martedì 31 maggio 2016

The Nice Guys

La strana coppia formata da Ryan Gosling e Russell Crowe
* * * - - (mymonetro: 3,00)

Regia di Shane Black. Con Russell Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley, Kim Basinger, Beau Knapp, Keith David, Yaya DaCosta, Ty Simpkins, Rachele Brooke Smith, Yvonne Zima, Jack Kilmer.
Genere Commedia - USA, 2016. Durata 93 minuti circa.

Los Angeles, 1977. Da qualche tempo nella città degli angeli tira una brutta aria, l'inquinamento soffoca gli uccelli e la criminalità uccide le star(lette). A indagare ci pensano Jackson Healy e Holland March, il primo ammonisce le persone a suon di pugni, il secondo le rintraccia per conto terzi. Investigatori maldestri, Holland e Jackson si 'incontrano' intorno al caso Amelia, una giovane attrice di film porno in fuga dai sicari che tre giorni prima hanno ucciso il suo fidanzato, regista sperimentale bruciato con la sua casa e le sue pellicole, e Misty Mountains, amica e diva del genere precipitata con la sua auto giù dalla collina. Assoldati dalla madre di Amelia, amministratrice di giustizia 'giustiziera', i nostri scoprono molto presto che niente è quello che sembra. Lanciati all'inseguimento dei cattivi, si accompagnano loro malgrado con Holly, la brillante figlia di Holland che non ha nessuna intenzione di aspettare papà a casa.





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Marguerite e Julien - La leggenda degli amanti impossibili

Un amore scandaloso
* * * - - (mymonetro: 3,25)

Regia di Valérie Donzelli. Con Anaïs Demoustier, Jérémie Elkaïm, Frédéric Pierrot, Aurelia Petit, Raoul Fernandez, Catherine Mouchet, Bastien Bouillon, Sami Frey, Geraldine Chaplin, Alice de Lencquesaing, Esther Garrel, Audrey Quoturi, Maxime Dambrin.
Genere Commedia drammatica - Francia, 2015. Durata 103 minuti circa.

Marguerite e suo fratello Julien si amano teneramente fin dalla primissima infanzia e non desiderano altro che stare l'uno accanto all'altro. Crescendo, il loro affetto si converte in un sentimento amoroso definitivo, inaccettabile per la società di ieri, come per quella di oggi. Separati più volte forzatamente, si aspettano e rinnovano ad ogni occasione la loro dedizione reciproca, fino alla decisione di fuggire in Inghilterra e vivere come coniugi sotto mentite spoglie.





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Emily Blunt confermata per Mary Poppins Returns, sequel del classico con Julie Andrews

Insieme a lei anche la star di Broadway Lin-Manuel Miranda

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Friend Request – La recensione del techno thriller di Simon Verhoeven

Esiste qualcosa di più terrificante, oggi, dell’essere poco popolari su Facebook? Dietro ogni “mi Piace” si nasconde una soddisfazione troppo spesso inspiegabile ma soprattutto si nasconde un orrore più grande. Senza dilungarci troppo in spiegazioni psicologiche, possiamo limitarci a dire che le insidie nascoste dietro i social network sono moltissime, tra queste l’assuefazione, che in certi casi può rivelarsi una vera e propria malattia. Proprio per questo, possiamo dire che in molti casi le piazze virtuali, tanto indispensabili al giorno d’oggi, possono rivelarsi dei veri e proprio veicoli del male.

È questo uno dei presupposti di Friend Request – La Morte ha il tuo Profilo, il techno thriller diretto da Simon Verhoeven. Un film che ruota attorno all’universo virtuale dei social network (proprio come aveva fatto un’altra recente pellicola, Unfriended, caratterizzata però da una messa in scena totalmente diversa), che mescola tematiche attuali ad altre più vecchie e ricorrenti del cinema horror.

Al centro della vicenda la giovane Laura (Alycia Debnam-Carey, volto noto per la sua partecipazione a Fear The Walking Dead, lo spin-off / prequel della serie televisiva The Walking Dead) all’apice della sua popolarità su Facebook, che un “bel” giorno decide di accettare l’amicizia dell’oscura Marina, sola e disperatamente alla ricerca di un’amica. Marina finirà per rivelarsi una ragazza poco equilibrata, a tal punto che laura deciderà di punirla nel modo peggiore: eliminandola dalle amicizie del social network. Il risultato è decisamente dei più inaspettati: senza la sua “migliore amica” Marina decide di togliersi la vita e di perseguitare la povera Laura (e tutti i suoi amici) dall’aldilà.

Friend Request 01

I rimandi al passato sono molti e passano dal più ovvio The Ring (nel film diretto da Hideo Nakata il veicolo del male era una videocassetta, in questo caso ogni smartphone, tablet o PC) a Nightmare – Dal Profondo della Notte, il cult horror diretto da Wes Craven. Negli anni ’80 un gruppo di teenager era perseguitato da una figura malvagia che uccideva nei sogni ed era impossibile sfuggirgli proprio perché era impossibile rimanere troppo tempo senza dormire. Nel 2016 un gruppo di teenager si trova a fronteggiare una minaccia soprannaturale che agisce sfruttando le principali ossessioni contemporanee da cui è altrettanto impossibile sfuggire.

Critica sociale da un lato ma anche una vena più spensierata, che risponde ad un’esigenza fondamentale e sacrosanta del cinema horror: regalare un po’ di sani brividi. E bisogna dire che, a parte qualche prevedibilità, il film riesce sul serio a donare dei momento di pura tensione, alternati ad intermezzi animati suggestivi che rappresentano le principali ossessioni della protagonista malvagia Marina. Ed è proprio questo il punto di forza del film, rispondere prontamente alle esigenze del genere senza elevarsi forzatamente a cult.

