


Vi proponiamo stralci di interviste a Ermanno Olmi, regista di quella che per molti è la sua opera definitiva. L'albero degli zoccoli.

L'albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi è considerato da molti come la sua opera più rappresentativa, vincitrice peraltro della Palma d'Oro al Festival di Cannes. Il sempre profondo compianto autore, uno dei maestri del nostro cinema, ha spiegato in più occasioni quanto quel film fosse una parte del suo essere, ma anche quanto avesse profonde radici nella nostra cultura nazionale e in un rapporto ancora più ancestrale tra essere umano e cicli naturali. Vi riproponiamo qui alcuni stralci di varie interviste, fondendo contributi da un'intervista tra i contenuti extra di un dvd del film, una telefonica presente su Techerai e un'intervista scritta pubblicata sul volume "L'albero degli zoccoli 30 anni dopo" di Federico Motta Editore (gratis in PDF su Cinetecadelfriuli).

L'albero degli zoccoli, Ermanno Olmi e il suo passato

L'ambientazione e l'atmosfera di L'albero degli zoccoli rispondevano a una profonda necessità esistenziale e creativa di Olmi, ammesso che i due piani si potessero separare. Il film racconta la vita dei contadini nelle campagna bergamasche di fine Ottocento.

Amo rappresentare la vita che mi appartiene di più, io sono figlio di quella terra, è come fare il ritratto della propria madre. La madre la riconosciamo davvero quando è perduta, quando l'abbiamo accanto è una realtà che ci spetta, non ne siamo del tutto consapevoli. Quando ci viene a mancare, allora cerchiamo nella memoria di ricomporre il suo mondo, sentire le voci, avere addirittura una sensazione palpabile del ricordo. Questo somiglia molto al cinema.[...]
La luce non è quella del teatro di posa, è quella del fluire del tempo, delle sua scansione naturale. [...]
Una delle cose fondamentali era trovare una vecchia casa colonica, com'era alla fine dell'Ottocento, perché non volevo una costruzione scenografica finta, volevo una casa vissuta, con dentro tracce di generazioni di umanità. [...] Una sera, pochi giorni prima delle riprese, di gennaio, in questa pianura della Bassa Padana c'era un nebbione, tentavo di tornare in albergo per questi tratturi appena percorribili in automobile. A un certo punto mi sono perso nella nebbia, ho preso disperatamente un sentiero: mi sono trovato davanti a un muro, un cancello, sono sceso e ho visto la casa contadina della mia infanzia. [...] Ho pianto. E' come arrivare in tempo a un appuntamento importante.

L'albero degli zoccoli, attori e contadini

L'albero degli zoccoli non ha un cast di professionisti: i personaggi sono interpretati da contadini della stessa zona raccontata, naturalmente chiamati a ripercorrere, almeno in parte, gesti e vite in parte già familiari.

I protagonisti dovevano essere veri contadini. [...] Lasciavo loro una grande libertà di espressione, perché pur essendo io bergamasco e parlando quella lingua, loro erano ancora più titolati di me: io ero un figlio che si era allontanato da quel mondo, loro continuavano a vivere in quel mondo. [...] Ripetevano esattamente quello che facevano nelle loro case, dove al posto del focolare magari avevano la cucina economica o il frigorifero. Pur con tutti gli aggiornamenti delle tecnologie più moderne, la loro vita in fondo non era cambiata, almeno nel 1978. [...]
La ribellione dura, violenta del movimento operaio è venuta dopo, con il "momento" industriale. Si è estesa al mondo contadino in tempi successivi. I contadini allora erano consapevoli che contro la loro condizione non era possibile ribellarsi. Il contadino come l’ho descritto nel film poteva ricorrere a una sola forma di ribellione: quella che conduce al recupero della dignità personale. [...]
Dopo la Palma d'Oro, ho avuto la sensazione che - anche nel mondo accademico, che manteneva le distanze da questo mondo considerato addirittura da alcuni non sufficientemente degno di essere una cultura -  che molti argini si siano rotti. Hanno capito che il mondo contadino era depositario di una cultura millenaria, che andava considerata con grande attenzione, soprattutto in un momento in cui la realtà del pianeta stava cambiando. [...] Oggi quella saggezza contadina, non solo nel coltivare la terra ma nel porsi in un rapporto di rispetto verso una terra madre, questa cultura a titolo pieno oggi non solo dovremmo riconsiderarla ma ripercorrerla.

L'albero degli zoccoli, la terra e la religione

Chiunque conosca l'opera di Ermanno Olmi, saprà anche quanto abbia contato la religione cristiana nelle sue storie e nelle ambientazioni che ha raccontato. Attenzione tuttavia a interpretare correttamente il suo approccio non necessariamente dogmatico.

La matrice religiosa è quella a cui in qualche modo io devo sempre riferirmi, la componente religiosa nel mondo contadino era molto sentita, non solo come superstizione o abitudine, ma come autentico atto di fede. [...] Ogni volta che l’uomo si trova in stato di disagio ritrova sempre una sua grandezza religiosa. Magari non rivolta a Dio. Magari frutto di abitudini, di superstizioni. Religiosità, per me, è lo spazio all’interno del quale l’uomo non riesce ad agire più con le proprie forze e cerca di modificare le cose attraverso atti di fede.
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