Friend Request 02

Friend Request – La Morte ha il tuo Profilo farà il suo ingresso nelle sale italiane il 9 giugno 2016. Per maggiori informazioni potete consultare la pagina facebook ufficiale del film. #‎LaMorteHaIlTuoProfilo

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Alice in the Cities: A Girl’s Story

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Wim Wenders has said that the story for Alice in the Cites (1974) came to him from an insight into his own dissatisfaction with the adaptation of The Scarlet Letter he’d made two years before.He associated his creative block on that film in part with the fact that he had always felt more empathy for Hester Prynne’s child, Pearl, than for her. Lucky for us, he took the young actor he had cast as Pearl, Yella Rottländer, and answered his questions about that character with her in his next film.

Alice in the Cities has been one of my very favorite films, and a guiding light, since I first saw it at the Nuart in Santa Monica in the 1970s. How do you explain why you love someone or a work of art? Hopefully, it’s something you spend a lifetime trying to understand. Alice spoke to me specifically as a female in the world, as a young mother, confused, passionate, and messy, and as someone who remembered being a child filled with wonder and complicated feelings.

American cinema has presented a view of children as innocent and incomplete versions of adults since the very beginning of the medium. From before Shirley Temple to the present day of made-for-kids fare, we simply can’t seem to escape defining children on-screen as, at best, mini-adults and, at worst, idiot savants or creatures possessed of magical innocence. We rarely see them presented as complex, flawed beings full of desires that elude the control of their parents and other elders. And while male children may be allowed certain adventures, very few female children in American movies are given even that kind of freedom. (Oh, there have been a few exceptions. In the 1960s, for example, we were able to enjoy some freely self-defined adolescent girl characters in The World of Henry Orient and the Angels movies—The Trouble with Angels and Where Angels Go Trouble Follows!—but those were slightly older children and, in any event, serve only to prove the rule.) It’s as if the entire fabric of American life would come apart if a child were presented as whole and autonomous on the screen.

But Wenders, while so very influenced by American movies and pop culture, is not American and thus not constrained by this unspoken, insidious mandate to preserve the notion of children as idealized by adults. His freedom of imagination and thought to create Alice, and the room he granted his actors, Rottländer and Rüdiger Vogler, resulted in one of the screen’s most multifaceted child characters, and one of the most empowered female characters in cinema to this day.

Shot over the summer of 1973, Alice in the Cities was the first of Wenders’s Road Trilogy, and with it he discovered what would become the recipe for his many more road movies to come: shoot as much in sequence as possible, and most certainly shoot your locations that way. A decade later, for Paris, Texas, on which I was a young assistant, we shot first in Texas, then road-tripped to Los Angeles, and then went back to Texas, in story sequence—rather than doing what most producers would insist on: shooting all the Texas stuff at once, then doing the L.A. chunk out of order.

Alice begins its journey in a North Carolina beach town. We meet Phillip Winter (Vogler) literally under the boardwalk, in the midst of a grim existential crisis, taking Polaroids, trying to connect with the American landscape around him. The musical score that carries us through this opening is Japanese-inspired and by the German prog/hard rockers CAN. Just prior to this film, Wenders had found a mentor in the Japanese filmmaker Yasujiro Ozu, and the score is an homage to him and an acknowledgement of that creative debt.

The beauty of opening with Winter is that we are lulled into believing the film is about him, until twenty-odd minutes in, when we meet the true center of the story, who will be the undoing of his crisis. But she is not a character who exists only to facilitate his soul’s journey. She has her own journey to make, and, in fact, the film’s journey is hers. The adult male character we thought was our focus is actually the passenger; the girl child is driving this road movie.

The setup is simple. After randomly encountering Alice in a Pan Am Building revolving door—in a wonderful (almost) whimsical scene—Winter meets her single mother (played as stunningly whole by Lisa Kreuzer, a single mother herself) at the ticket counter. Alice’s mother is young, and while Wenders doesn’t judge her or ever suggest she doesn’t love her daughter deeply, she is clearly also in crisis, has been sidetracked in life, is maybe even a little self-involved. While the character is not defined by men, it seems she has chosen to give them more importance in her life than they might deserve.

When she leaves her daughter in Winter’s care, without asking either of their permission, we don’t get the impression she has abandoned her child—we know she will be back for her. We feel it in our gut. But neither Winter nor Alice knows this. And with a note of vague instruction and a little money, the girl is left in Winter’s care to travel to Germany.

This is where the adventure begins. We should have known from our introduction to Alice, when she took charge of the revolving door, who would be in control of the movement of this story; poor Winter finds himself instantly outwitted and has no choice but to succumb to her direction. But this could easily be passed over in our thoughts—she’s a kid, playing in a revolving door, like a million other kids. The next time we see Alice being very much a child is in a beautiful scene where Winter tells her he can blow out the lights on the Empire State Building from their hotel window. Of course, we can see that he has it timed perfectly for midnight, when the electricity is turned off. When he blows and the lights go out like candles on a birthday cake, Alice gasps in awe. Here, our point of view seems to be aligned with the adult character. But then Alice asks to see his watch and we are inside her head, not his. She’s trying to identify the logical reason for such magic. She’s fairly certain she’s been tricked, but doesn’t quite get how. This is the moment you realize that it is the point of view of a child, and a female child at that, that will be carrying us through the rest of the movie.

As they journey, Winter and Alice impact each other profoundly. At first, that impact seems simplistic; she is forced for her survival to place her trust in this adult she barely knows, while he is forced to become less existentially self-absorbed and be in the present, responsible for another human being. But as we move forward with them on their journey, the texture of human experience unfolds: joy, laughter, worry, fear, anger, jealousy, melancholy—when have we ever seen a child in a movie so melancholic? It’s impossibly poignant to see this in Alice.

The joys: Alice and Winter taking photo booth pictures in which they mirror each other’s expressions, which she will treasure later. And doing calisthenics together at rest stops along the road—so incredibly charming.

The anger: Winter’s, after Alice casually admits she has sent them on a wild-goose chase in the search for her grandmother’s house. She is remarkably centered and unapologetic, and offers no explanation as to why she failed to tell him before so many miles had been banked chasing her lead.

The jealousy: when Winter meets a woman in the park, and is clearly sexually attracted to her, Alice pulls a little sundress from her suitcase and puts it on, to compete for his affection. It’s a wonderful and not in the least inappropriate scene—because it’s completely from Alice’s perspective. The way this scene plays out deepens her character.

The melancholy: a weary Alice blinks, almost falling asleep, in the passenger seat. Director of photography Robby Müller stays on her face as the light softly, pastorally changes over it. And the last sequence, when Winter asks Alice what she will do after they arrive at last, and we see her thinking, and rather than move in on her face this time, Wenders chooses to pull back, and to keep pulling back from her melancholic expression, evincing a deep knowledge that she is a child at the mercy of adult decisions, that no one will ask her what she wants or needs. She will just have to go along with it, and somehow keep who she is intact. That long pull back away from Alice, away from the train, always brings tears to my eyes. It is deeply, profoundly moving.

Another thing Wenders said in regard to his disappointment with The Scarlet Letter was that, since it was set in Puritan America in the 1600s, he missed using his favorite pop-culture artifacts—photo booths, jukeboxes, records, movies, cameras, cars. In Alice in the Cities, we get to absorb all these artifacts and references, and they in turn deepen character. In the photo booth, Alice and Winter don’t merely take photos together—they do what most of us do when we sit together in a photo booth: they play off of each other second by second, for every shot. They vibe together.

The way Winter is constantly attached to his Polaroid camera is so like how nearly all of us are connected to our cell phones, and the cameras in our phones, forever putting distance between ourselves and what we are experiencing. We all know children now who revolt against the daily intrusion of cell phones recording their every move. They instinctively know that by constantly photographing them, we are distancing ourselves, we’re not in the moment, not experiencing them. Winter is a guy who throws blocks between himself and the world, and the Polaroid camera is one device he uses to do that.

Wenders himself is seen early on putting money in a jukebox. Later, a boy sits next to another jukebox, licking an ice cream cone, humming lazily along to “On the Road Again” by Canned Heat. The idea that a child would know that psych-blues song well enough to hum along is again a very different view of childhood than you are likely ever to get in an American film. As for the song itself—in anyone else’s hands, the use of it would be too on the nose, but not here . . . It works perfectly. And while we’re on the subject of music, the wonderful psych-folk singer Sibylle Baier sings a lovely song (“Softly,” from her album Colour Green) on camera on a ferry Alice and Winter have boarded.

Sadly, the CAN score is not available separately from the film; the tracks, Wim explained to me, never existed outside of the mix. So the only way to hear it is in the movie, and that is just one more reason to experience it.

It must be noted too that Müller’s 16 mm black-and-white photography is simply gorgeous, and lends itself perfectly to Wenders’s attitude toward his characters: he frames Alice and Winter as equals within most shots; the adult character does not diminish the child character within the frame, within the scene. They occupy the same amount of space.

At the same time that I was discovering Alice, and the rest of the Road Trilogy, my own daughter, Tiffany, had discovered another film series: the Swedish Pippi Longstocking movies. Like Alice, Pippi is free of the tyranny of the adult gaze. She’s her own person, with magical powers, which seem to come from within, not to be bestowed upon her by any adult. My daughter was smitten and emboldened and inspired by seeing this fully self-possessed girl on the screen. Likewise, I’m convinced that the adult life of the young Rottländer must have been empowered by the experience of portraying and creating a female character with such a rich inner life. When Wim and I had a conversation in 2015 for the website the Talkhouse, he told of how Rottländer, now in her fifties, had become a doctor.

If only girls had more characters like Alice to take them on such rich journeys.


Allison Anders is an award-winning film and television writer and director who got her first professional break working for her mentor, Wim Wenders, on his movie
Paris, Texas (1984). Her feature debut was Border Radio (1987), cowritten and codirected with Kurt Voss, and her other film directing credits include Gas, Food Lodging (1992); Mi Vida Loca (My Crazy Life) (1993); and Grace of My Heart (1996). She has directed for such television shows as Sex and the City, The L Word, Men in Trees, Southland, and Orange Is the New Black. She is a professor in the Film and Media Studies Department at the University of California, Santa Barbara.



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The Boys – Seth Rogen ed Evan Goldberg parlano della loro prossima serie tv dopo Preacher

LEGGI ANCHE: Il team di Preacher ed Eric Kripke svilupperanno la serie tv di The Boys per Cinemax

Seth Rogen, Evan Goldberg ed Eric Kripke avranno il duro compito di adattare per il piccolo schermo The Boys, il fumetto scritto da Garth Ennis e disegnato da Darick Robertson (Transmetropolitan), che racconta di un gruppo di black-op finanziati dal governo che ricattano e picchiano dei supereroi che si comportano come dei criminali.
In alcune istanze il materiale è alquanto scabroso, molto più di Preacher sempre basato su un’opera di Ennis, che ha da poco debuttato in televisione in America. THR ha chiesto ai creatori come pensano di affrontare questo materiale, durante una conferenza stampa:

“Ci troviamo in una situazione simile a dove eravamo con Preacher. Adesso che abbiamo convinto tutti di lasciarcelo adattare per la tv, cosa faremo?” si chiede Rogen.

Per Ennis l’adattamento di The Boys sarà più semplice, rispetto a Preacher dal punto della narrazione, non dei contenuti.

“Penso che in termini di trama, sarà più semplice. Penso che sia più lineare”. Ha poi aggiunto che i Marvel Studios hanno spianato gran parte del lavoro. “Dieci anni fa se avessi introdotto The Boys al pubblico generalista, sarebbero rimasti disorientati. Sarebbero stati in grado di identificare alla meglio i rimpiazzi di Batman, Superman, Hulk, forse Spider-Man e Captain America. Ma non oltre quelli. Adesso, 10 anni dopo, con il successo delle varie franchise, il pubblico generalista è stato educato al mondo dei supereroi. Quindi quando arriva un tipo alla Iron Man, sanno chi è. Sarà più semplice”.

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Ennis sottolinea che The Boys è meno realistico di Preacher e la difficoltà sarà farlo bene quanto un film di supereroi. A tutto questo si aggiunge il problema del casting, Billy Butcher descritto come un uomo che parla con una voce simile a Michael Caine, lo scozzese Wee Hughie dalle fattezze di Simon Pegg.
Rogen dichiara di non aver nemmeno considerato la possibilità di assumere Pegg nei panni di Wee Hughie:

“Non l’abbiamo [considerato]. Ho presupposto che è troppo famoso per far parte della nostra serie tv, presumo che voglia essere nella sua serie tv. Ma sarebbe fantastico”.

Rogen aggiunge:

“L’idea di fare qualcosa nel mondo dei supereroi, in un modo più tradizionale, è stato molto interessante per noi. Preacher è un fumetto, ma c’è qualcosa sulle immagini di quel mondo e l’idea di impiantare, provandoci con grande impegno, quel tipo di idea nel nostro mondo… è qualcosa che abbiamo parlato di fare per anni e anni e anni e anni , e non abbiamo mai veramente trovato l’idea giusta. Abbiamo considerato tonnellate di idee simili, e [The Boys] è probabilmente il modo in cui faremo tutto questo”.

Ennis conclude che The Boys rappresenta chi ormai si è stufato dei supereroi, e descrive la premessa dell’opera con queste parole:

“Stufi dei supereroi? Perché noi lo siamo”.

E voi siete stufi dei supereroi?

Fonte THR

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Kirk e Krall ritratti sui nuovi poster di Star Trek Beyond

LEGGI ANCHE: Star Trek: Beyond – Il nostro racconto del Fan Event di Los Angeles!

I protagonisti Star Trek Beyond continuano a venire svelati al pubblico attraverso una serie di poster. Gli ultimi due mostrano l’eroico Kirk e Krall, il villain di questa nuova avventura:

Chris Pine: James T. Kirk

Star Trek Beyond Kirk Teaser Character Poster USA

Idris Elba: Krall

Star Trek Beyond Krall Teaser Character Poster USA

Ritroveremo sull’Enterprise: Chris Pine (James T. Kirk), Zachary Quinto (Spock), Zoe Saldana (Nyota Uhura), Simon Pegg (Montgomery Scott), Karl Urban (Leonard McCoy), John Cho (Hikaru Sulu) e Anton Yelchin (Pavel Chekov).

Star Trek Beyond

Star Trek Beyond è prodotto da Roberto Orci, diretto da Justin Lin (nome legato alla saga di Fast & Furious) e sceneggiato da Pegg e Doug Jung.

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Sharknado, The Asylum e i Film talmente trash da essere diventati Cult

LEGGI ANCHE: I PEGGIORI FILM TRATTI DA VIDEOGIOCHI

La categoria in gergo è detta “Talmente brutti da dover essere visti“. Sono quei film che, a volte volutamente come nel caso della controversa casa di produzione The Asylum, a volte sperando che si riesca a soprassedere sulla bassa qualità e sul basso budget in virtù di altre fantomatiche qualità, a volte in maniera totalmente inspiegabile, vengono prodotti e immessi nel circuito cinematografico nonostante la palese (ai più) carenza di mezzi, di stile, di tecnica, di semplice senso logico. Film che, se iniziamo malauguratamente a guardare per sbaglio, ci tengono incollati allo schermo con un continuo senso di incredulità, al suono di “Non posso credere che lo abbiano fatto davvero“. Ed è subito cult, tam tam sui social e condivisione.

BLACK SHEEP – PECORE ASSASSINE

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Black Sheep è un film di Jonathan King del 2006, un horror che è forse una commedia ma che spiazza per essere girato assolutamente senza (quasi) alcun riferimento comico: l’ironia è data da come le situazioni horror vengono dipinte sullo schermo, ed affrontate in maniera sfacciatamente seria dagli interpreti dei personaggi.
La trama è quella tipica dello zombie-movie, in cui il classico virus zombie creato in laboratorio (per creare pecore geneticamente modificate) colpisce gli ovini trasformandoli in esseri affamati di carne umana. C’è di tutto all’interno: licantropia ovina, sesso zoofilo, scienziati pazzi, pecore autiste di camioncini, battaglie animaliste, agnelli mutanti assassini, flatulenze esplosive e così via.
Ponendosi come una sorta di parodia del genere (ma è difficile esserne sicuri…) il film ha ricevuto sostanzialmente critiche positive. In Italia la Mediafilm ha lanciato la pellicola quasi come una vera e propria comedy, con slogan come “Contare le pecore ti toglierà il sonno!“, “Cielo a pecorelle, sangue a catinelle!” o l’evocativo “Paura lana vergine“.

DENTI

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Denti ricade nella categoria “Credevo di fare un superfilm superserio“. Sconcertante.
Vari siti di settore non riescono a ben identificare la pellicola di Mitchell Lichtenstein del 2007: alcuni lo vedono come un horror, altri come una commedia, altri ancora come un fantasy, o anche come un mix di tutti e tre i generi.
Il film narra le avventure di Dawn, una ragazza che al momento di perdere la verginità con un compagno un po’ troppo violento scoprirà (si, davvero) di avere dei denti all’interno della vagina. Da qui, in una spirale di nonsense sfrenato, la ragazza (all’inizio sconvolta) passerà casualmente di letto in letto tranciando dita e peni a più non posso. Indimenticabile la scena che ritrae la prima visita ginecologica della ragazza: una sorta di omaggio a Lo Squalo (assolutamente da vedere). Come se non bastasse la pellicola sembra quasi voler essere permeata di un senso di rivalsa verso l’annichilimento della femminilità e da una sorta di denuncia contro l’energia nucleare, sottointesa causa della mutazione genetica della ragazza: temi che forse volevano restituire al film una credibilità che la pessima trattazione degli stessi non gli riesce affatto a concedere.

MY NAME IS BRUCE

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Bruce Campbell, famosissimo interprete di film horror-trash (solo ora forse potremmo iniziare a definirli come tali?) come La Casa o Army of Darkness ed oggi presente nei palinsesti nella serie sequel di questi Ash versus Evil Dead (che nel cast conta anche Lucy “Xena” Lawless) è protagonista di questo film ironico ed autoreferenziale che insiste proprio sui ruoli da lui interpretati, giocando (purtroppo in modo pessimo) con il filo che unisce la realtà alla finzione.
Alcuni ragazzini appassionati di B-Movie risvegliano casualmente in un cimitero un demone cinese, Quon-Di. Uno di loro chiederà aiuto all’attore Bruce Campbell (che quindi interpreta proprio sé stesso), suo idolo che inizialmente crederà di partecipare ad una finzione.
Una pellicola tutta cucita sui dissacranti ed eccessivi personaggi di Bruce Campbell, che al di fuori della filmografia dell’attore non ha alcuna ragion d’essere. Ma anche preso con i suoi presupposti, il film realizza poco più di una vanesia autocelebrazione; per tutti i fan di Campbell però My Name is Bruce rappresenta un pilastro insostituibile della storia cinematografica.

SHARKNADO

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Il Re del trash cult. Il film che ha ridefinito il genere, dalla casa di produzione più coraggiosa del momento. Lo studio The Asylum (traduzione: il manicomio) è il padre di “perle” come Mega Shark versus Giant Octopus o Mega Piranha, in cui sono mostri giganti a fare da padroni sullo schermo, o della serie televisiva Z-Nation, che riproponendosi in parte come parodia di The Walking Dead è arrivata ad avere, soppesata dei suoi contenuti volutamente trash, un livello tecnicamente migliore della serie a cui si ispira.
Sharknado racconta le vicende di una cittadina sulla quale si è abbattuto un tornado, che per una tragica fatalità aveva alzato in cielo un branco di squali affamati. In un turbinio di vicende al limite dell’assurdo (o meglio, semplicemente assurde) un gruppo di sopravvissuti guidati da Ian Ziering (il biondo Steve di Beverly Hills 90210) riesce ad arrivare indenne alla fine della giornata.
Il film ha avuto due seguiti ed un quarto capitolo è in uscita a luglio.

LEGGI ANCHE: IL CAST DI SHARKNADO 4

Oltre ai principali film qui citati, scavando solo leggermente più a fondo potremmo trovare altri esponenti di spicco del genere: da Yado, una poverissima trasposizione della Red Sonja (con Brigitte Nielsen)della Marvel Comics, al Chicken Park di Jerry Calà che fa il verso al Jurassic Park di Spielberg, ad Avengers Grimm ancora della The Asylum dove le principesse delle fiabe formano una squadra di giustizieri al femminile per fermare un nemico comune, per i fan del trash cult la macchina cinematografica è sempre in estrema attività.
Per fortuna. O purtroppo.

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Suicide Squad – Un promo a tema calcistico presenta le bio dei personaggi

LEGGI ANCHE: Suicide Squad è il film di prossima uscita più chiacchierato su Twitter

L’allenatore dell’Inghilterra, Roy Hodgson ha svelato oggi pomeriggio la lista dei convocati per gli Europei che si giocheranno in Francia, e per festeggiare la notizia l’account Twitter ufficiale inglese della Warner Bros ha deciso di svelare la formazione di un’altra squadra, quella di Amanda Waller ovvero la Suicide Squad.

Il video è accompagnato dalle bio dei personaggi:

killer-croc

Portiere: Killer Croc
Soprannome: The Muscle
Vero nome: Waylon Jones
Bio: guarigione avanzata
Abilità: super forza, super resistenza e super sensi

el-diablo

Difensore: El Diablo
Soprannome: The Hot-Head
Vero nome: Chato Santana
Bio: Perseguitato dalle malefatte del suo passato
Abilità: Pirokinesi

slipknot

Difensore: Slipknot
Soprannome: The Escape Plan
Vero nome: Christopher Weiss
Bio: Un maestro nell’uso della corda, un assassino addestrato
Abilità: maestro delle corde

rick-flagg

Centro: Rick Flag
Soprannome: The Soldier
Vero nome: Richard Flag
Bio: Un soldato fino all’osso, ha l’incarico di tener in linea e dalla sua parte questo gruppo disperato
Abilità: esperto in demolizioni, ttattiche di guerriglia e strategia

Captain-Boomerang

Centro: Captain Boomerang
Soprannome: Short Fuse
Vero nome: Digger Harkness
Bio: uno scavezzacollo australiano, è subdolo, calcolatore e spietato
Abilità: maestro del boomerang

Centro: Captain Boomerang
Soprannome: Short Fuse
Vero nome: Digger Harkness
Bio: uno scavezzacollo australiano, è subdolo, calcolatore e spietato
Abilità: maestro del boomerang

Amanda-Waller

Centrocampo: Amanda Waller
Soprannome: The Skipper
Vero nome: Digger Harkness
Bio: una dura, carriera nello spionaggio americano, fa accadere delle cose brutte alle persone cattive
Abilità: Altamente addestrata in logistica e teoria dei giochi

Joker

Centrocampo: Joker
Soprannome: The Clown Prince of Crime
Bio: il più famoso residente di Arkham
Abilità: la personificazione del caos

Harley-Quinn

Centrocampo: Harley Quinn
Soprannome: Daddy’s lil’ monster
Vero nome: Dr Harleen Quinzel
Bio: una psichiatra che trattava pazienti criminali, malati di mente, fino a quando il Joker ha ribaltato la situazione
Abilità: talentuosa ginnasta, è pazza quanto desiderabile

Katana

Ala sinistra: Katana
Soprannome: The Slicer and Dicer
Vero nome: Tatsu Yamashiro
Bio: un membro della squadra a sangue freddo, aiuta Flag a mantenere gli altri in riga
Abilità: addestrata nell’arte del samurai

Enchantress

Ala destra: Enchantress
Soprannome: The Secret Weapon
Vero nome: June Moone
Bio: posseduta da Enchantress una diafana, eterea, malvagia e bellissima strega, vecchia come il tempo
Abilità: incantare l’opposizione

Deadshot

Attaccante: Deadshot
Soprannome: The Best Marksman in the world
Vero nome: Floyd Layton
Bio: assassino della mafia, con un successo del 100%, segni particolari pistole ai polsi
Abilità: precisione senza pari

Il cast è composto da Will Smith (Floyd Lawton aka Deadshot), Joel Kinnaman (Rick Flagg), Margot Robbie (Harleen Quinzel aka Harley Quinn), Cara Delevingne (June Moone aka Enchantress), Jared Leto (Joker), Jai Courtney (Digger Harkness aka Captain Boomerang), Scott Eastwood, Raymond Olubowale (King Shark), Adewale Akinnuoye-Agbaje (Killer Croc), Viola Davis (Amanda Waller), Karen Fukuhara (Katana), Jim Parrack (Jonny Frost), Adam Beach (Slipknot), Jay Hernandez (El Diablo) e Ike Barinholtz (forse il dottor Hugo Strange).

QUI trovate la nostra guida sul film.

Suicide Squad – Conosciamo da vicino la squadra!

Suicide Squad è diretto da David Ayer che ha rimesso mano allo script di Justin Marks, ispirandosi a Quella sporca dozzina. Prodotto da Dan Lin e Colin Wilson il film uscirà nei cinema italiani il 18 agosto 2016. Qui trovate la pagina facebook ufficiale del film.

Per un quadro generale su tutti i cinecomic DC in uscita fino al 2020, da Suicide Squad al nuovo Lanterna Verde passando per Cyborg, QUI la nostra guida.

Fonte Suicide Squad UK

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Warcraft – L’Inizio domani nelle sale italiane, ecco una nuova clip

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Domani Warcraft – L’Inizio farà il suo debutto nelle sale italiane. Il film è diretto da Duncan Jones, figlio del compianto David Bowie e regista dei riusciti Moon e Source Code, ed è basato sul gioco, fenomeno globale, della Blizzard Entertainment. Possiamo avere un assaggio grazie a questa nuova clip in italiano:

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L’uscita di Warcraft è prevista per l’1 giugno 2016. Il film è diretto da Duncan Jones, figlio del compianto David Bowie e regista dei riusciti Moon e Source Code, ed è stato scritto dallo stesso Jones in collaborazione con Charles Leavitt, Nel cast troveremo Ben Foster, Travis Fimmel, Paula Patton, Toby Kebbell, Rob Kazinsky, Dominic Cooper, Daniel Wu e Clancy Brown. QUI trovate la pagina facebook italiana del film.

Warcraft Poster

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Dopo Eyes Wide Shut, Stanley Kubrick voleva fare dei film su Pinocchio e la battaglia di Montecassino

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A diciassette anni di distanza dalla morte di Stanley Kubrick, continuano ad emergere nuove informazioni sui progetti a cui stava lavorando il filmaker. Durante le riprese del thriller Eyes Wide Shut, Kubrick aveva cominciato a pensare a un film per le famiglie di Pinocchio e uno sulla battaglia di Montecassino, durante la seconda guerra mondiale.

In un’intervista con il quotidiano Guardian, l’amico e assistente personale di Kubrick, Emilio D’Alessandro che trovate in questi giorni al cinema come protagonista del documentario S is for Stanley, ha spiegato:

“Stanley era interessato a fare Pinocchio. Mi aveva mandato a comprare dei libri italiani [su di lui]. Voleva farlo a modo suo, perché così sono stati realizzati così tanti [progetti su] Pinocchio. Voleva fare qualcosa di veramente grande… Ha detto: ‘Sarebbe molto bello se potessi far ridere i bambini e renderli felici facendo questo Pinocchio”.

Il filmaker voleva realizzare una pellicola che i suoi nipotini potessero vedere, D’Alessandro sottolinea come questo progetto sarebbe stato diverso dalla pellicola fantascientifica A.I., progettata da Kubrick negli anni novanta e poi realizzata da Steven Spielberg.

Emilio-D'Alessandro-garage-2

Il secondo progetto riguarda la Battaglia di Montecassino, combattuta da gennaio a maggio del 1944 dalle forze Alleate e le forse armate tedesche (Wehrmacht). Kubrick aveva espresso interesse nella storia della città di Cassino dove era nato D’Alessandro, caposaldo della difesa tedesca, che impegnò i due fronti a oltre 100 giorni di scontri, una situazione che ha ricordato la guerra di trincea della prima guerra mondiale.

“Stanley mi aveva detto che sarebbe stato un film interessante da fare. Mi ha chiesto di procurare cose come… ritagli di giornali e scoprire la distanza tra l’aeroporto e le stazioni dei treni. Aveva un amico che aveva in realtà bombardato Montecassino durante la guerra… E’ orribile ricordare questi giorni. Tutto era stato completamente distrutto.”

L’esperto di Kubrick, Filippo Ulivieri, co-autore con D’Alessandro del libro ‘Stanley Kubrick e me. Trent’anni accanto a lui. Rivelazioni e cronache inedite dell’assistente personale di un genio‘ ha aggiunto:

“Kubrick voleva sapere dei bombardamenti, della distruzione della casa di famiglia di Emilio, la cioccolata che aveva ricevuto dai soldati americani. Aveva anche trovato un aeroporto abbandonato vicino a Cassino e aveva chiesto a Emilio per degli alloggi, probabilmente per il cast e la troupe.”

Fonte The Guardian

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Roma, 6,7,8 giugno 2016 - "30 Spettacoli in 60 Minuti" in scena al Teatro Abarico

Quattro attori in scena, 60 minuti di tempo a disposizione e 30 storie da raccontare. Questa è la sfida da cui parte la prima produzione indipendente di Vox Animi, in collaborazione con l'associazione Rakun Project, che andrà in scena il 6, 7 e 8 giugno 2016 presso il Teatro Abarico di via dei Sabelli a Roma: una corsa contro il tempo per mostrare a teatro tutte le sfaccettature della vita quotidiana, in una successione apparentemente casuale dei meccanismi più profondi dell'esistenza umana.

Una sfida, in realtà, lanciata già quasi trent'anni fa a Chicago dallo scrittore e regista teatrale Greg Allen e raccolta con successo dalla sua innovativa compagnia di attori: con “Too Much Light Makes The Baby Go Blind” (30 Plays in 60 Minutes)© nasce un nuovo format teatrale basato sulla brevità del testo, sull'immediatezza della rappresentazione, sull'onestà dell'interpretazione.

Su questi stessi princìpi il giovane gruppo Vox Animi propone per la prima volta in Italia, con la diretta approvazione del suo creatore, un nuovo genere teatrale che consiste in una successione di 30 “spettacoli” a sé stanti il cui unico filo conduttore è la loro verità. Sospendendo le convenzioni teatrali di personaggio, ambientazione, trama e la separazione fra pubblico e attore, il format mira infatti a rappresentare la vita reale sul palco, ricreando un mondo all'interno del teatro che non presenta nessuna finzione o illusione: il format «non accetta una “sospensione dello scetticismo”, – spiega Greg Allen – non cerca di condurre il pubblico in qualche altro posto, in un'altra epoca insieme ad altre persone. L'idea è di occuparsi di cosa sta succedendo adesso, qui ed ora». Sul palco, quindi, non si susseguono personaggi imprigionati in un'unica trama fittizia, ma stili, pensieri e punti di vista inconsueti eppure realistici sulle relazioni, sulla società e sulla politica del mondo in cui oggi viviamo.

Una finestra sulle dinamiche della vita. Al pubblico la chiave per aprirla.

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EVENTO FACEBOOK "30 SPETTACOLI IN 60 MINUTI – TEATRO ABARICO 6-7-8

GIUGNO 2016": http://ift.tt/1WWKYu1...

CONTATTI: mail: info@30spettacoli60minuti.com

cell. 347-9721944 cell. 349-1429933

Per info e prenotazioni:

Teatro Abarico (via dei Sabelli, 116 - 00185 Roma) tel. 06-98932488 – cell. 3288542849 – mail. info@abarico.it

Sito Ufficiale: www.abarico.it

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Scade il 30 giugno il bando per il Premio AIOM 2016 per il miglior cortometraggio italiano su “Oncologia e Cinema”

Bando Cortometraggi

Premio AIOM 2016 per il miglior cortometraggio di nazionalità italiana “Oncologia e Cinema”

La comunicazione e i mezzi ad essa correlati sono in continua e costante evoluzione, ma il cinema resta un punto fermo nella storia, nella trasmissione di messaggi e tematiche.

Nel mondo complesso dell'oncologia, spesso la cinematografia ha visto come protagonisti medici, pazienti e familiari, che affrontavano sulla scena esperienze traslate dalla vita quotidiana. Come sottolinea il Dr De Fiore “la visione di film ben realizzati può` essere di sostegno nella comprensione di questioni non secondarie e nell'insegnamento di comportamenti e principi bioetici a studenti, specializzandi e personale di nursing oncologico e nel migliorare la relazione tra i curanti e la persona malata, incarnando nei personaggi questioni cliniche ed etiche altrimenti astratte, come cancro e sessualità` e gli effetti collaterali delle terapie. Alcuni film aiutano a riflettere sul senso degli affetti e del vivere, contribuendo a rendere il cancro questione di rilevanza collettiva e sociale.”

AIOM ha già dedicato lo scorso anno durante il congresso nazionale, una Sessione alla comunicazione in Oncologia attraverso la cinematografia e quest'anno la Sessione verrà ampliata ed arricchita con un concorso dedicato.

Durante il congresso Nazionale AIOM 2016 una Giuria eterogenea (formata da figure quali registi, attori, clinici, infermieri, psicologi e pazienti) identificata dal Presidente AIOM premierà il miglior Cortometraggio italiano sul tema “Oncologia e Cinema” e i tre migliori Cortometraggi verranno proiettati e discussi nell'ambito della Sessione dedicata durante il congresso Nazionale AIOM, che si terrà a Roma dal 28 al 30 Ottobre 2016.

Scarica QUI il bando completo di tutte le informazioni

Scarica QUI la scheda di iscrizione da inviare entro e non oltre il 30 giugno 2016



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Total War: Warhammer – La Recensione

Sembra veramente incredibile che le strade di Total War, una delle più amate ed apprezzate serie di strategia videoludica e quella di Warhammer, marchio cult per gli amanti di board games fantasy e non solo, si siano solo incontrati nel 2016. Warhammer ha ricevuto moltissime trasposizioni videoludiche delle sue varie sottoserie ma mai sotto le insegne di Creative Assembly. Ora che finalmente il “matrimonio” si è consumato siamo lieti di parlarvi in dettaglio del risultato.

Un aspetto subito da mettere in evidenza che la struttura su cui si basa il videogame disponibile esclusivamente per PC è quella di Total War. Per chi ancora non avesse avuto il piacere di provare questa splendida serie, spieghiamo subito che il gioco è diviso sostanzialmente in due fasi: troviamo sia battaglie in tempo reale che fasi a turni che fanno da intermezzo. Queste ultime sono fondamentali per seguire al meglio gli aspetti di crescita delle nostre città, potenziare e sviluppare gli eserciti, stringere accordi diplomatici, iniziare guerre guerre e, ovviamente, dar vita a preziose alleanze.

Durante gli scontri in tempo reale invece, schieriamo le nostre truppe sul campo di battaglia, daremo loro ordini in modo diretto e queste si muoveranno all’istante di conseguenza: in base alle nostre abilità tattiche potremo conseguire vittorie devastanti così come cocenti sconfitte.

Con Total War: Warhammer, le meccaniche di gioco hanno raggiunto una complessità e perfezione tali da essere impossibile a descriverle in questa sede: un solo tutorial è tra l’altro insufficiente ed il prologo ci introduce soltanto a quelle che sono le basi di questo mondo virtuale.

In ogni caso, sarà presente anche una voce guida che vi fornirà informazioni fondamentali ogni volta che cliccherete per la prima volta su un’icona o si aprirà un nuovo menù: ma sarà solo con la dedizione e il gioco continuativo che potrete carpire le infinite possibilità che questo gioco offre.

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Come si diceva, nelle fasi a turni dovremo prenderci cura non solo dell’esercito (compreso il morale e la stanchezza) ma anche del nostro popolo: per quanto riguarda il primo, potremo aumentare le nostre risorse sia con l’arruolamento che con l’acquisto di mercenari. Per mantenere un esercito però ci vogliono molti soldi e per recuperarli è necessario tassare il popolo: la moneta che otterremo sarà direttamente proporzionale alla grandezza del nostro impero. Occhio però a non esagerare visto che se non staremo attenti, qualcuno dall’interno potrà provare ad insediare il nostro potere.

Le fazioni presenti nel videogame base (ma è già disponibile un DLC, rilasciato anche come bonus pre-order) sono quattro: Umani, Pelleverde, Nani e Vampiri. Ognuna avrà ovviamente le sue caratteristiche peculiari, i proprio pregi ed i propri difetti e per avere i migliori risultati sul campo di battaglia è importante riuscire a comprenderne più caratteristiche possibili.

Ci permettiamo di consigliarvi di cominciare a giocare con i Nani. Tra le quattro è la più facile da gestire inizialmente e poi con l’esperienza accumulata, sarà tutto più facile anche con le altre razze.

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Se come detto in precedenza la struttura di base rimane quella dei Total War, rispetto agli altri titoli sempre ambientati in realistici contesti storici, in questo caso la presenza della magia cambia un pò le carte in tavola così come una componente da gioco di ruolo molto più sviluppato rispetto al passato, anche per ingraziarsi i fan più “hardcore” di Warhammer.

L’ultima novità per la serie è rappresentata dall’introduzione delle unità volanti che aumentano le variabili da prendere in considerazione quando si scende sul campo di battaglia.

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Il problema maggiore delle uscite precedenti della serie Total War è sempre stato da ricercarsi nelle risorse spropositate che venivano richieste sotto il punto di vista hardware: per fortuna con Warhammer questo aspetto si presenta con minore problematicità, tanto che è possibile farlo girare con un frame rate stabile anche su computer di due o tre anni fa.

Ovviamente è possibile godere appieno dello spettacolo partorito da Creative Assembly solo con macchine di fascia alta: zoomando sulle unità è possibile vedere tutti i dettagli risplendere così come ammirare le fantastiche animazioni: spettacolare vedere centinaia e centinaia di nemici bersagliati dalle frecce che si proteggono sollevando gli scudi, il tutto con un dettaglio grafico che ha dell’incredibile.

Per quanto riguarda infine il sonoro, le musiche di accompagnamento sono epiche al punto giusto ed in perfetta empatia con le monumentali battaglie su schermo mentre la localizzazione in italiano è avvenuta soltanto per l’interfaccia e per i sottotitoli.

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In conclusione, per l’ennesima volta Creative Assembly è riuscita nel compito, apparentemente impossibile, di migliorare una saga che appariva già di per sè quasi perfetta, riuscendo a fare suo l’universo immaginifico di Warhammer per un titolo che saprà accontentare la stragrande maggioranza dei fan di entrambe le saghe. Da consigliare senza esitazioni a tutti gli amanti della strategia e del fantasy.

VOTO: 9

Total War: Warhammer (Gioco per computer)


Prezzo: EUR 59,99
Nuovo da: EUR 49,32 Disponibile
Usato da: Non disponibile
Data di uscita May 24, 2016.

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